Falsi vaccini in cambio di soldi, fermati a Palermo infermiera e un leader no vax

Falsi vaccini in cambio di soldi, fermati a Palermo infermiera e un leader no vax

Roma, 22 dicembre –  Soldi in cambio di finte vaccinazioni. Accade in Sicilia, dove un’infermiera avrebbe simulato di iniettare le dosi anti Covid. Sull’operato della professionista sanitaria, fermata insieme ad altre due persone (un acceso militante nelle file dei no vax e un suo amico) con l’accusa di corruzione, falso ideologico e peculato, sta ancora indagando la polizia di Stato.

I fermati, secondo quanto riferisce un lancio dell’Ansa, sono Filippo Accetta, leader locale del movimento no vax e protagonista anche di alcune manifestazioni nazionali, Giuseppe Tomasino e Anna Maria Lo Brano, infermiera che lavora all’ospedale Civico e faceva finta di inoculare i vaccini. L’infermiera che lavorava nell’hub vaccinale della Fiera del Mediterraneo di Palermo avrebbe incassato 100 euro per ogni finto vaccino anti Covid.

Tra i falsi vaccinati, oltre al leader no vax  Accetta e al suo amico Tomasino, vi sarebbero anche due parenti di quest’ultimo. Gli agenti della Digos sono risaliti ai tre grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali e riprese video nel centro di vaccinazione (nella foto un frame dei filmati della Polizia di Stato), che hanno permesso di accertare che l’infermiera avrebbe effettuato altre otto false vaccinazioni, tra cui un’altra infermiera che operava presso la Fiera del Mediterraneo e un poliziotto della questura di Palermo.

Sono stati infine sequestrati i dati informatici inseriti presso la “Piattaforma nazionale digital green certificate” del ministero della Salute – con conseguente sospensione e blocco della loro operatività dei green pass di tutti i soggetti che hanno effettuato i falsi vaccini.

Sulla vicenda è subito intervenuto l’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza (nella foto a destra) annunciando l’avvio delle procedure di licenziamento per l’infermiera arrestata.Visualizza immagine di origine

“Da oltre un mese, nel pieno rispetto del segreto istruttorio, l’Ufficio del Commissario per l’emergenza di Palermo ha fornito ampia collaborazione alla Digos nel corso delle indagini che si sono concluse con le misure cautelari oggi disposte” scrive in una nota l’assessore. “Le modalità con cui l’infermiera del civico di Palermo avrebbe assunto condotte criminose per favorire no-vax non sono solo incompatibili con l’esercizio di una professione sanitaria, ma indignano a fronte di una emergenza pandemica che paralizza il mondo ed espone al rischio della vita centinaia di milioni di persone. Auspico una immediata reazione in sede disciplinare con l’avvio del procedimento di licenziamento. Ma non sono meno gravi le condotte irresponsabili di quanti hanno avuto vantaggio dalle prestazioni rese”.

Immediata e durissima anche la reazione dei vertici della professione infermieristica. In una nota congiunta, Barbara  Mangiacavalli, presidente della Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche, e Nino Amato, presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo scrivono in una nota congiunta che  gli arresti compiuti all’hub palermitano “mettono fine all’aspetto penale di una vicenda scandalosa ma non chiudono la vicenda professionale, deontologica e morale di quest’infermiera che, facendo finta di vaccinare cittadini,  si è resa protagonista di un comportamento e di azioni indegne”.

“Con sdegno” aggiungono i due dirigenti professionali “rileviamo l’aggravante di aver tradito la fiducia dei cittadini che credono nella professione infermieristica, dei colleghi professionisti che mettono a rischio la propria salute e spesso la vita per tutelare quella delle persone e soprattutto di aver disatteso il Codice deontologico e ogni principio dettato dalla professione infermieristica”.
Amato annuncia inoltre di aver già attivato tutte le procedure propedeutiche ad azioni disciplinari e non esclude che l’Ordine palermitano “si costituisca parte civile sia per il comportamento rispetto ai nostri assistiti, sia per il danno enorme di immagine che la professione infermieristica ha dovuto subire. Non arretriamo di un millimetro dalla nostra posizione, perché come professionisti sanitari abbiamo giurato di difendere e mantenere la salute dei cittadini. E con determinazione siamo fermamente convinti, anche da prima delle previsioni di legge, che la vaccinazione sia l’arma per combattere la pandemia”.

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