Covid, nuovo test su saliva della Johns Hopkins University, più veloce e accurato

Covid, nuovo test su saliva della Johns Hopkins University, più veloce e accurato

Roma, 8 aprile – La Johns Hopkins University annuncia una possibile svolta sul fronte dei test Covid. Ricercatori dell’ateneo Usa hanno sviluppato un nuovo sensore che potrebbe rivoluzionare la diagnosi dell’infezione da Sars CoV 2, come spiega una nota della stessa università,  rendendola più veloce e accurata e senza i limiti degli attuali tamponi sia molecolari sia antigenici.

Con la nuova metodica la rilevazione del virus avviene su campioni di saliva che non necessitano di alcuna modifica né di preparazione; l’esecuzione del test non richiederebbe dunque competenze particolari. Il sensore potrebbe inoltre essere inserito in qualsiasi materiale, da maniglie a mascherine e tessuti, quindi in dispositivi portatili o addirittura indossabili, utili anche per screening di massa in aeroporti, scuole e ospedali.

Visualizza immagine di origine“La tecnica è semplice come mettere una goccia di saliva su un dispositivo e ottenere un risultato negativo o positivo” dice Ishan Barman (nella foto), professore associato di Ingegneria meccanica, autore senior dello studio insieme a David Gracias, docente di Ingegneria chimica e biomolecolare.

La nuova tecnologia, non ancora disponibile sul mercato, è stata pensata proprio per superare i problemi dei test usati finora. Da un lato ci sono infatti i Pcr, estremamente accurati, che richiedono però una complessa preparazione del campione e molto tempo (ore o giorni) per essere processati in laboratorio. Dall’altro ci sono i tamponi rapidi, meno in grado di individuare infezioni precoci o asintomatiche, e pertanto a rischio di risultati errati.

Il nuovo sensore è sensibile quasi quanto un test molecolare e conveniente quanto un antigenico, dicono gli scienziati. Ha dimostrato un’accuratezza del 92% nel rilevare Sars CoV 2 da campioni di saliva, nonché un’elevata efficacia nel determinare la presenza di altri virus, inclusi l’influenzale A/H1N1 e Zika.

“La potenziale applicazione della piattaforma va oltre l’attuale pandemia di Covid-19” assicura Barman. Il team statunitense sta perfezionando la metodica e ha fatto richiesta di brevetto.

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