Molnupiravir, la Francia disdice gli ordini, la Danimarca pronta a seguirla

Molnupiravir, la Francia disdice gli ordini, la Danimarca pronta a seguirla

Roma, 28 dicembre – La Francia ha cancellato i suoi ordinativi (50 mila dosi) di molnupiravir, l’antivirale per il trattamento di Covid sviluppato e prodotto da Merck, a seguito dei dati insoddisfacenti scaturiti Visualizza immagine di originedalla sperimentazione, che hanno indotto il governo d’Oltralpe alla decisione di cambiare strada e  virare in direzione di Paxlovid, il farmaco anti-Covid prodotto da Pfizer.  “Gli ultimi studi non erano buoni” ha spiegato il ministro della Sanità Olivier Veran (nella foto) ai microfoni di Bfm Tv, precisando che la cancellazione non comporterà penali per Parigi.

La Francia è il primo Paese ad annunciare pubblicamente la cancellazione degli ordini per il farmaco prodotto da Merck, dopo che l’azienda farmaceutica a novembre ha diffuso una serie di dati che indicano un’efficacia minore della pillola, rispetto a quanto si era valutato precedentemente. Negli individui ad alto rischio si ritiene che la pillola Merck riduca i rischi di ospedalizzazione e decesso di circa il 30%. La Merck finora, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito alla decisione del governo francese.

Le “disgrazie” di molnupiravir sembrano spalancare la strada a Paxlovid di Pfizer, che invece ha evidenziato un’efficacia del 90% nel prevenire ricoveri e morti nei pazienti ad alto rischio ma che (come peraltro lo stesso molnupiravir) è ancora in attesa del via libera da parte dell’Ema.

Per comprendere appieno la doccia gelata che il dietrofront francese ha comportato per Merck merita di essere ricordato che lo scorso 10 dicembre l’alta autorità nazionale francese per la salute (Has) aveva autorizzato l’accesso anticipato al trattamento con molnupiravir, destinato alle cure dei pazienti con forme lievi e moderate di Covid e con almeno un fattore di rischio per sviluppare la forma grave della malattia. Ora si registra la retromarcia del governo francese, che non ha fornito alcuna indicazione in merito al quantitativo di Paxlovid acquistato.

Sulla scia della decisione francese potrebbe presto muoversi la Danimarca, se saranno accolte le perplessità espresse dalla Società danese per la medicina generale (Dsam), che rappresenta i medici di base del Paese., in ordine alle raccomandazioni dell’Autorità danese per la salute e i medicinali sul trattamento di Covid 19 con il molnupiravir.

La Danimarca era stata il primo Paese europeo, lo scorso 17 dicembre, ad approvare, Lagevrio (il nome commerciale dell’antivirale Merck) per il trattamento di Covid. Una scelta controversa, alla luce dei molti e irrisolti dubbi in ordine all’affidabilità, l’efficacia e i profili di sicurezza del molnupiravir, che il portavoce del Dsam Anders Beich ha recentemente riproposto, facendo riferimento alla scarsa documentazione presentata al momento della sua registrazione.

“Pensiamo che la base della documentazione sia davvero, davvero scarna. Abbiamo paura di dover usare un rimedio che è inefficace nel migliore dei casi e, nel peggiore dei casi, mette a rischio il trattamento delle persone” ha detto Beich alla radio danese. Secondo il Dsam, il rischio correlato all’utilizzo di un rimedio scarsamente efficace è quello di esporre i pazienti al rischio di essere trattati sottoposti al trattamento troppo tardi rispetto al necessario. Molnupiravir deve infatti essere somministrato nei primi cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi e ciò richiede la capacità (non scontata) di diagnosticare rapidamente i pazienti.

“C’è la tendenza a credere che una volta ricevuto il trattamento andrà tutto bene. Può essere che sia il medico che il paziente pensino che il processo di cura abbia avuto inizio. Ma se il trattamento è inefficace, si perde solo tempo e c’è il rischio che la malattia peggiori senza che venga intrapresa alcuna azione” ha detto Beich, la cui osservazione critica è stata in seguito ripresa anche dall’Agenzia danese per i medicinali, per la quale ci sono già trattamenti “che funzionano per il gruppo di pazienti in cui la pillola è destinata all’uso e che funzionano molto meglio e sono documentati molto meglio” .

Secondo Jan Gerstoft, docente di Malattie infettive presso la Rigshospitalet Clinic, le problematiche legate alla pillola Merck risiedono essenzialmente nel fatto che non sono state confermate le aspettative suscitate  dal farmaco negli stadi iniziali delle sperimentazioni.  Gerstoft, in particolare,  ha riferito che l’effetto positivo è stato osservato essenzialmente in Sud America, dove abbondano ceppi particolari di coronavirus, mentre non è stato rilevato “praticamente nessun effetto” negli Stati Uniti e in Europa.
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