Convegno Egualia – Cittadinanzattiva, cronici e accesso a cure: ‘Troppe disuguaglianze’

Convegno Egualia – Cittadinanzattiva, cronici e accesso a cure: ‘Troppe disuguaglianze’

Roma, 24 settembre – Con la pandemia è cresciuta la fiducia degli italiani nel Servizio sanitario nazionale, ma pende la rinuncia ‘forzata’ alle prestazioni sanitarie non Covid nel periodo dell’emergenza. È questo, secondo quanto riferisce una sintesi dell’Ansa, il quadro che emerge dal convegno Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn, organizzato ieri da Egualia, la sigla delle industrie produttrici di farmaci equivalenti e biosimilari, con la partecipazione tra gli altri di Filippo Anelli (presidente FnomCeo), Raffaele Donini (coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni), Nicola Magrini (direttore generale Aifa), Andrea Mandelli (presidente Fofi) e Annamaria Parente, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato.

L’emergenza sanitaria, secondo quanto evidenzia il rapporto di Cittadinanzattiva su Cittadini e cura delle cronicità (una delle indagini presentate nel convegno Egualia, dell’altra condotta da SWG sul rapporto degli italiani con la salute e l’utilizzo dei medicinali riferiamo in un altro articolo), ha ”messo sotto scacco il diritto alla salute. Nella prima fase l’incapacità del Ssn di continuare a rispondere alla domanda di cura dei pazienti ‘non Covid‘ è stata comprensibile ma già dalla seconda ondata è risultata ingiustificabile”. L’analisi di Cittadinanzattiva muove dai dati raccolti da più fonti: un calo del 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche; 2 milioni in meno di prestazioni indifferibili (-7%); 1,3 milioni di ricoveri in meno (-17% ), con un 13% in meno di ricoveri in chirurgia oncologica e un 20% in meno di ricoveri in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico.

Uno dei focus del rapporto è dedicato in particolare alle patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche che hanno visto, secondo dati Iqvia, una riduzione del 13% delle nuove diagnosi, delle visite specialistiche del 31%, delle richieste di esami specialistici del 23% e di accesso a nuovi trattamenti del 10%.

“Ora è necessario cambiare passo – ha sottolineato  il segretario generale di Cittadinanzattiva Annalisa Mandorino (nella foto). “Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non Covid con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini. Le risorse a disposizione delle Regioni per recuperare i ritardi devono essere utilizzate al più presto e non dirottate per altri scopi”.

Nove le proposte civiche per riaprire l’accesso al Servizio sanitario nazionale: tra queste per le liste d’attesa prevedere un piano nazionale di recupero invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi e i criteri operativi adottati, poi ripensare gli screening, potenziandone la capacità di erogazione dei programmi e per quanto riguarda il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, gestire le risorse avviando un Risultato immagine per enrique hausermannprocesso “partecipativo e su più fasi”. Infine, la telemedicina, promuovendo una governance nazionale delle iniziative, l’assistenza territoriale e domiciliare.

“È necessario recuperare la dimensione umana delle cure”  ha spiegato Enrique Häusermann, presidente di Egualia (nella foto“e per farlo occorre cogliere appieno l’opportunità del Pnrr,  rimuovendo in primo luogo le gravi disomogeneità regionali esistenti da decenni e ricordando per gli anni a venire tutti i cattivi frutti che la politica dei tagli lineari ha fatto emergere in occasione della pandemia”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi