Corsa al Quirinale, i precedenti dicono che aiuta aver presieduto Camera o Senato…

Corsa al Quirinale, i precedenti dicono che aiuta aver presieduto Camera o Senato…

Roma, 17 gennaio – Nella marcia di avvicinamento al 24 gennaio,  data in cui le Camere sono convocate per la prima seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica, Openpolis, la fondazione indipendente che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche e la trasparenza con un’intensa attività di data journalism, propone qualche nuova considerazione sull’importante scadenza politico-istituzionale,  decisiva per il futuro immediato (e non solo) del Paese, alla luce delle sue implicazioni sugli assetti politici e di governo.

La scelta del parlamento su chi andrà a ricoprire il ruolo di Capo dello Stato si baserà certamente su una valutazione di tipo politico, ma dovrà tuttavia tenere in considerazione le esperienze pregresse dei “candidati” individuati. A parte i pochi elementi richiesti dalla Costituzione, non ci sono requisiti formali per diventare Presidente della Repubblica, se non quello di aver compiuto cinquanta anni d’età e godere dei diritti civili e politici. I precedenti dunque possono forse fornire elementi utili per interpretare le scelte che sono state compiute finora, ma sarebbe un errore considerarli più indicativi di quanto in realtà non siano.

Un dato estremamente comune tra i Presidenti della Repubblica fin qui succedutisi è l’esperienza nelle aule parlamentari. D’altronde conoscere i meccanismi parlamentari è sicuramente una caratteristica utile per ricoprire il ruolo di Capo dello Stato. Il Presidente può infatti rinviare una legge alle Camere e può rifiutarsi di firmare un decreto legge che non presenti le caratteristiche di necessità e di urgenza. Dei 12 presidenti che si sono susseguiti al Quirinale solo uno, Carlo Azeglio Ciampi, non aveva mai ricoperto un incarico parlamentare prima di essere eletto.

La maggior parte (9 su 12) ad esempio erano stati deputati, mentre soltanto tre (Luigi Einaudi, Sandro Pertini e Francesco Cossiga) sono stati eletti al Senato. Gli ultimi due, peraltro, oltre che a Palazzo Madama erano stati eletti anche a Montecitorio. A questi tre poi vanno aggiunti Giovanni Leone e Giorgio Napolitano, che prima di diventare Capi dello Stato erano stati nominati senatore a vita rispettivamente da Giuseppe Saragat e da Ciampi. Napolitano inoltre è stato l’unico Capo dello Stato ad aver ricoperto il ruolo di parlamentare europeo, mandato che ha svolto per due legislature.

Sembra essere d’aiuto – nel profilo del candidato “ideale” per il Quirinale –  l’aver occupato incarichi parlamentari particolarmente rilevanti, quali la presidenza del Senato e quella della Camera (ovvero le due più alte cariche dello stato dopo la presidenza della Repubblica).  I presidenti dell’Assemblea di Montecitorio poi eletti al Colle sono ben cinque: Giovanni Gronchi, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano). Quanto alla seconda carica dello stato, solo un presidente del Senato è stato finora eletto al Quirinale, Francesco Cossiga.

Come per gli incarichi parlamentari, a oggi un solo Presidente della Repubblica non aveva ricoperto, negli anni precedenti, importanti incarichi di governo. Si tratta di Sandro Pertini, che  però – come appena ricordato – era stato in precedenza la terza carica dello stato nel corso della V e della VI legislatura. Sono stati ben 11 su 12 i Presidenti della Repubblica che hanno ricoperto incarichi  governativi, anche con posizioni di primissimo piano.  Antonio Segni,  Leone, Cossiga e Ciampi prima di salire al Colle erano stati infatti presidenti del Consiglio dei Ministri, mentre altri due presidenti (Saragat e Sergio Mattarella) avevano ricoperto l’incarico di vicepremier. Con l’esclusione di Leone e Pertini, infine, tutti gli altri presidenti sono stati ministri con portafoglio in dicasteri di peso, come il ministro degli Esteri, dell’Interno, della Difesa, dell’Economia, dell’Istruzione o dell’Industria.

Alcuni presidenti poi avevano nel loro curriculum, al momento dell’elezione, incarichi importanti in organi istituzionali diversi da quelli parlamentari o di governo. Due presidenti della Repubblica, ad esempio, avevano ricoperto l’incarico di governatore della Banca d’Italia prima di essere eletti al Quirinale (si tratta di Luigi Einaudi e Carlo Azeglio Ciampi). Sergio Mattarella, come è noto, è invece stato fin qui l’unico ad essere giudice della Consulta prima di diventare Capo dello Stato.

Il nome più “caldo” sul quale si discute come possibile successore di Mattarella è sicuramente quello dell’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi, che sulla carta ha sicuramente incarichi sufficienti per essere un candidato autorevole per il Quirinale, ricalcando così le orme di Ciampi, che arrivo alla presidenza della Repubblica dopo aver  svolto in precedenza il ruolo di governatore della Banca d’Italia e di Presidente del Consiglio. Incarichi ai quali Draghi può permettersi di aggiungere anche quello di presidente della Banca centrale europea.

Openpolis fa però notare che nella storia repubblicana  non è mai capitato che al Colle salisse un presidente del Consiglio in carica e questo potrebbe comportare qualche complicazione dal punto di vista tecnico-costituzionale. I due incarichi infatti sono incompatibili e non è chiaro come dovrebbe essere gestito il passaggio tra un ruolo e l’altro.

Un altro aspetto da segnalare poi è che sebbene non tutti i presidenti della Repubblica fossero iscritti a un partito al momento dell’elezione, certamente lo erano stati in precedenza o comunque le loro esperienze parlamentari e di governo erano più che sufficienti per comprenderne l’orientamento politico. In ogni caso, riepilogando, dei 12 presidenti fin qui succedutisi 5 erano riconducibili alla Democrazia Cristiana, tre indipendenti di centrosinistra e uno ciascuno di provenienza Democratici di sinistra (Ds), Partito liberale italiano (Pli), Partito socialista democratico italiano (Psdi) e Partito socialista italiano (Psi).

La particolare caratteristica dell’attuale governo di larghe intese, e il ruolo di mediatore svolto da Draghi in questo contesto, non aiutano invece a collocare politicamente con chiarezza l’attuale premier, annota Openpolis: un aspetto abbastanza particolare per una persona che in molti vorrebbero al vertice dello stato.

Ovviamente, a una settimana dall’apertura del voto, si intensificano le voci sui nomi “papabili” per il Colle,  tra i quali non mancano quelli di altri ex capi del governo. Tra r questi Giuliano Amato è sicuramente quello che ha ricoperto più incarichi di prestigio, sia in termini quantitativi che di varietà. Infatti oltre ad essere stato due volte Presidente delConsiglio è stato anche parlamentare (sia alla camera che al senato), sottosegretario, ministro, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e attualmente è vicepresidente della Corte costituzionale.

Anche Silvio Berlusconi, indicato proprio in questi giorni, al termine di un vertice tra i segretari della coalizione, come il candidato di schieramento del Centrodestra, oltre ad essere eletto in Parlamento, è stato Presidente del Consiglio, incarico che ha ricoperto questo per ben quattro volte. Anche un altro nome tra quelli dati in lizza per la carica, Paolo Gentiloni, ha guidato il governo, oltre a essere stato per  due volte ministro degli Esteri. Anche oggi ricopre un incarico estremamente prestigioso e importante, quello di commissario europeo all’Economia.

Openpolis passa in rassegna anche altri nomi di possibili candidati, come quelli di Emma Bonino e Rosy Bindi, che hanno ricoperto più volte sia il ruolo di parlamentare che quello di ministro in dicasteri importanti come quello degli Esteri e della Salute. Bonino inoltre è stata anche commissaria europea. Letizia Moratti invece è stata ministra dell’Istruzione, presidente della Rai, sindaca di Milano e attualmente è vicepresidente della Regione Lombardia. Nel suo curriculum tuttavia manca un’esperienza parlamentare. Lo stesso vale per Gianni Letta, Marta Cartabia e Sabino Cassese. Gianni Letta peraltro ha sempre ricoperto lo stesso incarico, quello di sottosegretario verbalizzante alla Presidenza del Consiglio nei quattro governi Berlusconi.

Cartabia invece oltre ad essere attualmente ministra della Giustizia, è stata la prima donna a ricoprire l’incarico di presidente della Corte costituzionale. Oltre a lei, anche Cassese è stato giudice costituzionale, oltre ad aver ricoperto negli anni ’90 l’incarico di ministro della Funzione pubblica, ruolo senza dubbio importante anche se privo di portafoglio.

Come già ricordato,  sono vari gli ex Presidenti della Repubblica ad aver anche presieduto un’aula parlamentare, precedente che suggerisce a Openpolis di considerare alcuni possibili candidati che ricoprono o hanno ricoperto questi stessi incarichi. Oggi la presidenza del Senato, seconda carica dello stato, è ricoperta da Maria Elisabetta Alberti Casellati che in passato è stata più volte parlamentare e ha rivestito ruoli di governo come sottosegretaria alla Giustizia e alla Salute in tre governi guidati da Silvio Berlusconi. Inoltre Casellati ha svolto anche un altro importante incarico istituzionale, come componente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), un organo peraltro presieduto dal Capo dello Stato. Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini invece sono stati rispettivamente presidente del Senato e della Camera. Nessuno dei due però ha mai avuto incarichi di governo.

Secondo Openpolis, guardando ai possibili candidati al Quirinale bisogna però  tenere in considerazione anche altre questioni, prima tra tutte quella di genere. Nessuna donna è ancora mai stata eletta al Quirinale,  a oltre 70 anni dal varo della Costituzione, e in molti hanno sostenuto e sostengono che sia arrivato il momento per interrompere questa prassi.

Ai diversi nomi femminili citati prima e da tempo in circolazione come possibili candidate, va aggiunto anche quello di Fabiola Gianotti, attuale presidente del Cern. Tuttavia, almeno fino ad ora, tutti i capi dello stato hanno ricoperto negli anni prima della loro elezione incarichi cruciali nelle istituzioni della repubblica. Una prassi piuttosto ragionevole considerando il ruolo tutt’altro che formale ricoperto dal capo dello stato nell’ordinamento italiano. Questo ovviamente senza nulla togliere a persone di altissimo profilo che non hanno avuto questo tipo di esperienza.

Anche il tema anagrafico inoltre ha la sua importanza. Sette anni sono un periodo molto lungo, che può diventare un limite per persone in età particolarmente avanzata. Anche diventare Presidenti della Repubblica da molto giovani però presenta delle problematiche. Quello di Presidente della Repubblica infatti è necessariamente l’incarico conclusivo di una carriera politica. Inoltre anche se, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, il ruolo del Quirinale è molto importante in alcuni momenti particolari, nella quotidianità le attività del presidente sono per lo più di carattere cerimoniale.

L‘età media dei Presidenti della Repubblica al momento dell’elezione è stata fin qui di 73 anni. Il presidente più giovane al momento dell’entrata in carica è stato Cossiga, a soli 57 anni. Un anno in meno di Marta Cartabia, la più giovane tra le figure che abbiamo analizzato. Il più anziano ad essere stato eletto invece è stato Giorgio Napolitano, che all’inizio del suo secondo mandato aveva 88 anni. Non a caso però il secondo mandato di Napolitano è durato solo due anni. Invece se si considera solo il primo incarico il presidente più anziano è stato Pertini, eletto a 81 anni.
Qui di seguito, in attesa del 13° presidente (e chissà che non porti bene…), il riepilogo dei 12 presidenti della Repubblica che si sono succeduti dal 1948 a oggi (tra parentesi, il periodo in cui è stato svolto l’incarico): Enrico De Nicola (1° gennaio 1948-12 maggio 1948); Luigi Einaudi (12 maggio 1948 -11 maggio 1955); Giovanni Gronchi (11 maggio 1955-11 maggio 1962); Antonio Segni (11 maggio 1962- 6 dicembre 1964); Giuseppe Saragat (29 dicembre 1964-29 dicembre 1971); Giovanni Leone (29 dicembre 1971-15 giugno 1978); Sandro Pertini (9 luglio 1978-29 giugno 1985); Francesco Cossiga (3 luglio 1985-28 aprile 1992); Oscar Luigi Scalfaro (28 maggio 1992- 15 maggio 1999); Carlo Azeglio Ciampi (18 maggio 1999-15 maggio 2006);  Giorgio Napolitano (15 maggio 2006-22 aprile 2013, primo mandato; 22 aprile 2013-14 gennaio 2015, secondo mandato); Sergio Mattarella (3 febbraio 2015 – in carica).
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