Influenza aviaria, autorità cinesi confermano primo caso di contagio nell’uomo da H3N8

Influenza aviaria, autorità cinesi confermano primo caso di contagio nell’uomo da H3N8

Roma, 2  maggio – La Cina ha confermato il primo caso di persona contagiata dal ceppo H3N8 dell’influenza aviaria. Le autorità sanitarie sostengono, tuttavia, che esiste un basso rischio di trasmissione diffusa tra le persone. L’H3N8 circola dal 2002 dopo essere emerso per la prima volta negli uccelli acquatici nordamericani. È noto per infettare cavalli e cani, mentre i casi di trasmissione tra esseri umani sono estremamente rari.

La Commissione sanitaria nazionale cinese, riferisce un lancio di AdnKronosSalute, ha affermato che un bambino di quattro anni che vive nella provincia centrale di Henan è risultato positivo al ceppo dopo essere stato ricoverato in ospedale all’inizio di questo mese con febbre e altri sintomi. La famiglia del ragazzo alleva polli in casa e vive in una zona popolata da anatre selvatiche, ha affermato la Commissione in una nota.

Il ragazzo è stato infettato direttamente dagli uccelli e non è stato riscontrato che il ceppo abbia “la capacità di infettare efficacemente gli esseri umani”, ha affermato la Commissione, precisando che i test eseguiti sui contatti stretti del ragazzo non hanno rilevato anomalie.

Un altro ceppo di aviaria, il più noto H5N1, sta intanto destando qualche allarme in Canada e negli Stati Uniti d’America, dove si sono registrati svariati focolai sviluppatisi a seguito della diffusione di virus ad alta patogenicità (HPAIv), che potrebbero destare preoccupazione in contesto internazionale.Michelle Wille

E uno studio condotto da ricercatori delle Università di Sydney e Melbourne coordinati dai professori Michelle Wille (nella foto) e Ian Barr, pubblicato su Science, si focalizza sulle potenziali cause che hanno provocato focolai di H5N1 HPAIv e quali possano essere le migliori strategie di mitigazione da adottare per fronteggiare la situazione emergenziale,  esaminando anche quali potrebbero essere le conseguenze provocate da una possibile diffusione dell’influenza aviaria.

“L’ondata di casi di aviaria non ha precedenti per la rapida diffusione” scrivono Wille e Barr, aggiungendo che  “la frequenza allarmante di focolai nel pollame e negli uccelli selvatici rappresenta una potenziale minaccia per l’uomo”.

A partire dal 2020, i virus dell’aviaria ad alta patogenicità si sono gradualmente diffusi nel mondo intero ma tendono a manifestarsi soprattutto nei sistemi di produzione ad allevamento intensivo. Ciononostante, possono infettare anche specie migratorie e selvatiche, causando la morte di popolazioni di uccelli. Gli esperti, infatti, hanno riferito che tra il 2020 e il 2021 sono stati almeno 15 milioni i polli deceduti o soppressi dopo aver contratto l’infezione da HPAIv.

Il rischio di trasmissione agli esseri umani, poi, appare sempre più elevato anche se negli ultimi vent’anni i casi di spillover sono stati particolarmente rari. Per evitare scenari pandemici, Wille e Barr suggeriscono tuttavia alle organizzazioni internazionali per la salute e l’agricoltura di approfondire “le dinamiche, le cause e le motivazioni alla base dei focolai di influenza aviaria, specialmente negli ambienti caratterizzati dalla presenza umana. Sono inoltre necessari investimenti continui nel monitoraggio e nella sorveglianza delle specie selvatiche. Se il virus continuasse ad adattarsi” hanno concluso i due ricercatori  “potrebbe incrementare la capacità di trasmissione e contagiare facilmente anche gli esseri umani. Per questo è fondamentale continuare a monitorare gli animali e la loro salute”.

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