Partono le sanzioni contro i “no Pos”: lo prevede un emendamento al dl Recovery

Partono le sanzioni contro i “no Pos”: lo prevede un emendamento al dl Recovery

Roma, 20 dicembre – Chi non ha il pos e non permette di pagare con bancomat o carte di credito va incontro a una multa di almeno 30 euro più il 4% del valore di ogni transazione.

Visualizza immagine di origineLo prevede un emendamento al decreto legge Recovery all’esame della Commissione Bilancio della Camera, riformulato dai relatori in base alle proposte di Stefano Fassina (Leu) e Rebecca Frassini (Lega, nella foto):  a chi non accetta pagamenti di qualsiasi importo con le carte, verrà comminata una sanzione minima di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento.

La norma vale per tutti i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, che non accetteranno i pagamenti elettronici. I tentativi di introdurre un regime sanzionatorio per i “renitenti del pos” erano stati diversi, dopo la riforma avviata ormai quasi dieci anni fa dal governo Monti per favorire  i pagamenti elettronici tracciabili, ma fin qui erano tutti falliti.  Solo per ricordarne uno, le sanzioni  erano state inserite nel decreto fiscale collegato alla manovra del 2020, per finire però inesorabilmente stralciate nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento. Fino a oggi, di fronte al rifiuto di una pagamento con il Pos, il cliente poteva solo segnalarlo all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza ed è inutile dire che, di fronte al “fastidio” dell’impresa, la quasi totalità desisteva. Dal 1° gennaio 2022, però, colpire i “no pos” sarà più semplice,  perché entrano in campo anche forze dell’ordine e la polizia municipale e il rapporto dovrà essere inviato in prefettura.

Contro l’emendamento ispirato da Fassina e Frassini si scaglia Confcommercio, per la quale le misure sanzionatorie non servono a favorire la crescita dell’utilizzo della moneta elettronica: se davvero l’obiettivo è questo, osserva la sigla dei commercianti, bisogna intervenire sulle commissioni, rendendole convenienti (misure in questo senso, peraltro, sono state già assunte dal 2020, con un credito d’imposta sulle commissioni bancarie legate alle transizioni che va dal 30 al 100% a seconda del sistema di collegamento tra bancomat e registratore di cassa, NdR) e soprattutto bisogna dotare ogni angolo del Paese, anche il più marginale, di reti infrastrutturali capillari ed efficienti, in linea con una delle priorità del Pnrr, la digitalizzazione del Paese.

I rappresentanti di Confcommercio agitano anche lo spauracchio del possibile impatto negativo delle sanzioni sugli esercizi commerciali: “Già operare in zone marginali è complicato” afferma ad esempio il presidente di Confcommercio Vicenza Sergio Rebecca.  £se poi aggiungiamo ai costi fissi di installazione dei sistemi di pagamento elettronico anche possibili sanzioni sull’utilizzo del pos, c’è il rischio che più di qualcuno pensi che non ne vale la pena e decida di chiudere: sarebbe un grave danno per chi in quei territori vive e lavora, oltre che per una parte dell’economia turistica”.

Esulta, dall’altra parte, il Codacons, che da anni chiedeva a Governo e Parlamento di “prevedere sanzioni per quei negozianti che impediscono ai propri clienti di pagare con carte e bancomat”, osservando che dopo la riforma Monti del 2012 , nessuna norma “aveva introdotto sanzioni per gli esercenti che rifiutavano pagamenti con carte e bancomat”, con la conseguenza paradossale che ancora oggi “numerosi negozianti in tutta Italia, pur possedendo il Pos, impediscono ai clienti di pagare con moneta elettronica, consapevoli che non andranno incontro ad alcuna multa. Ora finalmente le cose potrebbero cambiare” conclude l’associazione “e, grazie alle sanzioni per chi rifiuterà i pagamenti digitali, sarà possibile rendere davvero efficace la misura che introduce l`obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti con Pos”.

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