Farmaci di automedicazione, fatturati in ripresa, il 90% passa in farmacia

Farmaci di automedicazione, fatturati in ripresa, il 90% passa in farmacia

Roma, 1 febbraio – Segnali di recupero per le vendite dei farmaci senza obbligo di prescrizione. Dopo un 2020 fortemente negativo,  in larga parte dovuto agli effetti delle misure di contenimento della pandemia e a un’incidenza quasi azzerata dei virus influenzali e simil-influenzali, il 2021 ha iniziato a mostrare segni di ripresa a partire da aprile anche se, a fine anno, le vendite risultano ancora sotto i livelli del 2019. A parità di classificazione, infatti, nel confronto con il periodo pre-pandemico, il settore perde l’8,8% a volumi e il 3,4% a valori.

Secondo le elaborazioni di Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione, che fa parte di Federchimica) su dati Iqvia, sintetizzate in un lancio di Affaritaliani.it, le confezioni di farmaci senza obbligo di prescrizione dispensate nel 2021 sono state pari a poco più di 245 milioni, in linea con il 2020 (0,0%), mentre i fatturati, poco meno di 2,4 miliardi euro, crescono moderatamente del 3,3%.

Anche per il 2021, l’andamento del settore dei medicinali senza obbligo di ricetta è legato a fattori esogeni. Tra essi una maggiore circolazione dei virus influenzali e simil-influenzali soprattutto a fine 2021. L’Istituto superiore di sanità (Iss), tramite la sorveglianza epidemiologica della rete Influnet, ha infatti evidenziato come l’incidenza di questi virus sia stata maggiore rispetto allo scorso anno (e superiore alla cosiddetta soglia basale già dalla 43sima settimana del 2021), sebbene resti ancora ancora sporadica se confrontata col periodo pre-pandemico: l’utilizzo delle mascherine, il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e, in generale, il cambiamento delle abitudini di vita (maggiore ricorso allo smartworking e minore utilizzo dei mezzi pubblici, ad esempio) hanno contribuito alla diminuita circolazione dei virus tipici della stagione fredda.

Tuttavia, una maggiore diffusione di infezioni respiratorie da Sars-CoV-2, proprio nel mese di dicembre 2021, ha dato impulso a un maggiore ricorso ai farmaci da banco, soprattutto quelli per la cura delle affezioni dell’apparato respiratorio.

Questi medicinali  che rappresentano la prima categoria terapeutica del mercato non prescription, con una quota del 32,8% a volumi e del 27% a valori  pur perdendo, rispetto al 2020, ancora il 2,6% in termini di confezioni, hanno recuperato, in parte, la pesante contrazione del 2020. Un recupero ascrivibile a diversi fattori concomitanti: l’elevato numero di cittadini vaccinati ha consentito una parziale riduzione delle misure di contenimento della pandemia e ha favorito una maggiore (per quanto lieve) diffusione dei virus respiratori stagionali e della variante Omicron del virus Sars-CoV-2, che si presenta con una sintomatologia di minore gravità nei soggetti vaccinati rispetto ai non-vaccinati. A questi elementi si aggiunge che, durante tutto l’anno, il ricorso ai farmaci contro le affezioni dell’apparato respiratorio ha supportato molti italiani nella gestione dei sintomi post-vaccino anti-Covid-19.

I dati 2021 evidenziano, quindi, ancora una volta, come, sul breve periodo, il ricorso ai medicinali senza obbligo di ricetta sia determinato dalla maggiore o minore incidenza di disturbi lievi e condizionato da fattori contingenti, mentre sul lungo periodo il comparto stenta a crescere: dal 2010 al 2021 la spesa resta al palo (-0,3% in media) mentre l’erosione dei volumi si attesta al -3,0% medio annuo.

Visualizza immagine di origine“I dati del 2021 mostrano come il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione sia tornato a mostrare un andamento in linea con il trend storico del settore, caratterizzato da una tenuta dei fatturati e da un ricorso legato alla stagionalità” commenta Salvatore Butti, presidente di Assosalute (nella foto). “Soprattutto in questi anni di chiusure e di pandemia, i farmaci di automedicazione sono stati in grado di dare risposte terapeutiche efficaci per la risoluzione dei più comuni e diffusi piccoli disturbi, rappresentando, al contempo, un importante strumento per la gestione dei sintomi lievi legati, in questo inedito periodo storico, a forme non gravi di Sars-CoV-2 e dei piccoli malesseri post-vaccino”.

“Questo – conclude Butti – conferma quanto il comparto sia pronto a sostenere, anche nell’emergenza sanitaria, la salute dei cittadini e a collaborare attivamente con i farmacisti, i medici e le istituzioni per il miglioramento dell’offerta terapeutica e della governance del Servizio sanitario nazionale, in linea con le esigenze di salute della collettività”. 

Guardando alle vendite delle due categorie in cui è suddivisa la classe dei farmaci senza obbligo di ricetta, gli Otc (Overt the counter) – che rappresentano il 75% del mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione, per un giro d’affari di quasi 1,8 miliardi di euro e volumi venduti per oltre 185 milioni di confezioni – e i Sop (senza obbligo di prescrizsione ma Behind the counter), si osservano trend in parte differenti. Infatti, se entrambe le categorie chiudono il 2021 con un incremento dei fatturati (+2,8% per gli Otc e +4,9% per i Sop), i volumi sono in leggera contrazione per gli Otc (-0,5%) e in aumento, seppur di misura, per i Sop (+1,5%).

Rimangono stabili le dinamiche competitive tra i diversi canali di vendita:farmacie, parafarmacie e corner della Grande distribuzione organizzata (Gdo). La farmacia continua a detenere una quota di mercato di poco inferiore al 90% a volumi e superiore al 91% a valori.

In crescita l’e-commerce, spinto dalla pandemia e dalle restrizioni, per quanto in netto rallentamento rispetto ai trend a tre cifre registrati nel 2020. Infatti, nel 2021 le vendite on line di medicinali senza obbligo di ricetta  6,4 milioni di confezioni e un giro di affari di quasi 45 milioni di euro – fanno registrare un incremento del +10,4% a volumi e del +8,3% a valori. Si conferma, quindi, come, rispetto ad altri settori, anche in ambito salute e benessere, il ricorso a internet per l’acquisto di medicinali non prescription, resti ancora un fenomeno marginale, rappresentando meno del 2% del fatturato del settore.

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