Obbligo vaccinale, falsi test positivi per aggirarlo, crescono le segnalazioni

Obbligo vaccinale, falsi test positivi per aggirarlo, crescono le segnalazioni

Roma, 10 gennaio – La stampa di informazione, subito dopo l’approvazione dell’obbligo vaccinale disposta dal governo, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica il rischio che i no vax possano aggirarlo in modo tutto sommato semplice, grazie soprattutto a quello che è stato individuato come un vulnus del sistema, ovvero i tamponi per accertare la presenza o meno di un’infezione da Sars CoV 2. Ormai, quelli antigenici rapidi vengono effettuati nella stragrande maggioranza dei casi nelle farmacie, che – come documentato dalle cronache – soprattutto durante le feste, anche per il dilagare della variante Omicron,  sono state letteralmente prese d’assalto da file interminabili di cittadini.

Nel tentativo di ovviare alla situazione e considerata l’alta circolazione virale, su indicazione del ministero della Salute, diverse Regioni (a partire dal Lazio e dalla Lombardia, ma anche Veneto, Emilia Romagna, Provincia di Trento, Umbria) hanno così cambiato le procedure in caso di positività del test: mentre prima il tampone risultato positivo doveva di necessità essere confermato da un tampone molecolare di controllo per certificare l’infezione, così da escludere casi di falsa positività, hanno deciso di semplificare e velocizzare la procedura saltando questo passaggio. Per essere dichiarati positivi a Covid, basta dunque  il responso del test antigenico in farmacia, comunicato all’Asl competente. Il cittadino positivo è quindi obbligato a  entrare subito in isolamento per 10 giorni, dal quale uscirà una volta negativizzato e, con un certificato di guarigione in tasca, essere del tutto libero di circolare.

Tutto bene? Sì, se nella decisione di  bypassare il tampone molecolare di controllo gli immancabili furbetti no vax non avessero individuato il vulnus per aggirare le norme, facendosene beffe  senza infettarsi davvero e senza ovviamente farsi inoculare l’esecrato vaccino. Come? Trovando il modo di ottenere un falso tampone positivo, anche se sanissimi: grazie a quello, passati i dieci giorni di isolamento, basta esibire un nuovo test con risultato negativo per ottenere il certificato di guarigione e, con quello,  “guadagnarsi”  sei mesi di super green pass.

La “stretta” delle norme, con la previsione dell’obbligo del super green pass anche per prendere un mezzo di trasporto pubblico o andare in palestra, cinema, musei e terme, rischia di alimentare il sotterfugio (una vera e pericolosissima truffa, in realtà) dei falsi test positivi.  Esclusa la possibilità di poter circolare grazie a un semplice tampone negativo, come prima, non restano infatti che due vie per poter fare una vita “normale”: vaccinarsi o infettarsi e guarire, e va da sè che è meglio”guarire” senza in realtà contrarre il virus.

L’unico problema è quello di procurarsi un falso tampone positivo, che necessita ovviamente di connivenze all’interno del sistema. E qui entrano in ballo le farmacie che effettuano i test:  molti giornali hanno avanzato l’ipotesi che sia questo lo snodo critico, dove – grazie a farmacisti compiacenti – può materializzarsi la truffa. Non risultano fin qui, almeno per quanto di nostra conoscenza, denunce circostanziate, ma abbondano le segnalazioni sui giornali, sia pure anonime e generiche: il quotidiano il Giornale, solo per fare un esempio, riferisce  di una fonte  “che realizza tamponi in Trentino Alto Adige e chiede l’anonimato”  che riferisce di  “molte persone venute offrendo grosse cifre e pagamenti extra per essere dichiarati positivi al test”.

A Risultato immagine per Fabio Ciciliano polizia di stato protezione civile ctsmettere a fuoco il fenomeno, intervistato per il Corriere della Sera da Margherita De Bac, è stato ieri Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia di Stato e membro del Cts (nella foto), che di fronte alla precisa domanda se sia vero che ci sono casi di tamponi negativi fatti passare per positivi da farmacisti compiacenti, risponde così: “La semplificazione dell’impianto normativo sulla diagnostica dei casi positivi, se da un lato facilita la gestione  complessiva degli isolamenti (basta la positività al semplice tampone antigenico), dall’altro può aprire a potenziali criticità dovute al tentativo di corruzione di farmacisti compiacenti. Ci sono segnalazioni da varie città. Basta registrare in piattaforma tamponi surrettiziamente positivi al fine del rilascio del green pass successivo all’esecuzione di un secondo tampone negativo e si elude uno dei più importanti sistemi di vigilanza sull’epidemia. Comportamenti disonesti e sanzionabili penalmente con gravi ripercussioni sui farmacisti compiacenti e su chi li preme”.

Non c’è molto da aggiungere, se non l’osservazione che Ciciliano ha dimenticato di aggiungere l’aggettivo “indegni” ai “comportamenti disonesti e sanzionabili penalmente” degli eventuali  farmacisti “compiacenti” e che – scoperto ormai il meccanismo della truffa – si stanno presumibilmente stringendo le maglie dei controlli sui tamponi in farmacia. Per il resto, nessun commento su pratiche che sono incommentabili e sulle quali, semmai, dovrebbero essere le rappresentanze della professione  a pronunciarsi.

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