Rinnovo Ccnl, farmacie.blog: “Passaggio alla sanità? Capiamo prima di che si parla…”

Rinnovo Ccnl, farmacie.blog: “Passaggio alla sanità? Capiamo prima di che si parla…”

Roma, 27 settembre – Meritano certamente attenzione le considerazioni che farmacie.blog, il sito di informazione, confronto e discussione aperto qualche anno fa per i lavoratori del settore farmacie dalla Filcams Cgil, ha proposto in un post pubblicato ieri , domenica 26 settembre. Un disclaimer avverte in premessa, a scanso di equivoci, che le opinioni espresse nel lungo articolo non sono attribuibili alla sigla sindacali, ma ai redattori che animano il sito, come “contributo informativo ai colleghi che vogliono capirne di più per orientarsi nella discussione che in questi giorni ferve nei farmagruppi social, senza che questo rappresenti in alcun modo un posizionamento politico o un intervento nel dibattito attribuibile al sindacato di cui facciamo (sempre orgogliosamente) parte”. Sembra un po’ il classico mettere le mani avanti per non cadere indietro, ma tant’è: diciamo che certe cautele, come quelle del “dico e non dico”, fanno parte ormai da tempo immemorabile, nel bene e nel male,

Cosa dicono, dunque, a proposito delle polemiche infuocate sull’accordo di rinnovo sottoscritto dalle sigle confederali con Federfarma, contro il quale si è rovesciato uno tsunami di critiche, a partire da quella di non aver ancora sancito il riconoscimento della professione del farmacista come professione sanitaria, spostando di conseguenza la cornice di contrattazione dal comparto commercio a quello della sanità?

La redazione di farmacie.blog parte proprio da qui, da una critica che ingenera confusione, non si sa se volutamente o solo “per superficialità o per la completa inesperienza nella contrattazione”. Si parte dunque dauna ricognizione dell’evoluzione del lavoro in farmacia seguita all’approvazione della legge sulla “farmacia dei servizi” del 2010, che ha innegabilmente aperto molte possibilità per l’esecuzione di prestazioni sanitarie di prima istanza in farmacia, l’autoanalisi, la telemedicina. Possibilità che, scrive farmacie.blog, l’emergenza sanitaria dovuta a Covid ha poi notevolmente ampliato: “le nostre mansioni professionali sono state via via ampliate con interventi normativi successivi, dall’autoanalisi che non è più autoanalisi prevedendo ora un ruolo attivo del farmacista, ai prelievi coi tamponi nasali, all’inoculo dei vaccini anti Covid. La dispensazione del farmaco era già comunque un atto sanitario (vedi Codice deontologico), così come il farmacista era già riconosciuto dalla legge a tutti gli effetti come professionista sanitario”.

Ora, per quanto comprensibile possa essere la richiesta – sic stantibus rebus – di “pretendere” che il contratto transiti in area sanitaria (con il corollario che, se questo non avviene, è anche colpa dell’arrendevolezza dei sindacati), farmacie.blog argomenta che il passaggio dal contratto del commercio a quello della sanità non è una faccenda molto semplice. “La farmacia eroga il servizio essenziale della dispensazione dei farmaci sul territorio, in convenzione (scaduta da anni) con il Ssn, ma la sua classificazione Ateco come attività economica è 47.73.10, ‘commercio al dettaglio di medicinali in esercizi specializzati’. Il farmacista, dunque” scrivono i redattori del sito “è un professionista sanitario che lavora in un negozio, per quanto specializzato, e manca un riferimento giuridico che classifichi la farmacia come struttura pienamente sanitaria. Il quadro normativo non è a disposizione delle parti al tavolo contrattuale. Il contratto comunque non è, non è mai stato e non sarà stavolta il ‘contratto del commercio’, è sempre e solo il contratto delle farmacie, che descrive pienamente queste strutture e chi ci lavora dentro, con un’associazione datoriale che rappresenta solo titolari di farmacie”.

“Il Cnel lo classifica tra i contratti del commercio solo per la classificazione Ateco del luogo di lavoro farmacia” conclude sul punto farmacie.blog.  “Se l’evoluzione della farmacia italiana nei prossimi anni confermerà il ruolo strategico che le farmacie e i farmacisti hanno avuto nell’assistenza sanitaria sul territorio nel corso della pandemia, può darsi che il cambiamento di classificazione della farmacia sia alla portata, e di lì potrebbe discendere il cambiamento di classificazione del contratto di lavoro. Al momento comunque nessuna forza politica propone o porta avanti un cambiamento del quadro normativo in questa direzione”.

Ma questo, per farmacie.blog, è solo il primo aspetto della questione. Un altro, non meno decisivo, è quello che non è assolutamente pacifico né scontato quale debba essere il campo della sanità al quale guardare per il Cnnl farmacie: quello della sanità pubblica? O della sanità privata? “Nell’ipotesi in cui la farmacia venisse classificata come struttura pienamente sanitaria, sarebbe comunque una struttura erogatrice di servizi, come sono già adesso gli studi medici, le cliniche odontoiatriche, i laboratori di analisi (tutti codici Ateco che iniziano con 86., il codice delle strutture sanitarie), e non una struttura con ricoveri” scrivono i redattori di farmacie.blog, precisando subito dopo che “Il contratto di lavoro della sanità privata, a cui alcuni guardano, ha come campo di applicazione le strutture di degenza e riabilitazione, cioè le cliniche, e l’inquadramento che ha il farmacista in quel contratto riguarda mansioni diverse da quelle che si fanno in una farmacia, più simili a quelle del farmacista ospedaliero, così come la struttura della retribuzione, le indennità, la gestione dei turni e degli orari. È anche utile ricordare che contratto della sanità privata (Aris/Aiop le associazioni datoriali) è stato rinnovato nel 2020 dopo 13 anni dall’ultimo rinnovo”.

Cosa cambierebbe quindi  col passaggio al contratto sanitario, so chiede retoricamente farmacie,blog? Atteso che un contratto si fa tra le parti, e la parte che rappresenta le farmacie private è e rimane Federfarma  (e non Aris o Aiop), è difficile immaginare che il sindacato dei titolari di farmacia  “accetti di applicare un contratto nazionale fatto da altri soggetti contrattuali che gestiscono strutture e staff completamente diversi, rinunciando alla propria autonomia. Se cambiasse la classificazione della farmacia in struttura erogatrice di servizi sanitari, sempre i titolari di farmacia ci dovrebbero pagare gli stipendi, e sempre con Federfarma andrebbe scritto il contratto nazionale di lavoro” scrive farmacie.blog. “E per firmare un accordo contrattuale non basta una piattaforma bellissima dove chiedere ‘tutto quello che ci meritiamo’, bisogna poi trovare mediazioni tra le parti che entrambe considerino accettabili, oltre che misurare quando necessario anche i rapporti di forza, che si concretizzano nella partecipazione attiva alle iniziative sindacali e non col numero di contatti su Facebook”.

Questa è la realtà, secondo il sito della Filcams Cgil, ed è alla luce di questa che andrebbe considerato l’accordo di rinnovo siglato con Federfarma a otto anni dalla scadenza del precedente contratto. Probabilmente si valuterebbe con occhi diversi  la remunerazione aggiuntiva per il 2021-2022, un aumento abellare (che comunque viene erogato tutto a inizio vigenza, per un aumento mensile di 80 euro, nel triennio 3600 euro, al livello base del collaboratore) e anche l’inserimento del nuovo inquadramento Q2 per il collaboratore responsabile in autonomia di almeno un servizio o che coordina i servizi (7000 euro di aumento nel triennio, cioè 80+70 = 150 euro al mese). Ma acquisterebbero anche un diverso spessore i  2 euro per ogni vaccino come incentivo aggiuntivo alla paga oraria (che per la prima volta remunerano l’atto professionale), l’assistenza sanitaria integrativa che colma una carenza del nostro welfare (al riguardo, farmacie.blog precisa che “Emapi copre solo i grandi interventi, giammai una visita specialistica, e comunque è solo per i farmacisti e non per tutti quelli che lavorano in farmacia”) e gli stessi Comitati Covid e l’Osservatorio nazionale, “che colmano un’altra lacuna sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Il concetto, insomma, è che più di così al momento davvero non si poteva ottenere, se non a rischio di prolungare sine  die una trattativa già lunghissima: “Chi in questi giorni commenta ‘se non c’è il passaggio al contratto sanitario meglio nessun rinnovo’, forse non si rende conto che si ripartirebbe dal medesimo contesto normativo, con la stessa controparte e senza avere niente di nuovo in mano, con un contratto scaduto nel 2013 e Federfarma che dichiarava ‘Vi diamo 80 euro di aumento in tutto, ma via le 40 ore di permessi, per tutti’ (posizione che hanno mantenuto al tavolo fino a un paio di mesi fa)” spiegano i redattori di  farmacie.blog, per poi concludere che  “questo rinnovo contrattuale va guardato con attenzione da noi collaboratori, per valutarlo con la testa e non con la pancia, e valorizzato per gli elementi nuovi che sono stati inseriti riguardo alla valorizzazione della professionalità che chiedevamo da anni (il livello Q2 e la prima remunerazione diretta di un atto professionale) e per gli strumenti contrattuali (Commissione inquadramenti e Comitati Covid/Osservatorio) che danno la possibilità di costruire in prospettiva, con un lavoro sindacale costante e operativo da ora al 2024 che richiede partecipazione attiva da parte di noi collaboratori, tramite i nostri sindacati che prendono parte a questi tavoli”.

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