Schito (Assofarm): “Nuova remunerazione, perché non ripartire da Genova?”

Schito (Assofarm): “Nuova remunerazione, perché non ripartire da Genova?”

Roma, 14 dicembre -L’emergenza Covid, oltre a confermare la fiducia e l’apprezzamento generalizzato e incondizionato dei cittadini, ha finalmente portato in dote alle farmacie di comunità anche  gli espliciti attestati di stima della politica e delle istituzioni, come confermato dalla recente Giornata nazionale delle farmacie comunali tenutasi a Genova a inizio dicembre. Dove le parole degli intervenuti – esponenti di governo, parlamentari, presidenti di regione, sindaci – hanno concordemente condiviso un giudizio altamente positivo sulle farmacie territoriali, sul loro ruolo di presidi di salute del territorio, spendendosi in espressioni di riconoscimento e plauso che sembrano promettere un’inversione di tendenza rispetto alla “distrazione” (chiamiamola così) dei “Palazzi” nei confronti delle istanze reiteramente avanzate nell’ultimo decennio dalle farmacie pubbliche e private, su temi vitali come la riforma della remunerazione del servizio e il rinnovo della convenzione con il Ssn.

Le prove ripetute di efficienza, affidabilità, convenienza ed economicità (affordability, dicono in una sola parola quelli che la sanno lunga) fornite dalle farmacie nei (quasi) due anni di pandemia, alla fine sono state premiate – sulla spinta dell’emergenza – da decisioni concrete come il via libera all’effettuazione in farmacia (ancora a titolo sperimentale) di vaccini e tamponi, che i vertici della farmacia leggono come il giro di boa verso una nuova stagione di rapporti tra farmacia e sistema sanitario.

Risultato immagine per francesco Schito assofarmMa, sempre da Genova, pur tra tanti riconoscimenti positivi, sono anche emerse alcune patenti incongruenze, alle quali ha voluto fare riferimento Francesco Schito, segretario nazionale di Assofarm (nella foto) nell’ultimo editoriale pubblicato sul notiziario della sigla delle farmacie comunali. Finito di sgranare velocemente  il rosario dei molti complimenti ricevuti, Schito osserva infatti che  “gli attestati di stima e gratitudine non coincidono però con la realtà dei testi normativi. Le dichiarazioni fatte dai diversi rappresentanti politici presenti a Genova testimoniano la presenza di una componente favorevole alle farmacie in seno a tutti i livelli delle istituzioni. Ma l’assenza delle farmacie dai primi testi riguardanti le case di comunità ci ricorda con durezza quanto questa componente fatichi a emergere in un complesso e articolato gioco di differenti interessi e visioni”.

Insomma, un conto è il dire, un altro è il fare: in mezzo c’è notoriamente il mare, elemento tanto vasto quanto infido, come proprio  Genova, antica e gloriosa  repubblica marinara, sa meglio di chiunque altro. E anche se nel corso della manifestazione genovese è sembrato profilarsi una sorta di “patto di Genova, quasi a voler certificare in diretta il salto di qualità nelle relazioni tra farmacie private e pubbliche, filiera del farmaco e una parte sempre più consistente di politica e istituzioni“, come scrive Schito, mancano ancora molte miglia prima di arrivare in porto. E il “salto di qualità” evocato dal segretario generale di Assofarm  potrebbe anche non portare da nessuna parte, se il “patto di Genova” non si sostanziasse in proposte concrete e queste proposte non venissero poi “messe a terra”.

Dal capoluogo genovese qualche ipotesi al riguardo è arrivata, grazie soprattutto a Nello Martini, che – ricorda ancora Schito – ha proposto di “avviare una sperimentazione di nuova remunerazione per alcune tipologie di farmaci anticoagulanti orali (Nao) e farmaci antidiabetici che entreranno nella disponibilità prescrittiva dei medici di medicina generale e che potrebbero essere distribuiti dalle farmacie territoriali. Una sperimentazione basata sull’acquisto diretto da parte delle farmacie dei farmaci sopra citati, una remunerazione unica a livello nazionale, calcolata sui pezzi distribuiti e non su base percentuale del prezzo del medicinale”.

Una seconda proposta è quella di “attivare in tempi rapidissimi progetti di integrazione tra case di comunità e farmacie. Gli spazi negoziali, secondo Martini, ci sarebbero: il dibattito sulla complessità sistemica del nuovo soggetto è ancora aperto e vi sono categorie sanitarie in esso comprese (ad esempio i medici di medicina generale) che già oggi avanzano dubbi sulla tenuta organizzativa del tutto”.

Le circostanze sembrano essere propizie e gli spazi non mancano, sembra voler significare Schito: “Di fronte alla farmacia italiana si apre un futuro in cui non mancano i problemi ma sonoVisualizza immagine di origine presenti anche opportunità” scrive il segretario generale di Assofarm, concludendo con un riferimento a una indicazione di metodo arrivata, sempre a Genova, dal presidente della sigla delle farmacie pubbliche Venanzio Gizzi (nella foto a destra): aprire subito “un gruppo di lavoro composto da esponenti della comunità scientifica, componenti della filiera, esperti, che elabori una proposta sostenibile di nuova remunerazione, suffragata da studi e analisi concrete. L’obiettivo condiviso è quello di valorizzare l’apporto professionale del farmacista, attraverso le attività di sostegno alla aderenza alla terapia, e di formulare una proposta che si sganci dal prezzo del farmaco“.

Si tratta ora di vedere se il “Forza venite gente” di Gizzi si tradurrà in risposte positive da parte dei molti e variegati soggetti cui è diretto l’invito, ponendo la precondizione per riaprire un cantiere comune per la “progettazione” di una nuova remunerazione della farmacia, che dovrà necessariamente essere condivisa e perseguita da tutte le componenti della filiera e da tutti gli interlocutori istituzionali per avere la speranza di essere adottata.

Un’impresa certamente non semplice, ma che bisogna in ogni caso affrontare. E da qualche parte bisogna pur cominciare. Genova, in questo senso (questo, alla fine, il significato ultimo delle considerazioni di Schito)  potrebbe essere un punto di inizio.

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