Tamponi, costi dei rimborsi, le note del Servizio bilancio Senato sul decreto 127/21

Tamponi, costi dei rimborsi, le note del Servizio bilancio Senato sul decreto 127/21

Roma, 10 ottobre – Al netto delle delle discussioni e dei dubbi che ancora permangono (soprattutto nel settore della farmacia) sul prezzo calmierato dei tamponi rapidi antigenici, sulla questione pendeva tra le altre una domanda: ma quanto finiranno per costare davvero alle casse pubbliche le misure introdotte dai vari provvedimenti che riguardano questi strumenti di rilevazione rapida del contagio da Sars Cov, in particolare l’ultimo decreto legge sul green pass (n.127/2021), in combinato disposto con  gli accordi sottoscritti con le varie strutture sanitarie per mantenere il prezzo degli stessi tamponi entro la soglia dei 15 euro?

Un chiarimento è arrivato dal sempre prezioso lavoro del Servizio bilancio del Senato, istituito nel 1988 allo scopo di svolgere un’attività di supporto informativo per l’attività consultiva della 5a Commissione permanente sull’obbligo di copertura finanziaria ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, in particolare svolgendo analisi delle quantificazioni degli effetti finanziari delle innovazioni legislative, con l’obiettivo di verificare la correttezza delle misure varate dal Governo. Il Servizio, per fornire ai parlamentari impegnati nell’iter di conversione del decreto legge  analisi e considerazioni utili a  favorire l’analisi e la valutazione del provvedimento, ha infatti elaborato una delle sue consuete note di lettura (dossier n. 260, disponibile a questo link), riportando le cifre che rispondono all’interrogativo.

Prima ancora, però, i tecnici del Servizio bilancio hanno rilevato – ed è utile evidenziarlo, per le conseguenze che potrebbero derivarne in sede di discussione parlamentare – una incongruità nel testo del provvedimento che  riguarda in via diretta proprio le farmacie:  la disposizione dell’art. 4 del dl n.127/2021 che garantisce la copertura dei rimborsi alle farmacie sia della quota parte di prezzo (7 euro a tampone) necessaria per perequare l’abbattimento del prezzo ridotto pagato dai minori per l’effettuazione del tampone, sia gli interi 15 euro per  i tamponi dei cittadini esentati, manca (al comma 4) la norma che autorizzi la spesa. “Poiché il comma 1 interviene modificando una norma già vigente, ossia l’articolo 5 comma 2 del decreto legge 105/2021” osservano al riguardo i tecnici del Servizio bilancio di Palazzo Madama, facendo riferimento al primo decreto green pass “andrebbe modificata anche l’autorizzazione di spesa prevista”. Cosa che invece il Governo si è evidentemente dimenticato di fare e alla quale bisognerà quindi porre rimedio in sede di conversione del provvedimento.

Tornando ai costi, il Servizio bilancio riferisce le stime sul numero dei test che le farmacie effettueranno da qui a fine anno e dell’ammontare delle risorse necessarie per provvedere ai conseguenti rimborsi per minori di 18 anni ed esentati, così come emergono dai prospetti di calcolo della relazione tecnica che accompagna il decreto:  la spesa aggiuntiva che il Ssn dovrà sostenere per il prolungamento dal 30 novembre al 31 dicembre della campagna di tamponi a prezzo calmierato per i 12-18enni (corrispondendo agli erogatori  7 euro di differenza per ciascun test) ammonta a 10,85 milioni di euro, mentre per i cittadini esentati dal vaccino, ai quali l’ultimo decreto green pass garantisce la gratuità dei tamponi, serviranno 105 milioni di euro per il periodo di 14 settimane intercorrente dal varo del decreto fino alla fine dell’anno.

La quantificazione della spesa, pari a quasi 11 milioni di euro per il mese aggiuntivo dal 1 al 31 dicembre 2021, “appare in linea con gli stanziamenti finora previsti (pari a 45 milioni da inizio agosto al 30 novembre)” si legge nel documento del Servizio bilancio. “In relazione alla quantificazione fornita, comunque, si ritiene prudenziale la stima di circa 500.000 soggetti 12-18enni non vaccinati a dicembre, considerando che tale fascia di età comprende circa 3,4 milioni di individui e che alla data del 23 settembre risultavano effettuate circa 5,4 milioni di inoculazioni complessive nella fascia di età (parzialmente più ampia) costituita dai 12-19enni. Anche l’ipotesi di una percentuale del 10% della suddetta platea che si sottopone giornalmente al tampone appare molto prudenziale. Le risultanze relative al periodo 6-31 agosto (fornite dal Governo in sede di conversione del decreto-legge n. 105) indicavano un impegno finanziario di soli 3,1 milioni di euro, che”  osservano i tecnici della struttura d servizio di Palazzo Madama  “sarebbe quindi compatibile con il tetto di spesa previsto”.

E qui la nota di lettura del Servizio bilancio inserisce un’altra osservazione, diciamo così, problematica: “Tuttavia, va osservato che i prezzi calmierati in questione, destinati a essere compensati dalla Stato in favore delle farmacie e delle strutture che si impegnano a garantirli, riguardano in particolare ma non esclusivamente i minori” scrivono infatti i tecnici della struttura. “Pertanto, andrebbe chiarito se, nonostante la norma indichi solamente che: “il protocollo tiene conto in particolare dell’esigenza di agevolare ulteriormente i minori di età compresa tra i 12 e i 18 anni” poi in sede attuativa il contributo pubblico sia stato previsto esclusivamente per tale fascia d’età, escludendo quindi qualsiasi onere per i tamponi ai soggetti sopra i 18 anni. La lettura del protocollo, disponibile sul sito del Governo, sembrerebbe avvalorare tale interpretazione, non esplicitata dalla relazione tecnica“.

Proprio in relazione all’utilizzo di tamponi a prezzi calmierati anche da parte di soggetti maggiorenni,  il Servizio bilancio evidenzia che decreto-legge n.127/2921 , agli articoli 1 e 3, estende praticamente a tutte le attività lavorative l’obbligo di certificazione verde, cosa che – scrivono i tecnici, “determinerà quasi sicuramente un maggior ricorso ai tamponi, al fine di poter accedere al luogo di lavoro, fra l’altro non solo nel mese di dicembre, ma già a partire dal 15 ottobre. Sembrerebbe quindi necessario un supplemento di informazioni per chiarire l’assenza di oneri pubblici per i soggetti maggiorenni, alla luce del protocollo attuativo”.

Occorrerebbero precisazioni, però, anche in merito all’onere di 105 milioni di euro per il rimborso dei tamponi ai cittadini esenti: sulla base del numero di test stimati settimanalmente (circa 500.000) la quantificazione è corretta, secondo il Servizio bilancio,   al netto di un refuso che indica in 7,5 milioni, anziché in 7 milioni, il numero complessivo di test nelle 14 settimane mancanti fino al 31 dicembre. “Tuttavia” osservano i tecnici della struttura di Palazzo Madama “oltre a rilevare che il numero di somministrazioni settimanali ipotizzate indurrebbe a presumere che la platea esentata dalla vaccinazione dovrebbe essere costituita da circa 150-200.000 soggetti, il che andrebbe comunque esplicitato, si osserva che la platea dei soggetti esentati per motivi medici dovrebbe essere limitata e non dovrebbe ricorrere frequentemente ai tamponi, atteso che i soggetti esentati dalla vaccinazione non risultano obbligati ad esibire la certificazione verde né per accedere al luogo di lavoro (articoli 1 e 3 del presente decreto), né per usufruire dei servizi già condizionati al possesso del lasciapassare (ristoranti, cinema, teatri, mezzi di trasporto a lunga percorrenza ecc.). Atteso che la gratuità dei tamponi per tali soggetti resta pertanto limitata alle ipotesi di monitoraggio e tracciamento di coloro che potrebbero essere stati contagiati” i tecnici del Servizio bilancio hanno ragione di ritenere  “che il numero di test indicato e conseguentemente l’onere siano sovradimensionati”.

Quindi un “warning” finale: “Per i profili di copertura, considerato che si riduce il Fondo per le emergenze nazionali, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della protezione civile per gli interventi conseguenti agli eventi calamitosi relativamente ai quali il Consiglio dei ministri delibera la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, preso atto che il Fondo presenta le necessarie disponibilità, andrebbe altresì assicurato che le risorse residue siano sufficienti a fronteggiare i fabbisogni previsti per la parte finale dell’anno”.

 

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