Polemiche sul no ai tamponi in parafarmacia e c’è chi chiede soluzioni di sistema

Polemiche sul no ai tamponi in parafarmacia e c’è chi chiede soluzioni di sistema

Roma, 17 gennaio – In un comunicato stampa a firma congiunta, la Federazione nazionale parafarmacie italiane, il Movimento nazionale liberi farmacisti e la Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane stigmatizzano la bocciatura sul filo di lana dell’emendamento che, dopo un faticoso accordo raggiunto in Commissione vedendo e rivedendo il testo della proposta correttiva, avrebbe esteso – se approvato – l’effettuazione dei tamponi per rilevare Sars CoV 2 anche alle parafarmacie.

“Le oltre 5000 parafarmacie italiane e le migliaia di farmacisti che vi lavorano” si legge nella nota “non accettano passivi di diventare vittime inerti dello scempio del buon senso e della verità dei fatti operato da Italia Viva sulla questione tamponi. La recente bocciatura dell’emendamento che avrebbe consentito ai farmacisti delle parafarmacie italiane di effettuare tamponi porta un palese vantaggio corporativo alle farmacie, solo chi avesse come ‘faro della propria azione politica’ la piaggeria lobbistica potrebbe difendere tale bocciatura, contro l’interesse dei cittadini”.
LVisualizza immagine di originee tre sigle contestano soprattutto le motivazioni addotte per spiegare una bocciatura che – a loro giudizio – è invece del tutto priva di ragioni valide. La prima e più grave è l’affermazione (arrivata da Annamaria Parente, senatrice appunto di Italia viva, nella foto) secondo le quale le parafarmacie non fanno parte del sistema sanitario e non sono collegate al sistema Ts (Tessera sanitaria), motivo per il quale non potrebbero trasmettere i dati e gli esiti dei tamponi.

La nota congiunta delle sigle di categoria precisa che, al contrario, “le parafarmacie per definizione sono parte integrante del Sistema sanitario, ricevono alla nascita un codice di tracciabilità del farmaco dal ministero della Salute, aderiscono al sistema Ts, trasmettono ogni giorno per legge i dati del 730 precompilato, sono collegate al sistema della Ricetta elettronica veterinaria, in molte Regioni erogano servizi come il Cup, la dispensazione di prodotti per celiachia, di dispositivi medici, di presidi per diabetici, per incontinenza. Il tutto nell’alveo del Sistema sanitario nazionale”.

Fnpi, Mnlf e Culpi chiariscono quindi che l’autorizzazione alla trasmissione dei dati inerenti i tamponi “sarebbe una mera formalità, basterebbe per lo più un click, e di certo non una piattaforma apposita che comporti alcuna ingente spesa per lo Stato, come è stato detto in questi giorni. La privacy e la sicurezza dei dati sarebbe ed è ogni giorno garantita in farmacia come in parafarmacia dal Gdpr, il Regolamento Generale sulla Protezione dei dati a cui devono aderire per legge tutti coloro che trattano dati sensibili, dai semplici dati anagrafici in su”.

Altra affermazione contestata in radice è quella dell’esistenza di una sentenza della Corte costituzionale che vieterebb a alle parafarmacie le analisi di prima istanza. La nota delle tre sigle degli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci con l’obbligo di presenza di un farmacista chiarisce che quella pronuncia della Consulta non ha nulla a che vedere con la questione tamponi, perché “parlava di tutt’altro: si limitava ad annullare un’iniziativa regionale che dava le autoanalisi alle parafarmacie, contestandola non nel merito – non è prerogativa della Consulta – ma nel metodo, visto che quella decisione non era di competenza regionale. Tutto qui”.
“Citare quella sentenza, di metodo e non di merito, come se esprimesse un preciso volere della Consulta significa mancare di rispetto, di conoscenza e di buon senso” scrivono Fnpi, Mnlf e Culpi. “Ci chiediamo dunque quale sia la reale portata dell’opacità di talune scelte politiche di questo partito, così sicuro oggi nel negare servizi e diritti, così pronto a compiacere sacche di potere nostrane, e così capace di ammantare il tutto di convincente Rinascimento. Al cittadino infreddolito, positivo e stanco, si dice che il suo benessere e la sua salute contano infinitamente meno degli interessi corporativi di turno. Ebbene” conclude il comunicato “ora almeno sa chi ringraziare”.
Ma c’è chi, all’interno dello stesso  mondo delle parafarmacie, legge la vicenda del mancato via libera all’effettuazione dei tamponi come l’ennesima dimostrazione della necessità del superamento del sistema duale venutosi a creare con l’istituzione, nel 2006, di questi esercizi.  “Le recenti polemiche scaturite dagli emendamenti presentati e respinti, nei vari provvedimenti, affinché i tamponi rapidi potessero essere eseguiti anche in parafarmacia” spiega in un comunicato Daniele Viti, presidente di Unaftisp, l’Unione nazionale farmacisti titolari di sola parafarmacia “evidenziano appunto, per l’ennesima volta, la necessità di mettere mano ad un provvedimento che guardi al superamento delle parafarmacie in quanto rappresentanti di un’attività monca rispetto alla professionalità che ci compete. Una piccola boccata d’ossigeno i tamponi l’avrebbero data alle nostre attività, nonostante avrebbe favorito le c.d. catene di parafarmacie rappresentate dalle Gdo (orientate al mercato e non alla salute del cittadino). Certamente non sarebbe stata questa goccia nell’oceano, a cui noi teniamo professionalmente, a risolvere la dicotomia creata dalla politica e che la politica deve occuparsi di risolvere“.
Viti spiega che le parafarmacie non sono “alla ricerca di provvedimenti estemporanei e non strutturali che favorirebbe esclusivamente le Gdo (dai fatturati invidiabili) e chi, non farmacista, desidera speculare su questo settore designando così la nostra ‘morte’ ad opera loro e delle società di capitali che stanno acquisendo, con la legge 124, molte delle farmacie presenti sul territorio nazionale favorendo, ulteriormente, una logica commerciale del farmaco”. Quello che si chiede ancora una volta alle istituzioni e alla politica, semmai, è l’adozione di “soluzioni strutturali che consentano ai farmacisti titolari di parafarmacia di tornare a svolgere il proprio lavoro che deve essere definito, una volta per tutte, al netto di qualsiasi mortificazione per la nostra professione. Qualsiasi altra ‘soluzione al ribasso’, dovesse anche passare per l’esecuzione di nuovi servizi” conclude Viti “non farebbe che rimandare ulteriormente il problema, frustrando per l’ennesima volta le legittime aspirazioni dei colleghi”.

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