Covid, monitoraggio settimanale Gimbe: “Stabili i contagi ma 50% in più di morti”

Covid, monitoraggio settimanale Gimbe: “Stabili i contagi ma 50% in più di morti”

Roma, 21 gennaio – Covid in frenata: a registrarlo è il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che nella settimana dal 12 al 18 gennaio, rispetto alla precedente, ha registrato  “una stabilizzazione dei nuovi casi a quota 1,2 milioni e un aumento delle ospedalizzazioni (+2.381) dei pazienti in area medica e in terapia intensiva (+38). Frena dunque l’incremento dei casi (+3%), ma i decessi aumentano del 49,7% in 7 giorni”.

Visualizza immagine di origine“Una frenata nazionale della curva che risente di situazioni regionali molto diverse” commenta il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta (nella foto), che  pur a fronte di una stabilità dei contagi, non manca di sottolineare la compresenza di un numero maggiore di morti e resta dell’idea che cambiare i parametri della pandemia Covid che determinano i colori  delle Regioni, come vorrebbero queste ultime, almeno per il momento non è davvero una buona idea, anzi.  Le modifiche chieste dalle Regioni di modificare le definizioni di caso e ricovero Covid-19 e di mantenere in servizio gli operatori sanitari positivi, ad avviso del presidente di Gimbe,  “sono inapplicabili  e rischiose”, mentre sono condivisibili (ma da integrare) quelle relative al contact tracing e alle scuole primarie.

La pandemia “presenta uno scenario ancora critico con circolazione del virus e da rilevante occupazione degli ospedali”  spiega Cartabellotta, che – a proposito di una modifica alla definizione di caso Covid 19, afferma che, “dal momento che la maggior parte delle persone positive sono asintomatiche o paucisintomatiche, ma possono trasmettere il contagio, non è possibile, ai fini della sorveglianza dell’epidemia, modificare la definizione di caso includendo, come proposto dalle Regioni, solo chi, a fronte di un tampone positivo, è anche sintomatico”.

“Poi, non considerare come pazienti Covid-19 i ricoverati per altra patologia a cui viene riscontrata una positività  occasionale è inapplicabile e rischiosa per motivi clinici, organizzativi e medico-legali”, mentre “mantenere in servizi operatori sanitari positivi innanzitutto contrasterebbe con la legge Gelli sulla sicurezza delle cure“.

Gimbe considera invece ragionevole la proposta delle Regioni che chiedono che, in caso di una positività in classe, in attesa del tampone gli studenti rimangano a casa senza frequentare né la scuola, né le attività comunitarie. Per quanto riguarda il contact tracin, ad avviso di Cartabellotta “la proposta delle Regioni di riservarlo ai casi sintomatici non è basata su evidenze scientifiche, perché oggi l’elemento discriminante dovrebbe essere rappresentato dallo status vaccinale, visto che i vaccinati si infettano meno e, soprattutto, trasmettono meno il virus”.

Tornando ai dati, il report Gimbe registra, oltre alla stabilizzazione del numero di nuovi casi  e all’aumento dei decessi (2.266 contro i 1.514), la crescita del numero delle persone in isolamento domiciliare (2.540.993 contro 2.115.395), dei ricoveri con sintomi (19.448 contro 17.067) e, in misura minore, delle terapie intensive (1.715 rispetto 1.677).

L’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti in 58 province.L’83,7% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 79,6% ha completato il ciclo vaccinale. negli ultimi sette giorni, stabili le nuove vaccinazioni nella fascia 5-11 (240.920) che rappresentano quasi metà delle prime dosi. Ancora scoperte 8,1 milioni di persone di cui oltre 2 milioni di over 50 ad elevato Visualizza immagine di originerischio di malattia grave e ospedalizzazione. Per le terze dosi il tasso di copertura è al 70,8% con nette differenze regionali.

“Resta alta la pressione sugli ospedali” spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe (nella foto) “dove i posti letto occupati da pazienti Covid continuano ad aumentare, seppur più lentamente: rispetto alla settimana precedente +14% in area medica e +2,3% in terapia intensiva”. Al 18 gennaio, “il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti Covid è del 29,8% in area medica e del 17,8% in area critica. Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 57,1% – evidenzia il report – ad eccezione di Basilicata e Molise, tutte superano la soglia del 10% in area critica”.

“Risultano in lieve flessione gli ingressi giornalieri in terapia intensiva” aggiunge Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe ” la cui media mobile a 7 giorni scende a 141 ingressi al giorno rispetto ai 146 della settimana precedente”.

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