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lunedì 9 Febbraio 2026
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Gli esperti: “Prezzi tamponi, né rincari né ribassi, vale il protocollo Governo-farmacie”

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Roma, 30 settembre – Continua a far discutere la questione dei tamponi in farmacia, un servizio indubbiamente prezioso, vista la necessità di continuare a fronteggiare senza cedimenti l’emergenza pandemica, soprattutto in un momento delicato come la riapertura delle scuole e l’annunciato allentamento delle misure che avevano costretto tutta una serie di attività (come quelle sportive, ricreative e culturali) a severe restrizioni per ragioni di sanità pubblica.

Mentre all’interno della farmacia si discute animatamente su pro e contro di un servizio che – questa la calda e convinta raccomandazione delle sigle professionali e sindacali –  deve essere assicurato ai cittadini, anche al fine di confermare il ruolo delle farmacie di presidio sanitario di primo e più agevole accesso, sempre a disposizioni dei bisogni di salute dei cittadini, non sono pochi i titolari di farmacia che protestano per gli effetti perversi prodotti in questi ultimi giorni dall’aumento esponenziale della richiesta di tamponi (peraltro da effettuare al prezzo calmierato imposto dalle recenti norme governative e dal protocollo d’intesa sottoscritto a inizio dello scorso mese di agosto da Governo e sigle più rappresentative delle farmacie).

I lamenti dei farmacisti riguardano in particolare la grande confusione che ancora si registra tra i cittadini in maniera di tamponi rapidi, la cui richiesta è aumentata esponenzialmente. anche a causa delle moltissime richieste che arrivano da chi necessita della certificazione verde ma non si è ancora vaccinato né ha intenzione di farlo. Un fenomeno che – come hanno pubblicamente sottolineato anche alcuni dirigenti di categoria – produce criticità sul piano organizzativo, a causa di una domanda ormai superiore alla capacità di risposta, come denuncia a un giornale di settore il presidente di Federfarma Friuli-Venezia Giulia Luca Degrassi, che manifesta anche i suoi timori per quanto potrà accaderetra due settimane, dal 15 ottobre in poi, quando – stima il rappresentante dei titolari friulani – “la domanda sarà 10 volte superiore a quella attuale “.

Già ora, in ogni caso, sono sempre di più coloro che entrano in farmacia “pretendendo” il tampone, che anche per colpa di una comunicazione contraddittoria e in non pochi casi approssimativa, viene percepito da chi ne ha bisogno come un servizio che la farmacia è obbligatoriamente tenuta ad assicurare. Le discussioni con i moltissimi cittadini che si oppongono ai vaccini e ai stessi green pass, salvo poi esigere il tampone per poter andare a lavorare o anche solo alla partita o a cena al ristorante con gli amici, sono all’ordine del giorno e non di rado sfiancanti, non essendo chiaro a gran parte degli italiani che effettuare i tamponi non è un servizio banale e accessorio, ma esige un’organizzazione e investimenti specifici, oltre alla possibilità di poter essere effettuato in spazi separati dal normale flusso di clienti. Cosa che più conta, anche se diverse migliaia di farmacie  hanno deciso su base volontaria di dare il servizio, non esiste alcun obbligo di legge che imponga a questi presidi di effettuare i tamponi. Un punto, questo, che a ampi strati del pubblico risulta ancora del tutto ignoto.

Del resto, non mancano le perplessità nemmeno all’interno della categoria, soprattutto dopo la “stretta” disposta dal governo con il secondo decreto sul green pass (il n. 127/2021), che ha chiarito in particolare gli aspetti relativi Risultato immagine per tarabusi e trombettaal prezzo calmierato dei tamponi che le farmacie aderenti al servizio sono tenute ad osservare, pena pesanti sanzioni. Sul punto, hanno offerto un contributo sulle colonne de Il Sole 24 Ore Marcello Tarabusi e Gianni Trombetta (nella foto), commercialisti dello Studio Guandalini di Bologna ben noti alle cronache di settore, in un articolo pubblicato a loro firma il 28 settembre.

Tarabusi e Trombetta ricordano, in primo luogo, che le farmacie che hanno scelto di effettuare i tamponi sono tenute ad assicurare sino al 31 dicembre 2021, ai sensi del già richiamato decreto n. 127/2021, “la somministrazione di test antigenici rapidi per la rilevazione  di antigena Sars Cov 2 (…) secondo le modalità e i prezzi previsti nel protocollo d’intesa (…). In caso di inosservanza  della disposizione di cui al presente comma, si applica la sanzione amministrativa del pagamento da mille a 10mila euro e il Prefetto (…) può disporre l chiusura dell’attività per una durata non superiore ai cinque giorni”. In caso di inosservanza, le sanzioni sono molto severe: da mille a 10mila euro e chiusura dell’esercizio fino a cinque giorni.

La sanzione – scrivono i due esperti –  “scatta non solo per il prezzo più alto, ma anche con sconti e riduzioni”, intervenendo così su un’altra querelle che in questi questi giorni ha molto agitato il mondo delle farmacie, relativa alle iniziativa “promozionali” di quegli esercizi che offrono i tamponi rapidi a prezzi inferiori di quelli fissati dal governo e concordati con le sigle di categoria nel protocollo d’intesa previsto dal decreto n. 105/2021 (primo decreto green pass), stipulato tra il Commissario straordinario per l’emergenza Covid, d’intesa con il ministro della Salute e le farmacie e poi siglato il 5 agosto scorso. I prezzi calmierati previsti sono ben noti:  15 euro per i tamponi validi ai fini del green pass, che scendono per i minori tra i 12 e i 18 anni a 8 euro, con l’utente che paga solo 8 euro, mentre gli altri 7 euro sono coperti da un contributo pubblico liquidato alla farmacia. Per i maggiorenni,  il prezzo di 15 euro è invece tutto a carico del cittadino.

Tarabusi e Trombetta precisano che il prezzo calmierato, con il nuovo decreto, diventa di fatto un prezzo imposto e come tale “vincolante per tutte le farmacie, a pena di severe sanzioni”. Al riguardo, i due esperti hanno però cura di precisare che, “contrariamente ad alcune letture frettolose (…) il nuovo decreto non impone fatto alle farmacie di erogare i tamponi: la scelta di attivare il servizio è libera e individuale, ma chi decide di farlo dovrà attenersi, fino al 31 dicembre 2021 (e salvo proroghe) al prezzo imposto”.

Non tutte le farmacie, dunque, sono tenute ad assicurare il servizio a quel prezzo, ma solo quelle “di cui all’articolo 1, commi 418  e 419” della legge di bilancio 2021: le disposizioni specificamente richiamate  prevedono che tamponi e test sierologici, scrivono infatti Tarabusi e Trombetta,  “possono (e non debbono) essere eseguiti anche presso le farmacie aperte al pubblico dotate di spazi idonei”. Quindi non vi è alcun obbligo di attivare il servizio.

“Il provvedimento bilancia quindi perfettamente i valori costituzionali rilevanti” concludono i due esperti bolognesi. “Le farmacie conservano la libertà di iniziativa economica, ma in nome dell’utilità sociale e della salute pubblica viene temporaneamente imposto un prezzo calmierato”. Questa imposizione. osservano, – a differenza dell’ordinanza sulle mascherine, calata dall’alto nella primavera del 2020 “non è irragionevole, perché il prezzo non è stabilito unilateralmente ma negoziato con le parti sociali tenendo conto, nel protocollo d’intesa, dei costi di approvvigionamento, del materiale di consumo occorrente (guanti, camici, Dpi), degli oneri di logistica, di rilascio delle certificazioni verdi Covid 19 e di ogni altro onere accessorio strettamente connesso all’esecuzione della prestazione, nonché dell’atto professionale di somministrazione ed effettuazione del test antigenico rapido”.

Una posizione, quella di Tarabusi e Trombetta, sulla quale vi è chi dissente apertamente, come il presidente dell’Associazione scientifica farmacisti italiani, Maurizio Cini:  “Il calmiere è il provvedimento col quale l’autorità dispone il prezzo massimo di un prodotto” scrive il presidente Asfi in un commento su Facebook.  “Lo Stato deve invece gradire lo sconto perché lo stato deve favorire il cittadino. Se così non fosse ci troveremmo davanti all’ennesimo tentativo di scoraggiare il green pass da tampone per invitare alla vaccinazione”.

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