Tamponi, contenzioso parafarmacie-Regione Marche, Tar chiama in causa la Consulta

Tamponi, contenzioso parafarmacie-Regione Marche, Tar chiama in causa la Consulta

ULTIMORA – Roma, 12 gennaio –Una sentenza del Tar Marche, la n. 07/2022 pubblicata in data di ieri, rimanda alla Corte costituzionale la soluzione del contenzioso tra la Regione Marche e le sigle delle parafarmacie aperto da queste ultime a metà dello scorso anno dopo che, con un subitaneo dietrofront, la giunta regionale annullò la delibera n. 465/2021 che rendeva esecutivo l’accordo tra la stessa Regione e Fnpi, Mnlf e Unaftisp che consentiva di effettuare i test rapidi sierologici e antigenici anche agli esercizi di vicinato. Le parafarmacie, in buona sostanza, venivano riconosciute dalla Regione Marche come  strutture in grado di aumentare l’efficienza delle attività di prevenzione utili a contrastare la diffusione del virus.

L’accordo – che seguiva quello già in essere con le farmacie e prevedeva tutta una serie di protocolli per l’esecuzione del test in sicurezza sia per il cittadino sia per il farmacista: locali dedicati, percorsi separati e impiego rigoroso delle procedure e dei dispositivi di protezione – era ovviamente finalizzato ad aumentare la rete di sorveglianza contro il Covid nella Regione, ma durò come si dice l’espace d’un matin. Una successiva delibera della giunta regionale (la n. 663/2021, frutto secondo le parafarmacie delle forti pressioni delle sigle delle farmacie, culminate nell’invio da parte di Federfarma Marche di una formale diffida alla Giunta regionale), annullò infatti la deliberazione n.465/2921, ripristinando di fatto la situazione preesistente: niente tamponi nelle parafarmacie.

Inevitabile la reazione a colpi di carte bollate delle sigle di rappresentanza degli esercizi di vicinato, che opposero subito ricorso contro la decisione della Regione davanti ai giudici amministrativi,  respinto però in prima istanza dal Tar Marche con ordinanza n. 240 del 29 luglio 2021. Uno stop insufficiente a mettere fine al contenzioso: le parafarmacie si opposero infatti davanti al Consiglio di Stato, che con ordinanza n. 7994/21 del 22 settembre 2021, pur non dirimendo la questione, accolse parzialmente il ricorso delle parafarmacie, ai soli fini della “sollecita fissazione dell’udienza di merito dinanzi al Tar”, chiamato a pronunciarsi il più sollecitamente possibile sulla richiesta di sospensiva del provvedimento regionale di revoca dell’iniziale via libera all’effettuazione dei test antigenici rapidi anti Covid anche nelle parafarmacie.

Nella sua ordinanza, il Consiglio di Stato chiariva, tra gli altri, due punti ritenuti di grande importanza dai rappresentanti delle parafarmacie. Nel primo, i giudici di Palazzo Spada affermano che i principi portati alla loro attenzione “sono rilevanti e necessitano di approfondimento, anche ricorrendo alla Corte di Giustizia Ue, questo perché se a eseguire i test sono laureati come quelli che operano in farmacia e hanno i locali a norma, il diniego mal si giustifica nel corso di una emergenza sanitaria come quella causata dal virus”. Il secondo punto chiarito dal CdS e ritenuto anch’esso di grande rilievo dalle ricorrenti è che la decisione di escludere le parafarmacie dall’esecuzione dei tamponi prefigura un possibile danno patrimoniale.

Ma, come detto, l’ordinanza di settembre dei giudici di Palazzo Spada rimandava la palla ai giudici del Tar Marche, con l’invito a pronunciarsi sulla decisione della Regione di escludere le parafarmacie dall’esecuzione dei tamponi.

Pronuncia che è arrivata con la sentenza di ieri, 21 dense pagine che debbono aver certamente impegnato il giudice estensore, Tommaso Capitanio. Moltissimi le considerazioni e gli spunti di interesse della pronuncia dei giudici amministrativi marchigiani, apprezzabili integralmente nella lettura del dispositivo (al cui testo si può agevolmente accedere attraverso i link pubblicati nell’incipit e in calce a questo articolo). Qui sarà sufficiente dire che  per il Tar Marche, almeno sulla base dei ricordati accordi per l’effettuazione dei tamponi stipulati dalla Regione Marche prima con le farmacie e poi con le parafarmacie – – non sono ravvisabili differenze nelle prestazioni tra le une e le altre, dal momento che in entrambi i casi, il tampone viene eseguito ‘…in modalità di auto-somministrazione da parte dell’assistito … sotto la sorveglianza del farmacista…e che ‘Il farmacista, nel rispetto delle norme di contenimento della diffusione del virus, verificherà la corretta esecuzione dei passaggi…di modo che il test fornisca un risultato attendibile“. Ne discende  che l’esclusione della parafarmacie dal novero delle strutture abilitate ad effettuare i tamponi in argomento non trova alcuna plausibile giustificazione” si legge nella sentenza. “Viene dunque in rilievo la violazione dell’art. 3 e dell’art. 41 Cost., in quanto le norme in commento, senza un giustificato motivo, limitano la libertà di iniziativa economica di determinati soggetti giuridici rispetto alla medesima attività che altri soggetti giuridici operanti nello stesso mercato di riferimento sono invece abilitati a svolgere (attività, peraltro, che richiede una identica qualificazione professionale)”.
I giudici esaminano in dettaglio le considerazioni e gli argomenti prodotti dalle sigle delle farmacie e delle parafarmacie a sostegno delle opposte ragioni, osservando tra le altre cose che la limitazione imposta alle seconde con l’esclusione dall’effettuazione dei tamponi “si pone anche in conflitto logico con la ratio sottesa alla normativa emergenziale, ossia quella di incrementare il numero dei tamponi. (….) . Ne consegue che, in quest’ottica, la presenza (soprattutto all’interno dei centri commerciali) di una parafarmacia in cui fosse stato possibile effettuare il test avrebbe aumentato lo screening di massa, senza peraltro incidere sul tradizionale bacino di utenza delle farmacie”.
E il fatto che tutta la legislazione emergenziale “abbia riconfermato il ruolo eminente delle farmacie nella gestione della crisi sanitaria, da un lato non significa che tale scelta sia insuscettibile di essere contestata da chi vi abbia interesse, dall’altro lato non incide nella presente controversia” (che, spiega il Tar Marche, presenta un profilo specifico e non di sistema”).
I giudici amministrativi marchigiani concludono dunque sollevando la questione di legittimità costituzionale, per contrasto con gli artt. 3 e 41 Cost., dell’art. 1, commi 418 e 419, della L. 30 dicembre 2020, n. 178, nella parte in cui è riservata alle sole farmacie – e non anche alle parafarmacie – l’effettuazione dei test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars CoV2″ e, di conseguenza, dispongono la sospensione del giudizio in attesa della decisione della Corte Costituzionale“, ordinando l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Alla quale, dunque,  va l’ultima e decisiva parola su una questione in tutta evidenza densa di rilevanti implicazioni.

 

♦ Sentenza del Tar Marche n. 07/2022

 

 

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