Iqvia-Pharmacyscanner, farmaco sempre più giù (- 7,8%), vola il senza ricetta (+4,2%)

Iqvia-Pharmacyscanner, farmaco sempre più giù (- 7,8%), vola il senza ricetta (+4,2%)

Roma, 19 ottobre – Da una parte, ci sono i 200 milioni di remunerazione aggiuntiva (50 milioni di euro per il 2021 e 150 milioni per il 2022)  assegnati alle farmacie, sia pure a titolo sperimentale, dal Decreto Sostegni come ric0noscimento per le condizioni di sofferenza del settore e per l’impegno e la dedizione profusi dalle farmacie di comunità durante l’emergenza pandemica, quando in molte località del Paese sono state l’unico presidio di salute a disposizione di cittadini comprensibilmente spaventati e frastornati, soprattutto nelle prime fasi della pandemia. La misura viene considerata dal sindacato dei titolari di farmacia privata il primo passo verso quel nuovo modello di remunerazione in discussione da anni ma ancora di là da venire, prefigurando un nuovo modello sganciato dalla percentuale del farmaco che – ove la remunerazione fosse congrua  – potrebbe garantire condizioni di stabilità economica alle farmacie, garantendo in particolare la sostenibilità delle più piccole.

Dall’altra parte, c’è  un dato molto meno confortante, ovvero  i circa 600 milioni di euro in meno registrati dal mercato che è “passato” in farmacia dal 1° gennaio al 3 ottobre 2021. La cifra emerge dall’analisi che Iqvia e Pharmacy Scanner hanno condotto mettendo a confronto fatturati e confezioni vendute dal canale farmacia nei primi nove mesi del 2019, 2020 e 2021. “I numeri non lasciano adito a dubbi” si legge in un articolo pubblicato ieri da Pharmacy Scanner. “Nelle prime 39 settimane di quest’anno, il mercato totalizza un giro d’affari di 18,1 miliardi di euro, circa 600 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-3%). In volumi, invece, la contrazione sul pre-pandemia arriva al -3,9%: sono 1,81 miliardi le confezioni vendute quest’anno, erano 1,88 miliardi nel 2019”.

La consistente flessione, che prosegue un trend negativo che sembra ormai consolidato, va interamente addebitata, secondo Pharmacy Scanner, “al comparto del farmaco con ricetta. Nei primi nove mesi del 2021, infatti, totalizza a valori 10,2 miliardi di euro, quasi un miliardo in meno sul 2019 (-7,8%). In confezioni, invece, la contrazione tra i due anni è più contenuta, perché si scende da 1,17 a 1,09 miliardi di pezzi venduti (-7,3%)”.

Per contro, si registra una “solida crescita”, tra il 2019 e il 2021, nell’altro comparto strutturale del mercato della farmacia, l’area cosiddetta commerciale. “Il fatturato, in particolare, cresce nei primi nove mesi del 4,2% (dai 7,56 miliardi del 2019 ai 7,88 del 2021), le confezioni vendute salgono dell’1,8%, da 702 a 715 milioni”  informa Pharmacy Scanner riportando le cifre in dettaglio. “Ora non resta che vedere cosa accadrà nell’ultimo trimestre e quale accelerazione potrà arrivare dalla morbilità della stagione autunno-inverno”.

Al di là di quel che accadrà da qui a fine dicembre, però, sembra chiaro che le tendenze andatesi consolidando in anni e anni seguono una direzione che imporrà alle farmacie scelte di natura che potremmo definire ontologica, dal momento che – per come sembrano andare le cose – di solo farmaco gli esercizi dalla croce verde non potranno vivere. Tanto che non sono pochi i farmacisti che, con molto pragmatismo, hanno premuto sul pedale della dimensione commerciale, destinando impegno e risorse allo sviluppo di settori rivelatisi negli ultimi anni molto redditizi, come – solo per fare un esempio – la nutriceutica e la cosmeceutica. Ma sono molti anche coloro che inarcano il sopracciglio al solo pensiero che in farmacia la dimensione di “negozio” possa prevalere su quella di presidio professionale di erogazione dell’assistenza farmaceutica, con inevitabili conseguenze sull’immagine e lo stesso profilo identitario dei farmacisti.

Gli stati maggiori della farmacia, ormai da tre lustri, hanno puntato in via prevalente se non esclusiva in direzione dei nuovi servizi in farmacia, senza che la scelta – almeno fino a inizio 2020 – producesse risultati apprezzabili in termini di risultati economici. La situazione di emergenza pandemica – è una realtà di tutta evidenza, per quanto cinico possa suonare affermarlo – ha però accelerato il percorso dei servizi in farmacia, con esiti finalmente positivi anche in termini di supporto economico, soprattutto in questi ultimi mesi, grazie al ruolo che le farmacie sono state capaci di ritagliarsi partecipando concretamente e con un profilo non residuale alla campagna vaccinale nazionale e al tracciamento dei contagi con  tamponi e test diagnostici.

Al netto di tutte le polemiche interne alla categoria, in primis quella sulla diatriba “vaccini in farmacia sì, vaccini in farmacia no” e, da ultimo, quella sul prezzo calmierato dei tamponi antigenici e l’opportunità di fare ulteriori sconti sul prezzo concordato con la struttura commissariale Covid (che in ogni caso sono in qualche misura paradigmatiche di diversi modi e orientamenti di declinazione professionale), è sempre più evidente che la farmacia italiana è nel bel mezzo di un mare procelloso, dove – per dirla semplificando al massimo – ci sono sirene che cercano di spingere la farmacia a puntare pragmaticamente sull’area di libera vendita, più performante, e sirene che invece modulano il loro canto per spingerle in direzione di servizi che, peraltro, non tutte potranno o sapranno fare. Una situazione che rimanda a una celebre frase di Antonio Gramsci, densa di suggestioni enigmatiche e in qualche modo profetiche, che – citando a memoria – suona più o meno così: Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Parole, quelle dell’intellettuale sardo, che suonano come un monito e che in ogni caso potrebbe essere utile tenere bene a mente.

 

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