Omicron, il report Oms: “Con l’89% dei casi domina nel mondo: rischio resta molto alto”

Omicron, il report Oms: “Con l’89% dei casi domina nel mondo: rischio resta molto alto”

Roma, 27 gennaio – La scena pandemica vede ormai il predominio della variante Omicron su scala globale. A sancirlo è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel suo consueto bollettino settimanale che fa il punto anche sulle varianti Covid, sulla loro distribuzione, sui eventuali aggiornamenti scientifici e sulle valutazioni degli esperti. Quel che emerge è che “sulla base delle evidenze attualmente disponibili, il rischio complessivo relativo alla variante Omicron rimane molto elevato” e la situazione epidemiologica di Sars-CoV-2 nel mondo vede l’inesorabile e “continuo calo della prevalenza della variante Delta, e una circolazione di livello molto basso di Alfa, Beta e Gamma”.

Omicron über alles, insomma, e a confermarlo incontrovertibilmente sono i numeri: tra le 372.680 sequenze caricate sulla piattaforma Gisaid con campioni raccolti negli ultimi 30 giorni quasi il 90% (89,1%) erano Omicron, cioè 332.155, mentre il 10,7% erano Delta (39.804). Per le restanti varianti solo briciole: risultano 28 sequenziamenti di variante Gamma, quattro di Alfa e due campioni attribuiti a Mu e Lambda.

I Paesi che hanno registrato un rapido aumento dei casi di Omicron a novembre e dicembre hanno iniziato o stanno iniziando a vedere un calo dei casi. Ma l’Oms invita a non abbassare la guardia: “Rispetto ad altre varianti, Omicron ha mostrato una maggiore capacità di diffusione all’interno della comunità, portando ad un rapido aumento del numero di nuovi casi in più Paesi in cui ha sostituito altre varianti, inclusa Delta”.

Sembra esserci “un minor rischio di malattia grave e morte con l’infezione Omicron rispetto ad altre varianti” prosegue l’agenzia Onu per la salute. “Tuttavia, a causa del numero molto elevato di casi, molti Paesi hanno visto un aumento significativo dell’incidenza dei ricoveri, che ha messo sotto pressione i sistemi sanitari”.  Gli esperti Oms si preoccupano soprattutto di sottolineare  l’elevata trasmissibilità di Omicron:  da diversi studi emerge per esempio un tasso di contagio secondario all’interno di nuclei familiari più alto rispetto a quello della variante Delta (31% per Omicron contro 21% per Delta secondo uno studio condotto in Danimarca, per esempio).

Inoltre studi condotti in India e Sudafrica hanno riportato una percentuale maggiore di infezione asintomatica al momento del test tra le persone contagiate da Omicron rispetto a chi è stato colpito da Delta. La maggior frequenza di asintomatici “può comportare un tasso di rilevamento più basso, e quindi contribuire ulteriormente alla trasmissione”, conclude l’Oms.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi