Questione tamponi, lettera aperta delle parafarmacie alla senatrice Parente (Iv)

Questione tamponi, lettera aperta delle parafarmacie alla senatrice Parente (Iv)

Roma, 18 gennaio – Proseguono gli strascichi polemici seguiti alla bocciatura dell’emendamento al decreto Covid che si proponeva di inserire anche le parafarmacie nel novero delle strutture abilitate a effettuare i tamponi antigenici per individuare Sars CoV 2. Le sigle delle parafarmacie – più ancora che l’ennesimo no alla loro richiesta di utilizzare anche i loro esercizi nelle attività di tracciamento dell’infezione – sembrano non avere davvero digerito le dichiarazioni con le quali alcuni parlamentari responsabili della decisione negativa hanno motivato il loro no all’emendamento. Nel mirino è finita, in particolare, la senatrice di Italia Viva  Annamaria Parente (nella foto), colpevole – a giudizio delle parafarmacie – di aver provato a giustificare il suo no davanti all’opinione ricorrendo ad argomenti falsi e tendenziosi.

Da qui la decisione di Fnpi, Mnlf, Culpi e Federfardis di indirizzare alla parlamentare renziana una “diffida bonaria” per assolvere “il dovere morale di ristabilire alcune verità e correggere le informazioni errate a monte del suo operato”.

Nella lunga nota, le parafarmacie rimproverano alla senatrice di ItaliaViva una lunga serie di “affermazioni fallaci”, prima tra tutte quella secondo la quale gli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci con l’obbligo di presenza di un farmacista non sono collegate al Sistema Tessera sanitaria e, pertanto, non potrebbero operare la puntuale tracciatura degli esiti dei test”.
“Questa affermazione è falsa” protestano le sigle della parafarmacia nella loro lettera. “La invitiamo a verificare da fonti attendibili come il ministero della Salute, e ritrattarla”, dal momento che “non è un’opinione politica, non è un concetto suscettibile di alcuna distorsione dialettica, è realtà: le parafarmacie sono e devono essere per legge collegate al sistema Ts, ricevono le credenziali dal Ministero e devono collegarsi per trasmettere puntualmente ogni giorno mediante i software gestionali, identici a quelli delle farmacie, i dati per il 730 precompilato”.
A significare che – al contrario di quanto lasciato intendere da Parente con le sue dichiarazioni – per inserire anche le parafarmacie nel novero delle strutture che effettuano tamponi, trasmettendo i dati relativi al sistema Ts, “basterebbe un click che ci abiliti a farlo, e di certo non una piattaforma apposita che comporti alcuna ingente spesa per lo Stato, come è stato detto in questi giorni”.

La “diffida bonaira” ricorda poi a Parente che le parafarmacie – che ricevono dal ministero della Salute all’atto stesso della loro apertura un codice di tracciabilità del farmaco, sono obbligate ad avere in servizio un farmacista abilitato e iscritto all’Ordine professionale, sono collegate al sistema della Ricetta elettronica veterinaria, erogano servizi come il CUP, la dispensazione di prodotti per celiachia, di dispositivi medici, di presidi per diabetici, per incontinenza. il tutto nell’alveo del Sistema sanitario nazionale–  se chiamate anche a effettuare i tamponi, garantirebbero standard di protezione della privacy e di sicurezza del tutto analoghi a quelli delle farmacie,
La lettera sottolinea poi  in rosso il ricorso alla citazione della sentenza della Consulta del 2017 sugli esami di prima istanza, che bocciava il provvedimento di una Regione che ne aveva esteso l’effettuazione anche alle parfarmacie. Quella pronuncia, chiariscono le parafarmacie, non ha proprio nulla a che vedere con il caso di specie, essendo, peraltro, riferita a questioni di metodo e non di merito: la decisione di concedere ad altri soggetti la realizzazione di quegli esami non era infatti di competenza regionale.
“Citare quella sentenza, di metodo e non di merito e fuori tema, come se esprimesse un preciso volere della Consulta significa mancare di rispetto, di conoscenza e di buon senso” scrivono nella lettera a Parente le parafarmacie, invitando da ultimo la parlamentare a evitare “frasi volte a far credere che se le parafarmacie potessero fare i tamponi si scatenerebbe una corsa indiscriminata alle ispezioni nasali: qui si tratta di alleviare il carico di lavoro di farmacie e centri autorizzati, allo stremo, con code e liste d’attesa da girone dantesco, code e liste fatte di persone a cui viene negato un servizio che allevierebbe i loro disagi solo perché si improvvisano giudizi su basi sbagliate, con suggeritori sbagliati, favorendo gli interessi sbagliati, non certo quelli dei cittadini”.
La “diffida bonaria” alla parlamentare renziana si conclude con l’esortazione a ” ritrattare quanto può in base alla sua coscienza, e a non diffondere ulteriormente falsità da dirimere poi inevitabilmente in altre sedi” e con l’invito a un confronto pubblico sulla questione, per “appianare le divergenze, e darle modo di conoscere una categoria di professionisti, i farmacisti delle 5.000 parafarmacie italiane, che altro non chiede che di essere considerata come una risorsa e utilizzata a vantaggio del cittadino”.
Le precisazioni di Unaftisp: “Condividiamo le valutazioni  di Mnlf e Fnpi,
intralci a emendamento sui tamponi in parafarmacia pretestuosi e strumentali
Merita di essere segnalata anche la nota diramata da Unaftisp,  l’Unione farmacisti titolari di sola parafarmacia, a proposito delle dichiarazioni diffuse in un comunicato diramato dopo la bocciatura dell’emendamento volto a consentire l’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi anche in parafarmacia, che secondo la sigla presieduta da Daniele Viti non è stata riportata correttamente da un giornale di settore, che nel suo sommario ha pubblicato una frase (“Ma l’Unione farmacisti titolari di sola parafarmacia si smarca e punta al superamento delle parafarmacie”).Frase che, si legge nella nota, “devia dalla realtà, cercando di far credere che Unaftisp non condivida nei contenuti i comunicati delle altre associazioni di categoria. Questo è falso e chi intende farlo credere lo fa in maniera pretestuosa e strumentale a discapito della categoria. Non possiamo difatti non condividere i concetti riguardanti la contestualizzazione delle parafarmacie nel Ssn fatta nel comunicato di Mnlf e Fnpi. Non possiamo non credere che gli intralci ai vari emendamenti proposti di recente per far effettuare i tamponi in parafarmacia non siano stati pretestuosi e strumentalmente sollevati da chi ha potere per farlo”.Unaftisp precisa quindi che, in linea peraltro con una posizione sostenuta da tempo, il comunicato diramato l’altro ieri, nel parlare del superamento delle parafarmacie, si riferiva a soluzioni di sistema, ovvero,  come affermato nello stesso comunicato,  “soluzioni strutturali che consentano ai farmacisti titolari di parafarmacia di tornare a svolgere il proprio lavoro che deve essere definito, una volta per tutte, al netto di qualsiasi mortificazione per la nostra professione”.
“Crediamo che Fofi e il suo presidente on. Andrea Mandelli, che rappresenta tutta la categoria dei farmacisti” conclude la nota di precisazione “dovrebbero far propria questa nostra dichiarazione di unità della categoria dando un segnale di tutela della professione del farmacista che indipendentemente dal luogo dove svolge la propria attività ogni giorno mette a disposizione della cittadinanza, sempre più provata dall’emergenza pandemica, competenza e capacità”.

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