Concordato, fisso o massimo? Tarabusi e Trombetta tornano sul prezzo dei tamponi

Concordato, fisso o massimo? Tarabusi e Trombetta tornano sul prezzo dei tamponi

Roma, 8 ottobre – Mentre ancora nel mondo della farmacia sono in molti a non avere chiare le idee sul prezzo calmierato dei tamponi e oscillano tra il concetto di prezzo fisso (e come tale non modificabile verso l’alto ma nemmeno verso il basso) e prezzo massimo (ovvero soglia che non può essere superata, ma sotto la quale si può ovviamente andare), le discussioni sulle piattaforme social di categoria si stanno progressivamente spostando dalla sfera delle legittimità a quella della opportunità, per l’immagine di farmacia e farmacisti, di fare sconti sulla effettuazione dei tamponi.

Un tema caldo, anzi caldissimo, che inevitabilmente spacca la professione, con una netta prevalenza – per quanto è possibile registrare – di titolari  (si presume) che censurano (eufemismo) gli “scontisti”, accusandoli di operare seguendo logiche commerciali che finiranno inevitabilmente per snaturare l’immagine della farmacia professionale, omologandola a un negozio, ma che lascia anche praterie immense per i commenti di chi osserva che c’è qualcosa che decisamente non torna e pone un interrogativo cruciale alle dirigenze professionali e sindacali di categoria: come mai le farmacie trovano risorse per  fare sconti rilevanti sui tamponi antigenici (sulle piattaforme di categoria è quasi virale la foto del cartello pubblicitario di una farmacia che garantisce la prestazione a soli 8 euro per tutti, con tanto di contestuale rilascio del green pass) e non vanno oltre l’elemosina quando si tratta di rivedere gli stipendi per i collaboratori in sede di rinnovo del Ccnl?

Risultato immagine per tarabusi e trombettaSull’argomento, sono tornati Marcello Tarabusi e Gianni Trombetta (nella foto),  i due commercialisti dello Studio Guandalini che – esprimendo a fine settembre su Il Sole 24 Ore  il loro punto di vista sul prezzo calmierato dei tamponi rapidi in farmacia – hanno aperto un dibattito che ancora non accenna a esaurirsi. I due esperti, come si ricorderà, sostenevano che per effetto della  “stretta” disposta dal governo con il secondo decreto sul green pass (il n. 127 del 21 settembre 2021) il prezzo calmierato, in ragione del decreto, va considerato di fatto un prezzo imposto e come tale “vincolante per tutte le farmacie, a pena di severe sanzioni”.

Opinione in verità non suffragata (ma nemmeno bocciata) dalla circolare di (relativo) chiarimento successivamente diramata dalla Struttura commissariale per l’emergenza Covid e poi sostanzialmente corretta dalle dichiarazioni rese ad AdnKronos dal presidente della Fofi Andrea Mandelli, il quale – facendo riferimento a ulteriori chiarimenti richiesti e ottenuti in sede commissariale – aveva affermato che “il prezzo di 15 euro fissato per i test deve essere inteso come il tetto massimo, quindi non è inderogabile verso il basso”. Dal che consegue che le farmacie, ove lo volessero, potrebbero far pagare i tamponi anche meno dei 15 euro previsti dal protocollo d’intesa, sempre che praticare prezzi di miglior favore non vada a pregiudicare in alcune modo la sicurezza del cittadino e dell’operatore.

Preso atto delle appena citate sortite,  Tarabusi e Trombetta si sono sentiti in dovere di tornare sull’argomento, in una video-intervista rilasciata a Nicola Miglino e pubblicata ieri da iFarma digital, l’edizione digitale della rivista iFarma, dove, in buona sostanza, confermano la propria opinione.  “A nostro giudizio, aprire alla concorrenza su quel valore simbolo di 15 euro può portare al rischio che poi il tampone venga fatto prevalentemente da chi può permettersi di non marginare su quella attività” spiega Tarabusi, a significare che a meno di 15 euro, i tamponi sarebbero appannaggio esclusivo di pochi esercizi e non sarebbero in ogni caso alla portata delle piccole farmacie, che  a certe condizioni non sarebbero in grado di erogarli e finirebbero inevitabilmente per essere estromesse dalla possibilità di erogare quel servizio.

“La differenziazione di prezzo rende meno competitiva la farmacia di piccole dimensioni o con spazi limitati rispetto a quella che può organizzare un servizio ‘a nastro’, nel quale le economie di scala possono funzionare meglio” chiarisce al riguardo Trombetta.

I due esperti, in ogni caso, si guardano bene dal considerare una verità rivelata il loro punto di vista, ricavato dalla personale interpretazione del “combinato disposto” dei due decreti green pass (il n.105/21 e il già citato n.127/21) e del protocollo d’intesa firmato da Struttura commissariale e sigle delle farmacie aperte al pubblico nello scorso mese di agosto. “Tutto si basa sulla interpretazione di aggettivi come calmierato, massimo e imposto” spiega Tarabusi “ed esistono argomenti sia a supporto della nostra lettura, sia a supporto di quella opposta. Noi abbiamo semplicemente fornito la nostra opinione, perché ci sembrava in ogni caso utile e necessario aprire un dibattito sull’argomento”. E non v’è dubbio alcuno che, con il loro articolo su Il Sole 24 Ore, i due commercialisti bolognesi abbiano centrato in pieno l’obiettivo.

Visto però che la questione è tutt’altro che neutra, dal momento che implica anche severe conseguenze sanzionatorie (da mille a 10mila euro e chiusura dell’esercizio fino a cinque giorni) per la farmacia colpevole di non rispettare il prezzo concordato previsto dall’accordo commissario-farmacie (fisso? o ritoccabile verso il basso?), bisognerà arrivare a un chiarimento definitivo sulla questione. Gli strumenti per farlo, spiega Tarabusi, sono sostanzialmente due: la via maestra sarebbe quella di intervenire sul testo del decreto n. 127/21 in sede di conversione in legge del provvedimento. Ma, ove si ritenesse per qualche motivo di non imboccare questa strada, basterebbe anche una circolare della struttura commissariale con una interpretazione chiara e definitiva sul punto, sulla quale certo si potrebbero poi aprire discussioni e contenziosi, ma che intanto metterebbe i farmacisti al riparo da eventuali sanzioni,coperti dall’ombrello del rispetto di una inequivocabile indicazione dell’autorità. Quella che – al momento – non sembra ancora esserci.

 

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