Colchicina, studio di Harvard stronca ogni ipotesi di uso contro Covid

Colchicina, studio di Harvard stronca ogni ipotesi di uso contro Covid

Roma, 3 gennaio – La colchicina, alcaloide originariamente estratto dalle piante del genere Colchicum utilizzato prevalentemente per trattare e prevenire gli attacchi di gotta ma proposto nelle prime fasi della pandemia da Sars CoV 2 come possibile trattamento contro il Covid-19, non offre benefici in termini di riduzione del rischio di aggravamento della malattia né di morte.

È quanto emerge da una sperimentazione coordinata dall’Harvard Medical School, i cui risultati sono stati pubblicati il 29 dicembre scorso su Jama Network Open. Lo studio è stato condotto in 42 centri argentini e ha coinvolto circa 1.279 pazienti ricoverati per Covid: la metà di essi, oltre al trattamento standard, ha ricevuto la colchicina.

Dopo 28 giorni i ricercatori non hanno osservato differenze sostanziali tra i due gruppi: il 25% dei pazienti trattati con colchicina ha avuto bisogno della ventilazione meccanica contro il 28,8% di quelli che hanno ricevuto solo le cure convenzionali. Anche per il rischio morte i dati sono deludenti: è deceduto il 20,5% dei trattati con il farmaco anti-gotta contro il 22,2% di quelli con il trattamento standard. Differenze troppo esigue per potere essere considerate significative.

Nelle scorse settimane l’Organizzazione mondiale della sanità ha sconsigliato di usare la colchicina sia nei pazienti ricoverati sia in quelli che non hanno bisogno di cure ospedaliere. Un monito al quale con ogni proababilità non sono estranei gli esiti di studi precedenti, secondo i quali la colchicina può causare effetti collaterali gastrointestinali come diarrea, vomito e mal di stomaco in circa il 9,6% dei pazienti. Nel caso di pazienti anziani e debilitati, occorre inoltre prestare molta attenzione durante l’assunzione di colchicina, poiché ci sono alti rischi di tossicità.

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