Sinasfa: “Ccnl, per ottenere migliorie diciamo no ai vaccini e a quota per ente bilaterale”

Sinasfa: “Ccnl, per ottenere migliorie diciamo no ai vaccini e a quota per ente bilaterale”

Roma, 11 ottobre – Ormai il nuovo Ccnl per le farmacie private sembra cosa fatta, come riconosce anche Sinasfa, il Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari. Che però, come se si dice a Roma, nun ce vo’ sta’ e cerca ancora strumenti e modi per migliorarne i contenuti, ritenendo inaccettabile accettare passivamente e senza far nulla “questo contratto che ci mortifica e ci offende nella nostra dignità e nelle nostre aspettative economiche”.

“Anche se hanno già deciso di firmarlo, dimostrandoci ancora una volta che noi non contiamo nulla e lo prova il fatto che non siamo stati considerati in nessuna delle nostre richieste da nessuna delle parti al tavolo delle trattative” scrive Sinasfa in una nota pubblicata ieri sul suo sito “non ci dobbiamo fermare e dobbiamo continuare a mettere in atto azioni di protesta prima durante ed eventualmente dopo la firma del contratto. Troppo comodo imporre le cose e sperare che tutto torni alla normalità”.

Già, ma cosa fare di fronte a quello che sembra ormai l’esito scritto e ineluttabile del lungo braccio di ferro per il rinnovo del contratto a otto anni dalla sua scadenza, un esito – con buona pace delle argomentazioni deisindacalisti di Filcams, Fisascat e Uiltucs, firmatari dell’accordo, che una gran parte dei farmacisti collaboratori ritiene del tutto insoddisfacente? La proposta di Sinasfa è quella di avviare subito due concrete azioni di protesta, la prima relativa ai corsi per i vaccini per l’influenza e la seconda relativa invece all’ente bilaterale. Scendendo nel merito delle due azioni finalizzate a mettere il bastone tra le ruote per fermare all’ultimo miglio la corsa del rinnovo contrattuale, la prima si fonda su due considerazioni. La prima: nulla è dovuto ai collaboratori, ai sensi del Ccnl, per la somministrazione dei vaccini per l’influenza. Il compenso per il servizio vaccinale (due euro lordi) è infatti previsto e dovuto solo per i vaccini anti Covid.

“Non abbiamo alcun obbligo di somministrare i vaccini, né l’uno né l’altro” scrive al riguardo Sinasfa. “Se vi fanno pressione chiedete che vi mostrino una norma di legge dove è espressamente scritto che il farmacista collaboratore deve obbligatoriamente somministrare vaccini e fare tamponi. Noi non conosciamo norme di legge che obbligano a questo, fino a prova contraria, anche se a volte succedono cose che ci provocano dubbi, siamo in uno Stato di diritto e nessuno può essere obbligato a fare qualcosa che non si sente di fare, né per questo esistono motivi di licenziamento, che nel caso possono sempre essere affrontati nelle sedi competenti”.

Visualizza immagine di origineIl sindacato presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto) evidenzia che di fronte di un aumento che non risponde in alcun modo nemmeno alle aspettative minime dei collaboratori, di fronte alla quasi sprezzante mancata previsione di un una tantum a parziale ristoro delle perdite retributive causate dagli otto anni di ritardo nel rinnovo del contratto e davanti al  mancato passaggio dal comparto del commercio a quello della sanità, fornire una risposta forte è assolutamente necessario. Quella che Sinasfa suggerisce a tutti i collaboratori è “non seguire i corsi per vaccinatori e di conseguenza non somministrare vaccini. I nostri ‘colleghi’ del comparto del commercio non somministrano i vaccini (…).  Serve coerenza e serve che alle parole spese in questi ultimi anni per sottolineare la nostra bravura e la nostra importanza si facciano seguire i fatti. Tenete ben presente che la partecipazione attiva da parte dei farmacisti collaboratori nella somministrazione del vaccino nelle farmacie che aderiranno avverrà solo a seguito del superamento di uno specifico corso organizzato dall’IssS, per cui se non faremo il corso, saremo impossibilitati a somministrare i vaccini”.

L’altra forma di protesta consiste nel tagliare i rifornimenti che consentono l’attività dell’ente bilaterale previsto dall’ar., 102 del Ccnl, Per chi non lo ricordasse, si tratta dello strumento “per lo studio, l’organizzazione e il coordinamento delle iniziative adottate dalle parti in materia di mercato del lavoro, formazione e aggiornamento professionale e sviluppo dei servizi per gli utenti della farmacia”. Le risorse necessarie per finanziare il funzionamento di questo ente provengono da una trattenuta effettuata sulla busta paga dei dipendenti, Ed ecco la proposta di Sinasfa: “Se concordate, come ulteriore forma di reazione contro questo rinnovo, dobbiamo chiedere tutti di eliminare questa trattenuta dalla busta paga informando e coinvolgendo tutto il personale della farmacia laureato e non. Basta compilare il modulo (reso disponibile a questo link)  e consegnarlo al titolare o a chi fa le buste paga, via Pec giusto per avere una tracciabilità. È legittimo ed è previsto”.

Sinasfa dettaglia quindi i meccanismi di funzionamento ma anche di finanziamento dell’ente bilaterale, stimando anche le cifre complessive che arrivano dal prelievo effettuato automaticamente su tutte le buste paga dei dipendenti delle farmacie private (un euro al mese per 14 mensilità, ergo 14 euro l’anno, che – scrive Sinasfa –  moltiplicati per i circa 48 mila farmacisti collaboratori portano alla rispettabile cifra di 672 mila euro annui, che diventano molti di più se si considera anche il resto del personale non laureato), il tutto “senza che occorra un consenso esplicito da parte del lavoratore”. Per non pagare questo contributo che, come detto, viene corrisposto  automaticamente e molto spesso senza che il collaboratore nemmeno sappia del prelievo mensile sulla sua busta paga, è necessario che il dipendente manifesti  espressamente la sua volontà  al datore di lavoro: da qui la proposta di chiudere l’ossigeno ai finanziamenti dell’ente bilaterale costituito dai sindacati più rappresentativi al tavolo della trattativa, ovvero Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per i dipendenti e Federfarma per i titolari di farmacia. Un’azione giustificata anche dal sostanziale fallimento dell’attività dell’ente bilaterale, che – scrive ancora Sinasfa –  dovrebbe anche darsi da fare per “migliorare vari aspetti della nostra vita lavorativa tipo: retribuzione; ferie; gratifiche; welfare; sanità e previdenza integrativa; sostegno al reddito; formazione; sicurezza sul lavoro; contrattazione, nonché a favorire i rapporti tra sindacati e datori di lavoro per  creare condizioni di lavoro migliori per i lavoratori”.

Ma, chiede il sindacato dei non titolari, “qualcuno di voi in questi anni ha notato un miglioramento di uno qualsiasi degli aspetti della nostra vita lavorativa? Qualcuno di voi ritiene che le condizioni lavorative ed economiche siano migliorate in qualche modo? Noi no. Anzi, riteniamo che le nostre condizioni lavorative siano degenerate e di molto perchè  c’è stato anche un peggioramento enorme della qualità della nostra vita professionale dovuta ad orari di lavoro sempre più esasperati che non tengono conto delle esigenze delle famiglie e che impegnano i colleghi anche più di un festivo al mese“. Un buon motivo, insomma, per smettere di finanziare un ente che alla fine, secondo Sinasfa, non  è di fatto servito a niente, se non pagare gli stipendi de delegati sindacali che ne fanno parte.

Di fatto, denuncia Sinasfa, negli ultimi tempi  la professione del farmacista collaboratore “è diventata un vero e proprio inferno”: oltre alla corrente attività professionale (e non di rado a mansioni come la sistemazione delle merci e le pulizie dell’esercizio), gli viene infatti chiesto di assicurare le nuove prestazioni riconducibili al modello della “farmacia dei servizi”, come fare prenotazioni di esame diagnostici, pagare un ticket per la prenotazione di visite specialistiche, fare un elettrocardiogramma e/o misurare parametri come la pressione sanguigna o la glicemia. L’emergenza Covid e i provvedimenti varati per contrastarla hanno poi aggiunto altri compiti impegnativi, come la somministrazione dei vaccini e l’effettuazione di tamponi, ma anche la controversa, probelmatica stampa dei green pass, che ha esposto i collaboratori a disagi e anche a pericli. Sinasfa cita l’esempio più eclatante, ovvero “l’assalto di circa 300 facinorosi ad una farmacia di turno presso lo stadio a Napoli, dove i colleghi sono stati letteralmente presi d’assalto e sono stati costretti a stampare i green pass in una condizione di enorme disagio psicofisico”.

Possibile che tutto questo non basta a farci meritare uno stipendio adeguato alla svilente vita professionale che siamo costretti a fare?” si domanda Sinasfa. “Possibile che tutte queste attività che portano via tempo non facciano aumentare i fatturati delle farmacie? Se la risposta è no, allora i titolari dovrebbero fare delle accurate riflessioni su chi ha ridotto la farmacia in questo stato e dare anche loro delle direttive ben precise a chi di dovere perché potrebbe voler dire che la strada intrapresa forse non è quella giusta”.

“Al tavolo delle trattative, e questo è il nostro parere, dovrebbero sedere farmacisti che vivono la professione tutti i giorni” conclude Sinasfa “altrimenti secondo noi è impossibile che possano comprendere le difficoltà e lo stress che quotidianamente vivono i colleghi. Non basta essere farmacisti per rappresentare le difficoltà della nostra categoria se non si vivono quotidianamente sulla propria pelle”.

Il contratto, per il sindacato dei farmacisti non titolari,  va certamente rinnovato, e subito, “ma con parametri economici totalmente diversi, un aumento retributivo di 80 euro lordi al mese dopo 10 anni dell’ultimo rinnovo economico datato 2011 e senza la previsione di un ristoro di questo lungo vuoto attraverso la corresponsione di una tantum, rappresenta uno svilimento assoluto del lavoro che decine di migliaia di farmacisti collaboratori svolgono quotidianamente, partecipando nel garantire il diritto alla salute dei cittadini e nel tenere in piedi il sistema farmacia privata e pubblica. Ognuno di noi” conclude Sinasfa “si deve dare da fare, il tempo stringe, dobbiamo agire come categoria e non sperare che qualcuno, o qualche singola organizzazione, risolva i nostri problemi”.

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