Covid, i numeri dell’ultimo bollettino: 138860 contagi, 227 morti, 131mila guariti

Covid, i numeri dell’ultimo bollettino: 138860 contagi, 227 morti, 131mila guariti

Roma, 24 gennaio – Contagi Covid in discesa nel nostro Paese, dove però risultano in risalita i numeri dei ricoveri ospedalieri. è quanto risulta dal bollettino del ministero della Salute sulla situazione pandemica diffuso ieri, domenica 23 gennaio, che va in ogni caso valutato tenendo conto delle “distorsioni” di cui risente la raccolta dei dati durante il weekend, non sempre omogenea, soprattutto in termini di velocità, nei diversi territori regionali.

Gli ultimi dati diffusi dal dicastero  registrano in ogni caso 138.860 italiani contagiati dal coronavirus, con un numero di decessi ancora alto (227, sono in totale 143.523 dall’inizio della pandemia)  ma anche con  131.303 guariti-dimessi. A oggi sono ancora positivi al Covid 2.734.906 italiani, con tasso di positività in discesa al 14,9%: in isolamento domiciliare (asintomatici o pauci-sintomatici)  restano 2.713.594 persone. Sostanzialmente stabili le terapie intensive occupate (1.685 ,+9 rispetto al giorno precedente) e in leggero aumento i ricoverati in area medica con sintomi  (19.627,+185). Le Regioni sopra i 10mila contagi giornalieri sono risultate nella domenica appena trascorsa la Lombardia (21.700), l’Emilia Romagna (+19mila), il Veneto (+14mila), il Lazio (+12mila), la Campania (+11mila) e la Toscana (+10mila).

A proposito della frequenza e dell’utilità di bollettini e dati, ultimamente al centro di un dibattito non privo di accenti polemici, merita di essere registrata l’opinione rilasciata nel corso di un intervento alla trasmissione In Onda di La7 da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. “Non c’è grande differenza tra sapere i numeri ogni giorno o ogni settimana, quel che conta è la tendenza” ha affermato l’esperto. “Ora dobbiamo anche ripensare la diagnostica. Non va cercato il test più preciso possibile, ma il più semplice e che ci aiuti a frenare il contagio. Molti dei casi che vediamo dipendono da questo eccesso di corsa al test perfetto che serve a poco. Meno test, ma più semplici, come stanno facendo negli Stati Uniti e nel Regno Unito».

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