CdS, accolto ricorso parafarmacie contro no delle Marche a esecuzione tamponi rapidi

CdS, accolto ricorso parafarmacie contro no delle Marche a esecuzione tamponi rapidi

Roma, 22 settembre – Il Consiglio di Stato ha in parte accolto il ricorso delle parafarmacie (respinto in prima istanza dal Tar Marche, con ordinanza n. 240 del 29 luglio scorso) contro la decisione della Giunta regionale presieduta da Francesco Acquaroli (nella foto) che, revocando un’iniziale delibera autorizzativa, aveva troncato sul nascere l’allargamento dell’esecuzione dei test rapidi nelle parafarmacie delle Marche.

Immediata la reazione degli esercizi di vicinato che, sia attraverso le proprie sigle di rappresentanza (Movimento nazionale liberi farmacisti, Federazione nazionale parafarmacie italiane, Confederazione unitaria delle libere parafarmacie italiane e Unione nazionale farmacisti titolari di sola parafarmacia), sia come singole parafarmacie, si erano opposti davanti al Tribunale amministrativo regionale, per chiedere la sospensiva del provvedimento regionale di revoca della precedente delibera autorizzativa. Richiesta che, però, è stata rigettata dai giudici amministrativi marchigiani con ordinanza n. 240 del 29 luglio 2021. Da qui la decisione dei ricorrenti, rappresentati legalmente dall’avvocato Daniele Granara, professore aggregato di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Genova e di Diritto regionale presso lo stesso ateneo e presso l’Università degli Studi di Urbino, di appellarsi al Consiglio di Stato.

Il supremo consesso amministrativo, con una ordinanza pubblicata ieri (la numero 7994/21), pur non dirimendo la questione, ha parzialmente accolto il ricorso delle parafarmacie, sia pure ai soli fini della “sollecita fissazione dell’udienza di merito dinanzi al Tar”, che ora dovrà dunque sollecitamente pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva del provvedimento di revoca dell’iniziale via libera all’effettuazione dei test antigenici rapidi anti Covid anche nelle parafarmacie. Il Consiglio di Stato ha chiarito due punti ritenuti di grande importanza dai rappresentanti delle parafarmacie. Nel primo, i giudici di Palazzo Spada affermano infatti che i principi portati all’attenzione del Consiglio di Stato “sono rilevanti e necessitano di approfondimento, anche ricorrendo alla Corte di Giustizia Ue, questo perché se a eseguire i test sono laureati come quelli che operano in farmacia e hanno i locali a norma, il diniego mal si giustifica nel corso di una emergenza sanitaria come quella causata dal virus”. Il secondo punto chiarito dal CdS e ritenuto anch’esso di grande rilievo dai ricorrenti è che la decisione di escludere le parafarmacie dall’esecuzione dei tamponi prefigura un possibile danno patrimoniale.

Le sigle delle parafarmacie, in un comunicato diffuso ieri, hanno espresso il loro apprezzamento per l’ordinanza, interpretandola come  “una tappa importante di una battaglia di giustizia e libertà”. Battaglia che, annunciano le associazioni di categoria, “verrà combattuta sino in fondo anche a tutela di tutti quei cittadini che in questi ultimi mesi hanno faticato non poco per poter eseguire un test antigenico”.

“Questo pronunciamento è importante perché il problema è presente in tutte le Regioni italiane” conclude la nota alla stampa delle associazioni delle parafarmacie. “L’augurio è che per agevolare il tracciamento, dopo questa sentenza, in tutte le Regioni sia permesso alle parafarmacie di eseguire i test utilizzando i farmacisti che vi operano a dare il loro contributo nella lotta alla pandemia”.

Resta il fatto che l’ordinanza di ieri del Consiglio di Stato è di fatto interlocutoria e, almeno al momento, non muove le bocce in campo: le parafarmacie  continueranno a non poter effettuare i i tamponi antigenici rapidi e bisognerà attendere che il Tar Marche si pronunci nel merito per sapere come andrà a finire una questione che, come ricordato dalle sigle degli esercizi di vicinato, supera largmanete i confini della Regione presieduta da Acquaroli.

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