Ricerca italiana individua strategia terapeutica per bloccare Sars Cov 2

Ricerca italiana individua strategia terapeutica per bloccare Sars Cov 2

Roma, 7 dicembre – Potrebbe arrivare dalla ricerca italiana la nuova strategia terapeutica per contrastare Covid 19. Un team di ricercatori dell’Istituto italiano di Tecnologia (Iit), della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Università di Milano ha recentemente pubblicato sulla rivista Pharmacological Research uno studio concernente una tecnica ad altissima precisione  basata sul recettore Ace2, ovvero la “porta” d’ingresso nelle cellule umane del coronavirus. I ricercatori  hanno individuato con l’aiuto della tecnologia due filamenti di acidi nucleici che si legano alla regione https://ars.els-cdn.com/content/image/1-s2.0-S1043661821005661-ga1.jpgdel recettore Ace2 chiamata K353 e che interagiscono anche con una delle chiavi molecolari del virus, bloccando l’ingresso di quest’ultimo nelle cellule e dunque la sua diffusi. Il meccanismo è ben schematizzato nell’immagine qui accanto.

La novità è che, non essendo basata sulla proteina spike, questa tecnica non risente delle mutazioni che caratterizzano le diverse varianti del Covid-19. “Grazie a questo studio sarà possibile sviluppare un nuovo approccio terapeutico di precisione per prevenire l’infezione in forma grave, senza stimolare il sistema immunitario o avere effetti collaterali importante”  ha dichiarato al Corriere della Sera uno dei ricercatori,  Angelo Reggiani dell’Iit.

Il prossimo obiettivo dei ricercatori è ora quello di tradurre questo nuovo approccio terapeutico in una terapia effettivamente capace di “chiudere la porta” al Sars CoV 2. Secondo le previsioni, il medicinale potrebbe essere pronto entro due anni. Due i traguardi che il team di ricerca vsi propone di raggiungere nelle prossime fasi: “Il primo consiste nel trovare una formulazione che consenta al farmaco di arrivare là dove serve che agisca. Gli aptameri, una volta introdotti nel sangue, sono molto instabili: dunque è necessario evitare che si degradino” spiega Reggiani. “Il secondo è dimostrare che questa eventuale terapia non sia tossica per l’uomo”.

Va precisato che gli aptameri non sono immunogenici, ovvero non scatenano una risposta immunitaria, ma non si può prevedere a priori quali reazioni possano avere sul corpo umano. Da qui la necessità di approfondire  il tema della sicurezza. Al riguardo, sarà anche necessario trovare risorse, attraverso adeguati finanziamenti, per portare avanti la realizzazione e la sperimentazione del farmaco, oltre che eventualmente la produzione. “La speranza” dichiara al riguardo Reggiani “è trovare un’azienda o un soggetto che creda nell’approccio che abbiamo messo a punto”.

Impresa che non dovrebbe essere insormontabile, alla luce delle premesse dello studio, che ha coinvolto anche ricercatori dell’Ingm, l’Istituto nazionale genetica molecolare Romeo ed Enrica Invernizzi di Milano, e che ha già suscitato largo interesse anche al di fuori del perimetro strettamente scientifico. “Tre scienziati italiani hanno fatto un importante passo in avanti verso un farmaco capace di bloccare qualsiasi coronavirus” scrive ad esempio su Twitter Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici Italiani dell’Università Cattolica ed ex commissario per la revisione della spesa. “Tre scienziati. Tre esperti di medicina. Non tre lettori di notizie trovate in rete che usano la candeggina per curare il Covid”.

 

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