Cceps, si rimette in moto la “corte d’appello” disciplinare dei professionisti sanitari

Cceps, si rimette in moto la “corte d’appello” disciplinare dei professionisti sanitari

Roma, 11 gennaio – Il ministero della Salute ha dato notizia della ricostituzione della Cceps, la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, organo che decide sui ricorsi dei professionisti sanitari contro le sanzioni disciplinari irrogate dagli Ordini provinciali e i cui componenti –  nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri – rimangono in carica quattro anni.

La precedente Commissione era decaduta a fine 2020, sospendendo i ricorsi pendenti e rendendo così di fatto inefficaci le sanzioni nei confronti dei professionisti sanitari, che potevano continuare a esercitare seppur gravati da sanzioni disciplinari ancora non rese operative.

Presidente effettivo è stata nominata Elena Stanizzi, consigliere del Tar per il Lazio di Roma, presidente supplente Paolo Severini, consigliere del Tar Campania di Salerno, mentre il componenti designati dal Consiglio superiore di sanità sono Marco Montorsi (effettivo) e Marco Ferrari (supplente).

Per l’esame degli affari concernenti la professione di farmacista i componenti designati dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani sono Roberto Cadeddu,  Michele Dalfino Spinelli,  Ferdinando Maria De Francesco, Giovanni Gerosa e Angela Pellacchi (membri effettivi) e Giuseppe Castello, Antonino D’Alessandro,  Enrica Quinzio, Francesco Rastrelli e Francesco Settembrini (membri supplenti).

La Cceps potrà dunque tornare a esercitare in pienezza la sua funzione di “corte d’appello” dei professionisti sanitari, esaminando e pronunciandosi sui loro ricorsi nei confronti delle decisioni assunte dalle Commissioni disciplinari dei vari Ordini provinciali. In questo modo, come afferma in una nota pubblicata sul sito Fnomceoil presidente dei medici Filippo Anelli, “si rimette in moto un percorso di normalità che consentirà ai professionisti sanitari di poter esercitare il loro diritto alla difesa e agli Ordini di poter vedere espressa sino in fondo la loro attività disciplinare”.

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