Sinasfa: “Ccnl, partita non ancora chiusa, il rifiuto di fare vaccini e tamponi può riaprirla”

Sinasfa: “Ccnl, partita non ancora chiusa, il rifiuto di fare vaccini e tamponi può riaprirla”

Roma, 27 settembre – “Forse è ora di tornare a usare la logica e riscoprire il principio di realtà: come si può affermare soddisfatti, come ha fatto il presidente di Federfarma, che tamponi e vaccini hanno dato un grande impulso all’occupazione in farmacia, ammettendo così implicitamente che gli affari delle farmacie vanno più che bene, e però al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto dei collaboratori imporre un’ipotesi d’accordo che calpesta la dignità di dipendenti che – per inciso – sono colleghi laureati e iscritti al medesimo Ordine professionale? Ognuno, di fronte alla schizofrenia di questi comportamenti, potrà trarre le sue conclusioni ed esprimere, se lo riterrà, i suoi giudizi morali. Sinasfa, da parte sua, si limita a trarre dall’improntitudine di certe dichiarazioni ulteriori motivazioni per combattere quella che – in questo momento – è la madre di tutte le battaglie: il rifiuto, da parte dei farmacisti collaboratori, di fare tutto quanto non siamo obbligati a fare, partendo dai vaccini contro l’influenza e dai tamponi. Se ci sono i soldi per assumere altri colleghi e aumentare il fatturato delle farmacie, non si capisce davvero come possano mancare per riconoscere un contratto migliore di quello, vergognoso, che purtroppo i sindacati confederali hanno accettato di sottoscrivere”.

Interpellato dal nostro giornale, Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (nella foto), è un autentico fiume in piena: “Tamponi e vaccini hanno portato e porteranno tanti soldi nelle casse delle farmacie, e non possiamo che esserne lieti” afferma Imperadrice. “Ma troviamo assolutamente inaccettabile che a noi collaboratori, che poi siamo coloro che si sobbarcano l’impegno di fornire quelle prestazioni, non venga riconosciuto in sede contrattuale quanto ci è dovuto, a partire dal passaggio dal comparto commercio a quello sanità. Siamo stufi di essere considerati professionisti sanitari a giorni alterni: sì quando ci viene appunto richiesto di fare vaccini e tamponi, accollandoci tutte le responsabilità del caso, e no, invece, quando si tratta di riconoscerci stipendi decorosi e istituti contrattuali, a partire dai permessi, rispettosi delle più basilari esigenze di vita di un lavoratore”.

Le dichiarazioni di Cossolo sugli effetti benefici di tamponi e vaccini sull’economia delle farmacie hanno evidentemente toccato un nervo scoperto tra i collaboratori, r in particolare all’interno di Sinasfa, sindacato autonomo deciso a  non arretrare nemmeno di un millimetro sulla vicenda contratto che – afferma Imperadrice – “Federfarma sembra voler dare già per definitivamente chiusa,  ma che per noi chiusa ancora non è”.

“Se, come sono certo, noi collaboratori saremo capaci di uno scatto d’orgoglio e ci rifiuteremo di fare i vaccini per l’influenza e i tamponi, finiremo per far ridiscutere un accordo che migliaia di colleghi hanno già definito vergognoso” sostiene il presidente di Sinasfa. “Per dimostrare che non intendiamo accettare questo accordo non c’è forma di protesta più incisiva che quella di rifiutare di fare tutto quanto non siamo obbligati a fare. Ci diano quello che ci spetta, ci cambino comparto e siamo certi che i primi a guadagnarci saranno i titolari e l’immagine della farmacia, dimostrando anche una lungimiranza che fin qui ha clamorosamente latitato”.”

“Sono convinto che se la maggior parte dei collaboratori lotterà per i propri diritti rifiutandosi di fare vaccini e tamponi,  metteremo le farmacie nella condizione di non poter dare ai cittadini i servizi che – vendendo la pelle dell’orso prima di averlo catturato – hanno annunciato con enfasi perfino eccessiva” afferma ancora Imperadrice. “In questo modo susciteremo attenzione e forse riusciremo a far notizia su giornali e telegiornali, spiegando le nostre ragioni, facendo conoscere e denunciando la reale condizione di indigenza dei farmacisti collaboratori alla popolazione che oggi ci inquadra tra quei professionisti che percepiscono compensi da èlite. È fondamentale far conoscere all’opinione pubblica i punti salienti dell’ipotesi di accordo e i diritti negati ai futuri farmacisti sui permessi“.

“Dobbiamo aggregarci, coordinarci e riuscire a comunicare il più possibile tra di noi, ognuno deve fare la propria parte, cominciando con la condivisione delle notizie” conclude il presidente di Sinasfa, ribadendo tutta la volontà e l’impegno del sindacato a combattere fino in fondo questa battaglia e chiedendo ai  colleghi collaboratori la più larga partecipazione possibile. “Se ci crederemo, se ci impegneremo, se sapremo convogliare nel modo giusto la nostra rabbia e le nostre energie, potremo cominciare un nuovo percorso, il cui inizio non può che essere il riconoscimento di diritti che qualcuno pretende – stoltamente e a suo stesso danno – di calpestare”. 

 

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