Ffp2, l’accordo sul prezzo calmierato divide la categoria, molti i delusi

Ffp2, l’accordo sul prezzo calmierato divide la categoria, molti i delusi

Roma, 5 gennaio – Basta fare un giro sui social per rendersi immediatamente conto che l’accordo sul prezzo delle mascherine Ffp2 calmierato a 0,75 euro concluso dalle sigle rappresentative delle farmacie (Federfarma, Assofarm e FarmacieUnite) con il commissario straordinario all’emergenza Covid è – nella stragrande maggioranza dei commenti – considerato dai titolari delle farmacie di comunità gradito quanto una spina sotto un’unghia.

Tralasciando i commenti più oltranzisti, emerge un diffuso ed evidente malcontento soprattutto per le modalità operative delle sigle di rappresentanza che – quasi che la categoria rappresentata non esistesse o fosse solo un trascurabile impiccio – prima fissano le condizioni e concludono l’accordo e soltanto poi  ne danno notizia al “corpaccione” degli associati. Modalità che – con buona pace degli alati discorsi sulla democrazia e la rappresentanza – fanno letteralmente uscire dai gangheri chi apprende prima dai giornali che dall’associazione alla quale è onerosamente iscritto per veder tutelata la sua attività,  notizie importanti rispetto a decisioni che – incidendo concretamente, anche a livello economico, sulla vita della farmacia – avrebbe voluto  conoscere preventivamente e, magari, concorrere a determinare.

Nessuno è tanto ingenuo da ignorare che il funzionamento di un organismo complesso come un sindacato è assai problematico, anche perché nessuno statuto – per ben congegnato che sia – riesce a sottrarsi a quella che sembra essere una deriva ineluttabile, ovvero un assetto piramidale, dove un manipolo di ottimati decide di fatto per tutti, con il placet di organismi intermedi espressi a livello territoriale che finiscono quasi inevitabilmente per occuparsi e  preoccuparsi più del mantenimento degli equilibri in alto che dell’ascolto e della veicolazione delle istanze che arrivano dal basso.

È il sindacato, baby, e non puoi farci nulla” si potrebbe dire, parafrasando la celeberrima battuta di un vecchio film e iscrivendosi alla schiera della maggioranza silenziosa che si limita a scuotere il capo, fare al più un piccolo fervorino sul fenomeno generalizzato della crisi delle rappresentanze e quindi pensare ad altro, masticando amaro e continuando a lavorare.

Sembra però cominciare a farsi strada nel prima ricordato “corpaccione” dei titolari delle farmacie un sentimento di “irritazione” (chiamiamola così) che si traduce sempre più chiaramente e frequentemente in una domanda: ha un qualche rintracciabile senso un “sindacalismo” di questo tipo? Offre davvero efficaci o almeno sufficienti margini di tutela? Porta da qualche parte? E, se sì,  dove? Sembra crescere, insomma, la rivendicazione – per quanto ancora confusa e indistinta e per ora limitata allo stadio della protesta – di nuovi criteri e meccanismi capaci di esprimere rappresentatività reale e partecipata.

Uno spiffero dell’aria che tira è arrivato, proprio in occasione dell’accordo sulle mascherine Ffp2, dal Sindacato dei titolari della provincia di Trapani, che nella serata di ieri ha trasmesso una circolare ai suoi associati per dare  subito conto dei contenuti del protocollo sottoscritto con il generale Figliuolo da Federfarma, Assofarm e FarmacieUnite (l’unica delle tre sigle ad ammettere, in una sua circolare agli iscritti, di avere molti motivi di insoddisfazione “per un accordo che dobbiamo accettare per ovvie ragioni e circostanze). La  nota del sindacato trapanese,  firmata dal presidente Leonardo Galatioto e dal segretario Biagio Gallo, è conclusa da alcune “note a margine” che esprimono appunto quel sentiment al quale facevamo cenno, che sembra farsi sempre più strada nella base della categoria. Per il loro interesse documentale, e anche perché è tutt’altro che improbabile che non tutti i mezzi di informazione di categoria le ritengano meritevoli di attenzione, le proponiamo qui di seguito:

“Ancora una volta i vertici nazionali del nostro Sindacato non hanno saputo resistere al desiderio di fare ‘autogol’, sottoscrivendo un protocollo con il  Ministero senza il preventivo coinvolgimento delle aziende produttrici di mascherine e senza previsione alcuna di futuri ipotetici ‘ristori’ da parte del governo. Risultato:

  • l’onere del prezzo ridotto delle mascherine Ffp2 – ora obbligatorie in determinati ambienti – è interamente a carico delle Farmacie (a meno di un gesto di carità da parte dei produttori che – è bene ribadirlo – non hanno contratto alcun impegno, sia col Governo che con Federfarma);
  • viene operata – con l’ imprimatur della dirigenza nazionale di Federfarma –  una “discriminazione“ tra le Farmacie “buone“ che aderiscono al protocollo e quelle “cattive“ che non intendono aderire; il tutto pubblicizzato su un sito istituzionale e con la  conseguenza assai probabile di ulteriori attriti all’interno della nostra categoria che  non può essere  certo utilizzata quale esempio di coesione e compattezza;
  • sarebbe quanto mai opportuno riflettere e dibattere sull’utilità di un mastodontico ed elefantiaco Sindacato nazionale, unitario solo di nome ma non certo di fatto!”

Lasciando ai lettori ogni valutazione in ordine alla fondatezza o meno dei rilievi messi nero su bianco dal sindacato dei titolari trapanese, non si può fare a meno di rilevare la corrispondenza tra le posizioni espresse ufficialmente da un’articolazione sindacale territoriale e i sentimenti di delusione e malcontento che serpeggiano sui social di categoria (noto rifugio, secondo il giudizio di qualche dirigente di categoria, di una specie di compagnia di giro di scontenti, frustrati e contestatori di professione).

Ad alimentare insoddisfazione e frustrazione, rendendo ancora più sgradito un accordo per il quale i massimi dirigenti di categoria continuano ad auspicare “una massiccia adesione, da parte dei colleghi”, trattandosi di “un ulteriore servizio che rientra appieno nell’evoluzione del nuovo modello di farmacia (…),  tassello fondamentale nel processo di territorializzazione dell’assistenza sanitaria, primo anello di congiunzione tra cittadini e Ssn”, sono poi alcuni commenti al vetriolo dedicati alla vicenda dalla stampa di informazione.

Spicca su tutti l’editoriale del direttore del quotidiano Domani  Stefano Feltri. Che non ci va davvero leggero e, in pratica, accusa le farmacie di ogni possibile nequizia, compresa quella di aver portato a termine, con la sottoscrizione dell’accordo per vendere le Ffp2 a prezzo calmierato “una fenomenale campagna di comunicazione che finora ha avuto il solo risultato di far pensare agli italiani che la farmacia sia il posto dove comprare le mascherine al prezzo più basso possibile (non è vero) grazie a un intervento per legge (al momento privo di effetti). Pubblicità ingannevole. I risparmi per i cittadini sono tutti da dimostrare, i benefici per le farmacie che avranno un ulteriore afflusso di clientela in negozio evidenti”. 

Non bastasse,  Feltri inscrive il tutto nella cornice di una valutazione più generale di “bassa efficienza del modello attuale delle farmacie e alto potere di mercato dovuto al fatto che il settore è organizzato in monopoli locali garantiti per legge”.

Cornuti e mazziati, insomma: non ci vuole davvero molto a immaginare l’effetto che valutazioni di questo tipo (alle quali certamente le sigle della farmacia non mancheranno di rispondere) possono sortire in quei farmacisti che – ancora ignari dell’accordo che si stava andando a firmare – hanno acquistato le mascherine Ffp2, sulla spinta del loro uso obbligatorio disposto recentemente dal Governo, a prezzi non compatibili con quello fissato dal protocollo sottoscritto con Figliuolo.

E certamente va condiviso l’auspicio espresso sul suo profilo social da un’autorevole e sempre attenta giornalista di settore, Laura Benfenati, che chiede “una durissima presa di posizione di tutte le rappresentanze di categoria: le farmacie sono state sempre a disposizione dei cittadini durante tutta la pandemia, quando gli accessi ad altre strutture erano impossibili. Non si meritano proprio attacchi ideologici”.

Benfenati conclude il suo appassionato intervento con l’hashtag #dallapartedelle farmacie. Sottoscrivibile in toto anch’esso. A patto di ricordarsi che dalle parte delle farmacie, prima di ogni altro, ci debbono stare proprio le farmacie, E, ovviamente, chi le rappresenta.

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