Farmindustria: “Sanità, dopo choc Covid e guerra va accelerata transizione digitale”

Farmindustria: “Sanità, dopo choc Covid e guerra va accelerata transizione digitale”

Roma, 6 maggio – “In questi due anni abbiamo avuto due grandi choc: la pandemia e adesso la guerra che ci sta facendo capire che dobbiamo mettere in atto un cambiamento, rafforzare la transizione digitale. Dal 2020 abbiamo visto la politica prendere decisioni con una velocità che non si era mai vista prima: abbiamo visto nascere tutta una serie di iniziative digitali che mettono la necessità di una grande riforma dell’approccio del Servizio sanitario nazionale. Sta già in parte avvenendo, perché nulla sarà più come prima”.

Ad affermarlo, nel suo intervento in occasione del Digital Health Forum, evento promosso da Farmindustria in collaborazione con Vodafone Italia, Gsk, Novartis, Chiesi e Msd e tenutosi a Roma due giorni fa, è stato il presidente dell’associazione degli industriali del farmaco Massimo Scaccabarozzi (nella foto), .

“Nella fase di emergenza sono stati oltre 200 i nuovi servizi di telemedicina realizzati da Asl e aziende ospedaliere”  ha detto ancora il presidente di Farmindustria “in molti casi con il supporto delle stesse aziende farmaceutiche. Gli investimenti nel digitale sono aumentati, nel Pnrr c’è una buona dose di investimenti in questo settore”. E, ha concluso Scaccabarozzi,  “c’è un 40-50% dei medici che hanno intrapreso la strada delle visite digitali. Da una ricerca emerge che l’85% dei pazienti è favorevole alla visita in digitale mancano però le competenze. Non abbiamo informatizzato i registri, c’è bisogno di equità e competenze”.Visualizza immagine di origine

Ma la spinta di Covid verso la rivoluzione digitale della sanità, in realtà, non ha spostato più di tanto le cose. almeno secondo  Fabio Landazabal, presidente e Ad di Gsk SpA (foto a destra). “La realtà è che, mentre tutti i sistemi sanitari si sono rapidamente orientati per abbracciare l’assistenza virtuale nei primi giorni dell’emergenza, la maggior parte continua a rimanere indietro rispetto a una trasformazione digitale avanzata vera, di prevenzione e di cure” ha infatti dichiarato ad AdnKronos il presidente di Gsk. “Questa situazione ha creato un nuovo paradigma e ora l’opportunità è quella di sfruttare il digitale come un elemento strategico per migliorare i risultati dell’investimento sulla salute, da un lato rispondendo ai bisogni di salute del paziente in modo più efficace e dall’altro guidando la produttività, liberando i medici da compiti burocratici e consentendo loro di concentrarsi sull’assistenza, realizzando così la medicina personalizzata e preventiva”. C

Il sistema sanitario centrale e regionale. secondo Landazabal,  deve ora concentrarsi su come integrare le proprie soluzioni digitali nel proprio ecosistema per promuovere obiettivi a breve termine, come migliorare l’accesso all’innovazione e la gestione dei costi. “Questo nuovo sistema digitale integrato ci permetterà di riconcepire l’intero ecosistema della salute, consentendo la riprogettazione del modello di erogazione dell’assistenza incentrato sul paziente e sullo sviluppo di nuovi servizi assistenziali, facendo in modo che non diventi occasione per nuove iniquità fra regioni e permettendo che l’innovazione arrivi a tutti i pazienti che ne hanno bisogno in modo equo e sostenibile”.

Secondo il massimo dirigente di Gsk, “la trasformazione digitale cambierà anche l’interpretazione del paradigma della sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile e le comunità della tecnologia digitale non sono ancora sufficientemente collegati per affrontare pienamente tali problemi. Questa trasformazione deve essere armonizzata con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e con l’accordo di Parigi, sviluppando una filiera digitalizzata con zero emissioni di carbonio”.

La rivoluzione digitale “porterà anche nuove opportunità di lavoro e la creazione di nuove competenze professionali di alto livello” aggiunge Landazabal. “Per questo è necessario un sistema educativo aggiornato al nuovo paradigma digitale in uno scenario molto sfidante per la tempistica che in buona parte è legata al Pnrr”. Ma per poter “mettere a terra questa nuova opportunità per l’Italia sarà necessario essere veloci e saper riconoscere il valore dell’innovazione a diversi livelli, non solo quella dirompente ma anche quella strutturale con una politica industriale che promuova l’innovazione e sia aperta a partnership pubbliche e private, prevedendo quadri normativi semplificati per la loro realizzazione”.

“Il nostro settore è pronto e interessato a sostenere la crescita del Paese con occupazione e investimenti” ha quindi concluso il presidente e Ad Gsk Vogliamo affiancare le istituzioni in questa rivoluzione digitale e trasformare il sistema della salute in Italia e dare supporto sia nel ridurre la disomogeneità dei livelli di assistenza tra Regioni, che con il nostro potenziale nel trasferimento di competenze, indispensabili per la realizzazione e l’attuazione dei processi digitali al servizio dei pazienti”.

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