Sifo, un corso-evento a Bari per smascherare le fake news in sanità

Sifo, un corso-evento a Bari per smascherare le fake news in sanità

Roma, 12 maggio – Fake news, post verità, viralità delle informazioni, infodemia: il periodo pandemico ha accentuato alcune criticità dell’informazione e comunicazione, e ha scosso violentemente le basi di un rapporto “fiduciario” tra cittadini, media e mondo della sanità. Come reagire e ripartire su basi attendibili?

Se lo è chiesto Sifo, la Società italiana di Farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, all’interno del corso residenziale Elementi di comunicazione e di metodologia
scientifica per smascherare le fake
news
tenutosi lo scorso 10 maggio a Villa Romanazzi Carducci, a Bari: una giornata di confronto multidisciplinare sui danni subiti dalla credibilità della comunicazione scientifica  in quella specie di frullatore che è stata l’emergenza pandemica, dove una comunità frastornata e spaventata era facile preda delle approssimazioni e delle falsità dei troppi e troppo zelanti diffusori di informazioni che, per una sorta di effetto paradosso, più erano demenziali e più facevano presa su strati non residuali della pubblica opinione. Una situazione probabilmente mai vissuta prima, in tempi moderni, almeno a questi livelli, e che forse è stata anche favorita dall’eccesso di esposizione e di protagonismo di qualche esponente della scienza ufficiale.

In questa situazione di deterioramento, tale da mettere in crisi la credibilità non solo della comunicazione, ma della comunità scientifica e quindi della scienza stessa, l’unica giusta contraria, per Sifo, è quella di puntare  sul valore della comunicazione puramente etica e scientifica come base di ripartenza. “Un valore che, per una società scientifica,  si esprime nella produzione di informazione qualificata” spiega il presidente Sifo Arturo Cavaliere (nella foto).Infatti la nostra società ha voluto in periodo pandemico amplificare ancor di più con i propri comunicati e con il proprio sito online la comunicazione affidabile ed autorevole, soprattutto con la pubblicazione delle Linee guida e delle istruzioni operative legate alla lotta al Covid19 che che sono diventate un binario scientifico a supporto degli operatori e della corretta informazione”.
A spiegare la scelta di proporre
un evento di formazione orientato ad offrire strumenti per “smascherare le fake news è Titti Faggiano, tesoriere Sifo  e responsabile scientifico dell’evento (nella fotoRisultato immagine per Titti Faggiano SIFO. Dimensioni: 132 x 150. Fonte: www.sifoweb.it a destra): “La nostra società scientifica è da sempre impegnata nel fornire alla comunità scientifica tutta la corretta informazione della scienza e del buon uso, in particolare, dei farmaci e dei dispositivi medici; durante questo mandato il direttivo Sifo, poi, ha voluto dare molto spazio alla comunicazione e alla divulgazione scientifica ritenendo ciò un atto responsabile e culturale attraverso cui il farmacista del Ssn può dare un contributo scientifico di grande valore” argomenta Faggiano. “Le fake news si sono moltiplicate con il Covid 19 sia a causa della mancanza di tempo da dedicare all’approfondimento di temi di salute e sanità sia per la mancanza di percorsi ‘facilitati’ da seguire nel discernere le informazioni veritiere. Fornire gli strumenti per smascherarle è un dovere professionale cui vogliamo rispondere per creare appropriatezza nell’uso dell’informazione scientifica”.
Quattro le sessioni proposte nella giornata, intrecciando comunicazioni accademiche, prove
pratiche e prove interattive: elementi di comunicazione scientifica; riconoscere le fake news; sviluppare una metodologia scientifica e, infine, elementi di comunicazione giornalistica. Tra le comunicazioni anche un approfondimento inedito sulla correlazione fake news-rischio clinico: “Tra questi due ambiti c’è un nesso da non sottovalutare” precisa Piera Polidori, membro italiano del board di Eahp (nella foto a lato), l’associazione europea dei farmacisti ospedalieri e co-responsabile dell’evento formativo barese. “Dobbiamo abituarci al fatto che le informazioni possono diffondersi velocemente ben prima che siano validate da fonti accreditate e ciò si traduce in disinformazione e scetticismo. Questo porta a risultati gravi come l’autosomministrazione da parte dei pazienti di terapie inutili (se non dannose), oppure il rifiuto di cure ospedaliere salva vita e dei vaccini antiSars CoV 2. Inoltre” continua Polidori “la diffusione capillare delle fake news può generare una forte pressione sociale che in alcuni casi ha portato le agenzie regolatorie ad autorizzare l’accesso precoce a trattamenti con dati parziali, i comitati etici ad autorizzare sperimentazioni con razionali scientifici lacunosi e i prescrittori a ricorrere smodatamente all’impiego offlabel anche di quei farmaci che non hanno ricevuto in seguito nessuna validazione dai dati sperimentali”.
Resta da capire, di fronte a q
uesti rischi concreti e quotidiani, quali siano le “armi” che il farmacista ospedaliero, nel suo esercizio professionale,  può utilizzare per il contrasto delle fake in ambito scientifico. Intanto, sempre secondo Polidori, il farmacista ospedaliero è in possesso di una pre-condizione che lo aiuta, ovverouna natura poliedrica e un background formativo multidisciplinare che gli consentono di poter entrare, a pieno titolo, nel merito delle valutazioni delle evidenze scientifiche. L’utilizzo delle best practices, delle linee guida e dell’evidence based medicines sono da sempre strumenti propri del farmacista ospedaliero, che oggi più che mai diventano requisiti indispensabili per garantire la miglior cura possibile al paziente. Peraltro, il farmacista ospedaliero svolge un’importante attività di counselling con il paziente” aggiunge la rappresentante dell’Eahp “e ciò lo rende una sorgente di informazione privilegiata che può essere determinante nel disinnescare fake news e garantire l’aderenza terapeutica a quei farmaci realmente efficaci, sicuri e, soprattutto, il cui impiego è supportato da studi clinici rigorosi e condotti in accordo alle good clinical practices. A tal proposito questo corso rappresenta un’importante occasione di approfondimento per effettuare una sintesi di quei contenuti sia teorici che pratici utili per supportare i colleghi nell’assolvere a questo importante ruolo”.

Per quanto riguarda le modalità di declinazione del corso di formazione di Bari, il  mix di “conoscenza e pratica” scelto come proposta didattica per l’occasione è stata una scelta dalla quale, secondo Faggiano, “non si può prescindere. Le conoscenze teoriche devono essere applicate perché si faccia vera scienza, altrimenti rimane tutto nell’ambiguità. La faculty di esperti ha dimostrato proprio questo: il trasferimento delle conoscenze ‘lette’ alla luce della quotidianità. Ben venga, allora, la contaminazione” conclude la tesoriera “se diventa il mezzo per contagiare con strumenti operativi forniti i partecipanti del corso, tra i quali, oltre ai farmacisti del Ssn, c’erano anche medici e infermieri”.

 

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