Relazione annuale Antitrust, non mancano i segnali di attenzione al mondo farmacia

Relazione annuale Antitrust, non mancano i segnali di attenzione al mondo farmacia

Roma, 1 ottobre – Al solito, non mancano davvero gli spunti di interesse, nella relazione annuale dell’Antitrust  presentata il 29 settembre nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, una delle sedi del Senato. Il timing del documento, illustrato alle istituzioni  a inizio autunno, proprio alla vigilia della presentazione della legge annuale sulla concorrenza che il premier Mario Draghi ha annunciato per ottobre e che costituisce uno dei pilastri delle riforme da attuare per assicurare i fondi europei del Next Generation EU al Piano italiano di ripresa e resilienza, non è ovviamente casuale. La relazione è infatti lo strumento con il quale  l’Autorità garante per il mercato e la concorrenza presieduta da Roberto Rustichelli (nella foto) assolve alla funzione di fornire alle istituzioni un contributo – a un tempo analitico, critico e propositivo – utile a formulare politiche economiche e di mercato coerenti con la necessità di favorire le dinamiche di mercato, la competitività e la concorrenza, a tutto vantaggio dei consumatori.

Proprio questi ultimi – in particolare, la difesa dei loro diritti, uno dei terreni o su cui si gioca gran parte della sfida sulla concorrenza- sono stati il filo rosso della relazione di quest’anno. “Dal 1 gennaio 2020 al 31 luglio 2021 l’Autorità ha comminato sanzioni complessive pari a 627 milioni di euro, di cui 496 milioni in materia di tutela della concorrenza e 131 milioni in materia di tutela del consumatore” ha  riferito  Rustichelli, che nella relazione affrontano tutti i temi rilevanti, dal dumping fiscale al tema, importante, dell’equità nei mercati digitali, all’attuazione del Pnrr. “Occorre riconoscere che le incognite sulla attuazione del Piano sono molte, a partire da un quadro normativo ipertrofico che fa da freno agli investimenti”, come dimostra il tempo medio di attuazione delle opere pubbliche di valore superiore ai 50 milioni: ben 14 anni servono in Italia per completarle.

Nell’anno della pandemia, l’Antitrust ha spinto sulla tutela dei consumatori, “consapevole che la diffusione del contagio richiedeva di reprimere prontamente ogni sfruttamento opportunistico della crisi”. Settori di intervento: sanità e credito, soprattutto, ma anche acqua, elettricità e gas per le pratiche commerciali aggressive. E ha orientato la propria attività al pragmatismo. E così, per esempio, ha ottenuto “il riconoscimento di ristori a beneficio di oltre 580 mila consumatori, per un importo complessivo restituito superiore ai 34 milioni di euro” ha spiegato il presidente dell’Agcm. Una procedura, ha detto Rustichelli, a volte anche più pervasiva ed efficace delle stesse sanzioni.

Molti i nomi eccellenti finiti sotto i colpi dell’Autorità e sanzionati pesantemente per condotte lesive della concorrenza. Rustichelli ha voluto ricordare i 116 milioni inflitti a Tim, colpevole di aver posto in atto condotte tali da  “ritardare lo sviluppo della fibra nella sua forma più innovativa, ovvero l’Ftth, proprio nelle aree dove, in assenza di sussidi, il mercato non realizzerebbe l’infrastrutturazione innovativa, con grave pregiudizio al processo di digitalizzazione del Paese”.  Il presidente dell’Autorità ha quindi citato i “102 milioni di euro un abuso di posizione dominante da parte di Google, consistente nel non aver consentito l’interoperabilità dell’app JuicePass di Enel X Italia con il sistema Android Auto”. Con l’aggravante che “la condotta di Google, volta a favorire la propria app Google Maps, si prestava, tra l’altro, a influenzare negativamente lo sviluppo della mobilità elettrica nella fase cruciale del suo avvio”.

Nella lista dei cattivi anche Poste italiane, punita con una multa da 11 milioni di euro (spiccioli, rispetto a Tim e Google)  per clausole “ingiustificatamente gravose nei confronti di un concorrente”. Nel settore degli spettacoli, sanzione di 10 milioni a Ticketone, mentre al consorzio per il riciclo del Pet è stata comminata una sanzione da 25 milioni per “un abuso volto ad escludere un consorzio concorrente che aveva introdotto un sistema di riciclo alternativo e innovativo”. Colpisce l’attenzione che Agcm riserva ai mercati digitali, con tre istruttorie ancora aperte nei confronti di Google, di Amazon e ancora di Apple e Amazon insieme. E, nell’anno della pandemia (la relazione si riferisce al 2020), sono stati praticamente inevitabili i procedimenti svolti nei confronti di alcuni importanti marketplace (Amazon, eBay e Wish), volti ad accertare profili di scorrettezza delle offerte, pubblicate da venditori terzi sulle relative piattaforme, riguardanti la commercializzazione online di prodotti igienizzanti/disinfettanti per le mani, mascherine e altri Dpi e altri prodotti igienico-sanitari e/o kit per l’autodiagnosi. Esemplari, al riguardo, i provvedimenti di oscuramento disposti nei confronti di alcuni siti internet colpevoli di aver messo  in vendita Kaletra,  farmaco antivirale per il trattamento delle infezioni da Hiv spacciato fraudolentemente come rimedio anti-Covid.

Non mancano i segnali di attenzione al settore delle farmacie. Tra tutti, si segnalano il via libera all’accordo l’accordo stipulato da farmacie e parafarmacie con il Commissario straordinario per l’emergenza Covid volto  all’acquisto congiunto di mascherine chirurgiche e alla loro ripartizione pro-quota al prezzo negoziato con i fornitori. Accordo, come si ricorderà, che l’Agcm  ritenneo compatibile con le norme sulla concorrenza. Non meno rilevanti, nel marzo 2010, le osservazioni in merito alla legge di Bilancio, con la bacchettata sulle dita a proposito della sperimentazione della farmacia dei servizi: il parere di Agcm è che essa potrebbe favorire “un’ingiustificata restrizione della concorrenza” nel momento in cui non venissero inclusi nella sperimentazione, “con tutte le garanzie prescritte dalla legge”, anche gli esercizi commerciali abilitati alla vendita al pubblico dei medicinali Sop e Otc, ovvero le parafarmacie. Che, comprensibilmente, all’epoca esultarono per il parere dell’Antitrust, che peraltro non ha fin qui prodotto alcun esito.

Gli esercizi di vicinato, però – lo conferma il contenzioso (cfr. RIFday del 22 settembre)  arrivato fino al Consiglio di Stato – non hanno alcuna intenzione di demordere, come dimostra proprio il ricorso opposto alla decisione della Regione Marche di ritrattare sul nascere, alla fine dello scorso mese di luglio, l’iniziale delibera autorizzativa che allargava l’esecuzione dei test rapidi nelle parafarmacie del territorio regionale. La questione è ancora aperta e, dopo l’intervento del CdS, il Tar Marche – che si era limitato a respingere il ricorso delle parafarmacie, che chiedevano la sospensiva del provvedimento con il quale la Giunta regionale aveva fatto marcia indietro rispetto al sì ai tamponi nei loro esercizi – dovrà ora sollecitamente pronunciarsi nel merito.

Da ultimo, ma non ultime, vanno ricordate le proposte inviate al governo nel marzo del 2021 per “valorizzare il contributo che la concorrenza può offrire per riprendere tempestivamente il sentiero della crescita”. Tra di esse ve n’erano anche alcune espressamente dedicate al settore del farmaco, come l’invito a considerare l’abolizione delle norme che impediscono al farmacista di utilizzare principi attivi di produzione industriale per la realizzazione dei farmaci galenici e quella della disposizione che obbliga i distributori intermedi a detenere almeno il 90% delle specialità rimborsate dal Ssn.

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