Consulta, no alla legge della Calabria che imponeva il farmacista in Rsa, hospice e Sert

Consulta, no alla legge della Calabria che imponeva il farmacista in Rsa, hospice e Sert

Roma, 20 gennaio –  La Corte costituzionale ha bocciato la legge n. 24/2020 della Regione Calabria che prevedeva la presenza obbligatoria di personale farmacista nelle strutture sanitarie pubbliche e private dove sono utilizzati farmaci. Le norme, introdotte nel novembre del 2020, prevedevano “la presenza obbligatoria della figura professionale del farmacista negli istituti di ricovero, di riabilitazione, nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), negli hospice, nelle residenze socio sanitarie assistite (Rssa), presso i servizi per le tossicodipendenze (Sert), negli ospizi, nelle case protette e comunità terapeutiche, case di cura private e in tutte le altre strutture pubbliche e private della Regione ove sono utilizzati farmaci”. Il provvedimento regionale, sul quale il Governo nazionale aveva subito opposto ricorso davanti al “giudice delle leggi”,  fissava anche gli standard: un farmacista abilitato e iscritto all’ordine per le strutture con 60 posti letto, due per le strutture superiori e e un farmacista nelle strutture con capacità ricettiva inferiore.

La Corte, con la pronuncia n. 6/2022 depositata il 18 gennaio,  fa emergere in primo luogo il contrasto fra l’intervento del legislatore regionale e le competenze del commissario ad acta della sanità calabrese. “I compiti e gli obiettivi funzionali per l’attuazione del piano di rientro sono stati assegnati al Commissario ad acta con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 luglio 2019 per l’attuazione dei programmi operativi 2019-2021, che prevedeva al punto 8, fra gli interventi demandati al Commissario, la: «razionalizzazione e contenimento della spesa per il personale in coerenza con l’effettivo fabbisogno in applicazione della normativa vigente in materia»; compiti poi confermati nel punto 8 della delibera del Consiglio dei ministri 27 novembre 2020, con cui è stato nominato il nuovo Commissario ad acta“.

“Alla luce di tale quadro regolatorio – si legge nella pronuncia della Consulta, redatta dal giudice Giulio Prosperetti – risulta evidente il contrasto delle disposizioni regionali in esame con le competenze della gestione commissariale in materia di contenimento della spesa per il personale come definita dalla ricordata delibera del Consiglio dei ministri e, al contempo, è altresì evidente il contrasto con le disposizioni dettate dall’art. 11, commi 1 e 4, del d.l. n. 35 del 2019, come convertito, in tema di tetto di spesa per il personale nel settore sanitario. La previsione dell’obbligatoria presenza di personale farmacista, opportunamente inquadrato nell’organigramma secondo le dimensioni della struttura, si configura difatti come un preciso obbligo riferito alle amministrazioni pubbliche interessate per l’assunzione di farmacisti, al di fuori della programmazione del fabbisogno di personale nel servizio sanitario”.

Inoltre, secondo la Consulta, nel concedere un’eccessiva apertura alle attività riconosciute ai farmacisti il legislatore regionale si sarebbe “avventurato”  in un ambito che doveva invece rimanere nel recinto della legislazione nazionale. “Le predette innovazioni si inseriscono nel processo di ampliamento delle attività attribuite al farmacista e, nello specifico, al ‘farmacista ospedaliero’ – in relazione al quale è prevista la specifica specializzazione in “farmacia ospedaliera” – o comunque operante nelle strutture socio-sanitarie e nell’assistenza farmaceutica territoriale. Anche la ricordata evoluzione della disciplina comunitaria in materia, pur ampliando le attività professionali del farmacista, non può ritenersi ricomprendere le previsioni della legge impugnata”.

Ancora, a giudizio della Corte costituzionale la legge calabrese viola anche la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile: “La norma regionale contrasta, infatti, con l’art. 32 del d.P.R. n. 483 del 1997, norma regolamentare che fa corpo con il d.lgs. n. 502 del 1992″ scrive la Consulta “e che prevede il possesso della specializzazione nella disciplina oggetto del concorso come requisito per potervi partecipare”.

Per  la Consulta, infine, risultano fondati  i dubbi di legittimità costituzionale sollevati dal governo nazionale nei confronti dell’art. 3 della legge calabrese, che “attribuisce al farmacista l’esercizio di attività ulteriori, diverse e più ampie rispetto a quelle previste dalla disciplina statale, così violando l’art. 117, terzo comma, Cost., in riferimento ai principi fondamentali della legislazione statale in materia di professioni”.

 

Corte costituzionale, sentenza n.6/2022 del 18 gennaio 2022

 

 

 

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