Schito (Assofarm) su Paxlovid e servizi gratuiti: “È ancora il tempo di investimenti”

Schito (Assofarm) su Paxlovid e servizi gratuiti: “È ancora il tempo di investimenti”

Roma, 2 maggio – Il caso Paxlovid (con il coinvolgimento delle farmacie di comunità, per ora non remunerato, nella dispensazione del farmaco per la terapia domiciliare precoce di Covid) è solo l’ultimo anello di una ormai lunga catena di “servizi” – professionali e/o amministrativi –  che le farmacie territoriali assicurano ai cittadini senza alcun onere per il Ssn. Tanto che la prassi – basta fare un salto sui social di categoria  per averne conferma – comincia a essere accolta dai mugugni sempre più diffusi di chi ritiene che va bene dare una mano in condizioni di particolare bisogno, pera garantire ai cittadini il diritto alla salute,, ma va molto bene se poi la parte pubblica oltre alla mano si prende il braccio e poi si dimentica – o comunque è molto, molto lento – nel restituire alle farmacie e ai farmacisti il dovuto riconoscimento per i loro meriti e i loro sacrifici in favore della collettività.

La questione è sintetizzabile nel quesito che, fuori dai denti, si pongono sempre più farmacisti: ma non è che, a furia di assecondare ogni richiesta di servizio e impegno supplementare, e farlo a titolo gratuito, finirà per ingenerare false convinzioni in chi chiede sempre qualcosa in più (possibilmente gratis), e che alla lunga potrebbe convincersi che le farmacie, in fondo, hanno situazioni economiche e  risorse sufficienti, già così,  per fare quel che fanno e anche qualcosa in più?
Sono in molti a paventare il rischio e a non fidarsi di una parte pubblica che – almeno nei confronti della farmacia – sembra essere più disposta a parlare (per chiedere) che ad ascoltare (per dare).  Nessuno, per dirla in altri termini, vuole esporsi al rischio di scoprirsi, alla fine, cornuto e mazziato.

ARisultato immagine per francesco Schito assofarmllo spinoso argomento è dedicato l’editoriale a firma del segretario generale di Assofarm Francesco Schito (nella foto) pubblicato sull’ultimo numero del notiziario della sigla delle farmacie comunali, sostanzialmente favorevole all’atteggiamento di generosa disponibilità alla collaborazione fin qui assicurato dalle farmacie. Un atteggiamento che, per quanto Schito affermi che in via generale “servizi e dispensazioni vadano remunerati in maniera equa e rispettosa della nostra professionalità”,  deve essere a suo giudizio visto per quello che è: un investimento., attraverso il quale “la farmacia rafforza il proprio accreditamento nei processi di riforma della sanità territoriale italiana”.

Tale accreditamento, secondo Schito, si realizza su due dimensioni, la prima delle quali pratica: “Dopo aver garantito la quasi totalità delle farmacie aperte anche nei giorni più difficili e disorientati della pandemia, dopo aver distribuito mascherine e tamponi a prezzi calmierati, dopo aver supportato l’ampliamento dei punti vaccinali, oggi con il Paxlovid la farmacia si conferma con un partner territoriale affidabile nel rispondere alla esigenze logistiche del Ssn”.

La seconda dimensione è invece reputazionale: “La politica nazionale e locale, alti funzionari ministeriali e dirigenti della sanità regionale sanno bene che buona parte delle iniziative appena accennate non sono state un buon affare per le farmacie” scrive Schito. “Eppure le farmacie hanno fatto tutto ciò con sincero spirito di servizio al Paese. Abbiamo insomma dimostrato di condividere valori e mission della sanità pubblica, e ciò avrà un peso nei prossimi tavoli di riforma”. La fondatezza logica dell’affermazione ne giustifica l’assertività, anche se gioverà ricordare che si possono riempire volumi di migliaia di pagine ricordando tutte le volte che scelte, atti e decisioni delle autorità di governo, a qualsiasi livello, non sono stati coerenti e conseguenti con le regole della logica.

Il segretario Assofarm, tuttavia, sembra essere molto convinto e ottimista al riguardo: “L’assunto potenziale di questo processo di accreditamento è già in atto” spiega il Schito, che invita anche a chiedersi se, senza la partecipazione della farmacia a iniziative sanitarie non remunerative degli ultimi anni, “ci sarebbero state la remunerazione aggiuntiva e le vaccinazioni in farmacia” o la partecipazione attualmente  in essere al confronto con le autorità sulle linee progettuali delle Case di comunità, possibile premessa di  “un progressivo recupero di posizioni all’interno della più importante riforma della sanità territoriale italiana”.

“Certo, non sono fatti di sé risolutivi dei problemi strutturali del nostro mondo” scrive Schito “ma altrettanto certamente sono fatti che spingono a pensare che la strada intrapresa possa davvero essere efficace”.

Il tempo degli investimenti, per il segretario di Assofarm,  non è insomma  ancora terminato. “Si tratta di impegni alla nostra portata, che dobbiamo affrontare certo con lungimiranza e convinzione, ma anche con attenzione e prontezza di riflessi” afferma Schito,  che poi conclude affermando ch dovrà poi essere la stessa farmacia a comprendere il momento e le sedi istituzionali opportune “per capitalizzare quanto dato in questi anni e chiedere a buon conto un riconoscimento che garantisca sostenibilità economica solida e durata alla farmacia di domani”.

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