Ospedali in affanno per boom contagi, Fedriga: “Il problema sono i non vaccinati”

Ospedali in affanno per boom contagi, Fedriga: “Il problema sono i non vaccinati”

Roma, 12 gennaio – Preoccupazioni diffuse, tra i presidenti delle Regioni, per le possibili conseguenze della forte accelerazione dei contagi di Covid, che stanno rapidamente portando le strutture ospedaliere ai livelli di guardia.  Secondo i dati Agenas, l’Agenzia dei servizi sanitari regionali, il tasso di occupazione di posti letto con pazienti Covid nei reparti sale al 26% e cresce in diverse regioni. È al momento stabile, al 17%, l’occupazione delle terapie intensive (era l’11% il 24 dicembre).

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, prevede che la sua Regione vada verso l’arancione anche se “è difficile fare previsioni, perché la variante Omicron è completamente diversa”.
Per Fontana “la direzione è sicuramente quella, speriamo di riuscire a fermarci prima”. Per Fontana “è difficile fare delle previsioni soprattutto perché la variante Omicron è completamente diversa. Lo sviluppo non è paragonabile al vecchio Covid. Non penso si possano fare delle anticipazioni, se già era difficile prima adesso lo è ancora di più”.
Anche il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, annuncia la possibile zona arancione, addebitando senza tanti giri di parole il peggioramento della situazione ai no vax: “Se tutti fossero vaccinati noi non saremo in zona gialla, vicini all’arancione, ma saremo in una zona bianca super, perché saremo più bassi dei parametri per la zona gialla”.
“Il Friuli Venezia Giulia è molto vicino alla zona arancione” è costretto ad ammettere Fedriga. “Voglio ricordare però che con le misure che la Conferenza delle Regioni aveva chiesto al Governo per i vaccinati l’arancione è come la zona bianca”.
“Avevamo voluto queste misure” spiega il presidente friulano “perché c’è una grande differenza tra i vaccinati e non. Ovvero, il non vaccinato rischia di andare in ospedale, se gli ospedali si saturano rischiamo di mettere in crisi tutto il Paese. Chi  è vaccinato protegge se stesso e gli ospedali e quindi la propria comunità”.
In Friuli Venezia Giulia, aggiunge Fedriga, “se guardo le terapie intensive sono più elevati rispetto al ricovero di chi non è vaccinato in confronto a chi è vaccinato. Abbiamo numeri impressionanti su una platea di soggetti che è decisamente minoritaria. Abbiamo poco più del 10% di persone non vaccinate che occupano in generale il 60% del posti letto, mentre in terapia intensiva ne occupano moltissimi, penso che sfioriamo il 90%”.
“La partecipazione alla campagna vaccinale – spiega Fedriga –  è fondamentale per proteggere se stessi e tenere al riparo le strutture ospedaliere, perché noi adesso abbiamo dovuto ridurre alcune attività. Devo ringraziare il nostro sistema sanitario perché le ha ridotte in modo inferiore rispetto ad altri territori. Noi adesso avremo in prospettiva una riduzione del 40% di tutte le attività, mentre in altre Regioni si supera il 50%, però dobbiamo ridurle perché il personale deve essere occupato per curare le persone malate di Covid. Se queste persone fossero di meno” conclude Fedriga “è chiaro che avremo più possibilità nei nostri ospedali”.
Anche la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, evidenzia lo straordinario “stress” che la violenta accelerazione dei contagi dell’ultimo mese ha comportato per il servizio sanitario regionale: “Gestire in 20 giorni 32 mila positivi in più, mezzo milione di tamponi e 216 ospedalizzati dà l’idea dello sforzo sanitario, organizzativo e logistico che il Governo regionale ha fatto in queste vacanze, non certo per noi, di Natale”.
Tesei ricorda che l’Umbria ha oggi circa 35 mila positivi, “erano solo 3.700, quindi dieci volte in meno prima di Natale”.
Intanto, da più parti viene messa sempre più in dubbio l’utilità di fornire report giornalieri dei contagi. Lo stesso sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha avanzato le sue perplessità, sostenendo che il bollettino, così com’è e nella situazione attuale, “di per sé non dice nulla. Per questo ho proposto al ministro Speranza di riflettere sull’attuale sistema di report“. Secondo Costa è meglio “soffermarsi sui dati delle ospedalizzazioni e dell’occupazione delle terapie intensive”.
Dello stesso parere Donato Greco, membro del Cts), che lancia la proposta di far diventare il bollettino  settimanale”.
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