Paxlovid in farmacia, Cossolo: “Esperienza di cui fare tesoro”. Ma c’è chi storce il naso

Paxlovid in farmacia, Cossolo: “Esperienza di cui fare tesoro”. Ma c’è chi storce il naso

Roma, 5 maggio  – “Il motivo principale per il quale le farmacie sono coinvolte nella distribuzione dell’antivirale Paxlovid contro Sars-Cov-2 è che, se si vuole distribuire rapidamente e capillarmente un farmaco, questo deve essere prescritto dal medico di famiglia e distribuito dalle farmacie. È la sinergia delle due figure che rende efficace il sistema di prescrizione- dispensazione. Tutto questo si dimostra plasticamente in questa situazione”.

Lo spiega all’Adnkronos Salute il presidente di Federfarma, Marco Cossolo (nella foto), intervenendo sulla distribuzione dell’antivirale per la terapia domiciliare precoce di Covid Paxlovid, che, dopo la decisione dell’Aifa del 20 aprile, si sta concretizzando in diverse Regioni, tra le quali il Lazio  (che ha già annunciato la scorsa settimana la distribuzione di alcune confezioni, che però – come fa notare una circolare di Federfarma Roma alle farmacie associate –  mancano della fustella: le farmacie dovranno dunque ritagliare  il QRcode stampato sulla scatola e incollarlo sulla ricetta nello spazio dedicato appunto alle fustelle).

“Si è già cominciato per esempio in Emilia Romagna” spiega Cossolo, sottolineando che la situazione non è la stessa in tutte le aree del Paese. “Dopo la determina dell’Aifa si è dovuto organizzare, in Italia ci sono 21 Regioni”  dice Cossolo, ricordando che i farmacisti hanno aderito volentieri “a fare gratis questo servizio. Si tratta, tra l’altro, di un numero esiguo di confezioni, 2 o 3 pezzi al mese per farmacia” conclude, sottolineando l’importanza dell’esperienza. “Dobbiamo farne tesoro e considerare che, a meno che non ci siano ragioni particolari, la sinergia tra la prescrizione da parte dei medici di famiglia e la distribuzione da parte delle farmacie dovrebbe riguardare tutti i farmaci”.

Il chiarimento del presidente del sindacato dei titolari sulla gratuità dell’impegno dei farmacisti, giunto “a posteriori”, ovvero a cose ormai fatte e sottaciuto o comunque non sufficientemente chiarito  in occasione delle prime sortite di Federfarma sull’ipotesi di dispensazione di Paxlovid in farmacia, non è stato sufficiente a dissipare le perplessità e i mugugni  di quei numerosi titolari che, sulle piattaforme social, protestano contro l’eccesso di “concessioni” riservate a una parte pubblica che – almeno fin qui – è sembrata invece  molto meno generosa nei confronti delle farmacie territoriali.

“Dopo la stampa gratuita delle ricette dematerializzate Ssn in farmacia (pratica purtroppo ancora molto diffusa in alcune Regioni), dopo la verifica e la stampa gratuita di centinaia di migliaia di green pass, dopo le disposizioni sui prezzi calmierati di mascherine e tamponi” scrive ad esempio Antonino Annetta sulla pagina Facebook del gruppo Mondofarmacia “arriva in farmacia la dispensazione gratuita dei farmaci antivirali orali contro il Covid , esempio di unica categoria professionale, sanitaria o non sanitaria, costretta a svolgere un lavoro delicato e impegnativo (il riferimento è al protocollo che impegna farmacie e grossisti a garantire le condizioni di conservazione, distribuzione e dispensazione di Paxlovid,  NdR) senza ricevere alcun compenso. Ma non era finito lo stato di emergenza? E nonostante tutto questo magari tra qualche giorno ci troveremo ad assistere, nel totale disinteresse delle nostre organizzazioni di categoria, all’ennesimo servizio giornalistico contro le farmacie…”.

Non tutti, insomma, sono convinti che questo tipo di accordi che impegnano le farmacie a rendere  servizi a costo zero per le casse pubbliche siano davvero un investimento, come sostenuto qualche giorno fa anche dal segretario generale di Assofarm Francesco Schito. E, anzi,  c’è chi fa osservare che, solo a volerlo, nel caso di Paxlovid non sarebbe poi stato così difficile trovare le risorse (che la stessa Federfarma stima non rilevanti, visto il “numero esiguo di confezioni, 2 o 3 pezzi al mese per farmacia”) per assicurare un fee professionale ai farmacisti territoriali per la dispensazione dell’antivirale: sarebbe bastato semplicemente attingere alle notevoli risorse che la maggior parte delle Regioni risparmia sulla spesa farmaceutica convenzionata, che non arriva al tetto assegnatole. Ma quei risparmi, chissà perché, vengono destinati ad altro.

Insomma, la questione Paxlovid rischia di aggiungere legna al fuoco delle polemiche interne alla filiera della farmacia, come peraltro attestano gli stessi recenti distinguo del presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone (nella foto a destra), che  – pur sottoscrivendo l’intesa sul protocollo Paxlovid –  ha di fatto già messo le mani avanti: “Giusto, a fronte dell’emergenza,  offrire la propria disponibilità senza costi aggiuntivi per il sistema” ha infatti sostenuto qualche giorno fa Mirone “ma è anche indispensabile circoscrivere i confini di questo contributo per evitare che divenga insostenibile, in un momento in cui la distribuzione intermedia è alle prese con rincari e aggravamento dei costi. Se il Governo ci chiede di recapitare alle farmacie a costo zero, le Regioni non possono poi aggiungere fuori sacco ulteriori incombenze”. 

A fronte di una nuova ondata di contagi (che non si può certo escludere, a partire dal prossimo autunno) e quindi di un prevedibile, conseguente aumento di prescrizioni di Paxlovid  per uso domiciliare, il presidente di Federfarma Servizi annuncia fin d’ora un’attenta valutazione delle dimensioni delle forniture dell’antivirale Pfizer alle farmacie di comunità: “Se i numeri schizzeranno verso l’alto” afferma Mirone “torneremo a sederci al tavolo e ridiscuteremo i termini dell’accordo”. 

 

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