Epatite acuta nei bambini, Palù (Aifa) non esclude l’ipotesi di un nuovo virus

Epatite acuta nei bambini, Palù (Aifa) non esclude l’ipotesi di un nuovo virus

Roma, 9 maggio – L’epatite acuta di origine sconosciuta riscontrata in decine di bambini in diversi Paesi europei, tra i quali il nostro, potrebbe essere originata da un nuovo virus. A non escludere l’ipotesi, in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi al Corriere della Sera, è il presidente dell’Aifa Giorgio Palù (nella foto). Sulla ancora “misteriosa” infezione, l’Oms ha già avviato un’indagine da circa un mese, raccomandando  “fortemente” agli Stati di “identificare, indagare e segnalare i potenziali casi”.

Esclusa l’ipotesi, considerata inizialmente, che il nuovo tipo di epatite potesse avere qualche collegamento con le vaccinazioni anti Covid, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei casi registrati in Gran Bretagna riguarda bambini con meno di 5 anni (e dunque non vaccinati), Palù ha anche escluso che possa trattarsi di strascichi del Covid. La sintomatologia non è infatti riconducibile direttamente all’infezione da Sars CoV 2, anche se il 16% dei casi fin qui registrati erano positivi. Anche l’abbassamento delle difese immunitarie in conseguenza del lockdown resta soltanto un’ipotesi.

Secondo il presidente di Aifa è invece più concreto un eventuale collegamento con l’adenovirus: “Su 53 episodi esaminati dall’agenzia britannica, 40 erano positivi e questo sembra ora il maggiore imputato, dato che è un microrganismo noto come causa di infezioni respiratorie e gastroenteriche in bambini e negli adolescenti“ ha detto al riguardo Palù.

Sui  40 soggetti di cui sopra, una decina sono dovuti a un tipo specifico di adenovirus (F41) e sono in corso approfondimenti di genetica e su campioni di fegato per capire se si tratti di un ceppo diverso da quelli conosciuti.

Quanto infine all’ipotesi che possa trattarsi di un nuovo virus, Palù ha dichiarato che “non si può escludere del tutto“. Bisognerebbe però dimostrarlo e i dati sono ancora troppo pochi e recenti.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, nel mondo sono saliti a 228 i casi di epatite acuta verificatisi nei bambini e oltre 50 sono ora sotto osservazione. In Italia, per monitorare con attenzione il fenomeno, è stata costituita un’unità di crisi  partecipata da ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, Regioni, Agenas, Aifa, Nas e società scientifiche, come riferito in una risposta a un’interrogazione in Commissione Affari sociali della Camera dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa. “Nella consapevolezza che la situazione deve essere attentamente seguita e monitorata” ha detto l’esponente del ministero “è in corso la definizione di una nuova circolare ministeriale, volta a uniformare e coordinare le misure di controllo e sanità pubblica sul territorio”.

In Italia, intanto, la Società italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione pediatrica (Sigenp) ha documentato da inizio anno a oggi 20 casi di epatite di origine sconosciuta nei bambini. Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, si tratta di “numeri sovrapponibili a quelli del triennio precedente”.  Ma – dato anche l’allarme Oms su scala internazionale –  si tratta in ogni caso di numeri che non è davvero il caso di sottovalutare.

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