Alzheimer, maxistudio internazionale individua 75 fattori di rischio genetico

Alzheimer, maxistudio internazionale individua 75 fattori di rischio genetico

Roma, 7 aprile – Una delle principali sfide della ricerca sulla malattia di Alzheimer, che – come è noto – le attuali terapie riescono a rallentare ma non a curare, è la caratterizzazione dei fattori di rischio genetico per individuare i processi fisiopatologici in gioco e proporre nuovi bersagli terapeutici. A centrare l’obiettivo è stato uno studio del genoma relativo al più grande gruppo di malati di Alzheimer analizzato finora. Lo studio, pubblicato su Nature Genetics e guidato dall’Università di Lille-Inserm, ha coinvolto ricercatori di decine di Paesi nel mondo (Italia compresa) e ha individuato 75 regioni del genoma associate alla patologia, 42 delle quali nuove, cioè mai implicate in precedenza in questa malattia. Alla ricerca hanno partecipato anche Benedetta Nacmias (nella foto) e Sandro Sorbi, docenti di Neurologia dell’Università di Firenze.

Il lavoro, riferisce un lancio di AdnKronos Salute,  ha coinvolto ricercatori di Europa, Stati Uniti e Australia che hanno studiato i dati genetici di 111.326 persone a cui era stata diagnosticata la malattia di Alzheimer o avevano parenti stretti affetti dalla patologia, paragonandoli con 677.663 campioni di controllo, cioè persone sane. “Anche l’ateneo fiorentino, che fa parte del consorzio European Alzheimer & Dementia BioBank (Eadb), ha partecipato a questa ricerca mondiale”  ha affermato Nacmias , fornendo campioni biologici (Dna estratto dal sangue) per contribuire a comprendere meglio l’origine della malattia che nella maggior parte dei casi si ritiene causata dall’interazione di diversi fattori di predisposizione genetica con fattori ambientali.

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