Moratti: “Farmaci, per stabilizzare spesa serve nuova remunerazione per le farmacie”

Moratti: “Farmaci, per stabilizzare spesa serve nuova remunerazione per le farmacie”

Roma, 23 marzo –  “Dobbiamo chiederci se il modello attuale distributivo dei farmaci, così complesso, ha ancora senso. E se l’intervento sulla stabilizzazione della spesa non si può fare in altro Visualizza immagine di originemodo, con una nuova remunerazione per le farmacie”.

È l’interrogativo che Letizia Moratti (nella foto) ha sollevato davanti deputati della Commissione Affari sociali di Montecitorio nel corso dell’audizione resa ieri nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di distribuzione diretta  e di distribuzione per conto dei farmaci.

Moratti – nella sua qualità di vicecoordinatrice della Commissione Salute – è stata sentita in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della quale ha rappresentato le posizioni su quella che ha definito “un tema importante che va collegato alle altre modalità di distribuzione, perché il tema di fondo è come garantire il governo complessivo del sistema di accessibilità dei farmaci ai pazienti”.

Dopo aver ricordato che l’attuale modello distributivo è scaturito da una legge, la n.405 del 2001, nata per contrastare l’urgente problema, all’epoca, del rilevante aumento della spesa farmaceutica convenzionata, anche a seguita dell’abolizione del ticket, e quindi con finalità essenzialmente economiche di contenimento dei costi e non con l’obiettivo di un diverso governo del sistema, Moratti ha osservato che fin da subito le Regioni hanno esteso una delle disposizione fondanti del provvedimento (assicurare ai cittadini dimessi dall’ospedale il primo terapeutico al ritorno a casa), dando vita a modelli di organizzazione e gestione  della distribuzione dei farmaci da parte delle strutture pubbliche molto difformi, con conseguenti, inevitabili differenze e sperequazioni nell’accesso ai farmaci sul territorio nazionale.

L’esponente delle Regioni ha quindi evidenziato altri vulnus del sistema attuale, che – oltre alle già citate difformità sul territorio – comporta costi e disagi per gli assistiti.  “Non è vero che il recarsi da parte del paziente presso l’ospedale a ritirare i farmaci non crei disagi” ha detto al riguardo Moratti. “Spesso il cittadino non abita vicino a una struttura, gli orari di consegna sono ridotti e contingentati e non è che a ogni consegna il cittadino veda anche lo specialista”.

È poi giunto il tempo di valutare se e quanto sia reale un altro dei plus attribuiti alla distribuzione diretta, quello di un sostegno all’innovazione terapeutica favorito dai risparmi  generati sulla spesa.  Che in seno alle Regioni sia in atto un’ampia riflessione sulla necessità di superare il modello attuale è del resto testimoniato dalle recenti conclusioni della Commissione Salute in sede di analisi del Dm 71,  il decreto del ministero della Salute che rappresenta  la magna cartha dei nuovi standard per le cure territoriali. Nell’esame del testo, ha spiegato infatti Moratti, “abbiamo scelto di non far riferimento al farmacista ospedaliero e il testo finale, che promuove la territorialità per la consegna dei farmaci, non ha incluso la distribuzione diretta, ma ha previsto la farmacia al pubblico come punto di accesso alle terapie”.

E sulla farmacia territoriale Moratti ha speso molte e significative affermazioni, con particolare riferimento al modello della ‘farmacia dei servizi’: “Ritengo corretto dire che la farmacia garantisce la presa in carico e le attività relative alla farmacosorveglianza e alla continuità terapeutica”, anche grazie a strumenti come “il dossier farmaceutico quale parte specifica del Fascicolo sanitario elettronico, curato dalla farmacia che effettua la dispensazione al fine di favorire monitoraggio, appropriatezza e l’aderenza alla terapia”. E nella nuova ‘farmacia dei servizi’  – ha ricordato Moratti – sono comprese anche altre armi come la telemedicina e il telemonitoraggio. Altro vantaggio, quello  dell’assenza pressochè totale di farmaci scaduti, grazie alla rotazione quotidiana,  problema che invece purtroppo si riscontra “nei grandi magazzini degli ospedali a causa del personale ridotto spesso gli scaduti non sono a zero quindi con maggiori costi per il sistema sanitario nazionale”.

Per Moratti, dunque,  la questione “non è tanto la distribuzione diretta o per conto”, ritenendo “giusto tenere entrambi i canali”, ma il vero tema è “una nuova remunerazione per la farmacie. La legge finanziaria del 2021 ha introdotto un rimborso aggiuntivo di 50 milioni alle farmacie per il 2021 e di 150 per il 2022”, ma per il 2023 “è necessario aggiornare la modalità di remunerazione, riportando in farmacia il farmaco che oggi è in ospedale pur essendo rivolto a patologie croniche”. Il tutto, ha osservato Moratti, in coerenza con la Missione 6 del Pnrr che punta al rafforzamento della sanità territoriale. E questa, ha detto la vicepresidente della Lombardia, non può che passare anche attraverso “una distribuzione dei farmaci che sia più territoriale possibile”.

Da qui la domanda già ricordata in premessa: a più di vent’anni dalla legge 405,  ha ancora senso un modello distributivo come l’attuale, così complesso per la stessa tipologia di farmaci? “Io credo che oggi il vero tema da portare al tavolo della trattativa non è tanto la distribuzione diretta o la distribuzione per conto, che è giusto che esistano entrambi, ma è la nuova remunerazione delle farmacie” ha risposto Moratti. “La legge finanziaria del 2021 ha introdotto, in attesa del nuovo sistema di remunerazione, una remunerazione aggiuntiva di 50 milioni alle farmacie per il ’21 e 150 milioni per il ’22. Per il 2023 è necessario aggiornare la modalità di remunerazione riportando il farmaco in farmacia oggi in ospedale pur essendo rivolto a patologie croniche”.

Per la vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia si deve dunque procedere con la verifica di  proposte di una nuova remunerazione non più basata solo su una percentuale fissa sul prezzo del farmaco ma – come proposto da diverse parti, tra cui le stesse farmacie, l’Aifa e anche parte delle Regioni –  su mix di quota fissa a confezione e un’altra modalità che porti a equità distributiva. E bisogna anche imboccare e percorrere velocemente questa strada: “Siamo praticamente già ad aprile 2022” ha concluso al riguardo Moratti “e quindi è sicuramente importante arrivare a una definizione rispetto alla remunerazione che sia più rapida possibile in quanto il 2023 diventa sempre più vicino”.

L’esponente delle Regioni ha anche evidenziato un problema complessivo di finanziamenti alla sanità: al di là del sensibile aumento del Fondo sanitario, infatti, sono stati rilevati  costi dovuti a Covid molto significativi.  “Abbiamo già espresso le nostre preoccupazioni al ministro Speranza” ha detto Moratti “che riguardano il governo complessivo delle tematiche della salute compreso il tema della farmaceutica, venga presa in considerazione con un incremento di risorse”.

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