Covid, scoperto ‘lucchetto’ che blocca virus, forse passo decisivo per farmaci efficaci

Covid, scoperto ‘lucchetto’ che blocca virus, forse passo decisivo per farmaci efficaci

Roma, 12 maggio – Un team di ricercatori dell’UCLouvain, l’università cattolica di Lovanio, in Belgio, coordinato da David Alsteens (nella foto a destra) dell’Istituto di Scienze e tecnologie biomolecolari dell’ateneo belga, ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista  Nature Communications nel quale viene reso noto che la scoperta di un “lucchetto” anti-Covid potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo farmaco capace di inibire tutte le varianti di Sars CoV 2.

La chiave del “lucchetto” – restando nella metafora e sintetizzando e semplificando al massimo – sono le molecole di zuccheri presenti sulla superficie delle cellule, che non solo riconoscono il virus, ma ne diventano in qualche modo i canali attraverso i quali si legano appunto come una porta e la sua chiave. Proprio la caratteristica di questi zuccheri che potrebbero bloccare l’azione del virus è diventata il cuore della ricerca portata avanti dall’ateneo belga: i ricercatori hanno infatti pensato di sfruttare questa caratteristica per intrappolare il virus, utilizzando questi particolari zuccheri proprio come se fossero un lucchetto. Queste molecole, infatti, si legano così strettamente alle proteine spike da non permettere loro di unirsi a nient’altro. Il virus, in questo modo, non è in grado di entrare nelle cellule per infettarle e muore nel giro di 1-5 ore. Si tratta di un risultato importante, che potrebbe aprire a nuove cure e farmaci efficaci contro tutte le varianti di Sars-CoV2,.

Nel commentare la scoperta, sentito dall’agenzia Ansa, il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli (nella foto a sinistra), spiega che  “gli antivirali sono molto più complessi da realizzare rispetto agli antibiotici, è per questo che ne abbiamo molti meno. La maggiore complessità sta nel fatto che, mentre i batteri sono autonomi e con propri macchinari molecolari, i virus dipendono dalle cellule che infettano per sopravvivere. Questo vuol dire” aggiunge lo scienziato italiano “che un farmaco antivirale deve colpire in qualche modo anche le nostre cellule e questo ne aumenta la difficoltà di progettazione“.

“Si tratta di una dimostrazione elegante, ma al momento la strada verso un possibile farmaco è ancora molto lunga, si parla di anni” spiega però Novelli all’Ansa, preoccupandosi correttamente di spegnere sul nascere entusiasmi che sarebbero eccessivi e decisamente prematuri. “I prossimi passi includono innanzitutto ulteriori studi preclinici che includano altri modelli cellulari, altre varianti del virus, ma soprattutto il virus completo, perché inizialmente negli studi di laboratorio si usano sempre modelli di virus incompleti, con i quali si lavora più facilmente”.

Conclusa questa fase, i ricercatori potranno passare alla sperimentazione sui topi in modo da verificare se il meccanismo può funzionare anche all’interno di un organismo. Se i risultati saranno soddisfacenti, si potrà iniziare a sviluppare un farmaco antivirale, somministrato sotto forma di aerosol. Tutto questo potrebbe rivelarsi utile anche per combattere altri virus che utilizzano meccanismi simili al Covid nel momento in cui attaccano le cellule.

 

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