Anelli: “Vaccinazioni? Le fa il medico o un professionista delegato, ma in sua presenza”

Anelli: “Vaccinazioni? Le fa il medico o un professionista delegato, ma in sua presenza”

Roma, 13 maggio – I medici tornano a “marcare il territorio” in materia di vaccini, e lo fRisultato immagine per nitag audizione anelli fnomceoanno con il loro massimo esponente, il presidente delle Fnomceo Filippo Anelli (nella foto), che nella sua audizione dell’altro ieri al Nitag, il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, ha voluto ricordare, sottolineandolo con forza, che “la prescrizione e la relativa somministrazione di un vaccino si configura come atto medico”. In quanto tale, ha voluto precisare il presidente della federazione professionale, “esso è esercitabile solo da un medico o da un professionista sanitario all’uopo delegato, ma sempre in presenza del medico stesso. Occorre tenere ben distinti e separati gli ambiti di competenza delle diverse professioni e fronteggiare la questione del riassetto dei percorsi formativi relativamente ai diversi ruoli degli operatori sanitari, evitando così che si creino disparità e invasioni di competenze”.

Superata la fase emergenziale, che giustificava il reclutamento di altri professionisti per portare avanti il più rapidamente possibile la campagna nazionale di immunizzazione contro Covid, Anelli evidenzia “la necessità che si torni a una normale erogazione di questi servizi, rispettando le competenze.  Ricordiamo che la classificazione ai fini della fornitura prevede per i vaccini antinfluenzali la ricetta ripetibile e per i vaccini anti Sars-CoV-2 la ricetta limitativa. Inutile qui ribadire come la prescrizione sia ‘una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico’ che ‘impegna la sua autonomia e responsabilità’ e che ‘deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico’. Laddove il vaccino venga somministrato senza la presenza del medico” puntualizza il presidente Fnomceo “non può dunque ritenersi superato l’obbligo di prescrizione, che può invece essere assorbito dalla raccolta, ove sia fatta e firmata, appunto, dal medico, del consenso informato”.

“Riteniamo inoltre utile sottolineare che sia i vaccini antinfluenzali sia quelli anti Sars-CoV-2 sono sottoposti a monitoraggio addizionale” prosegue Anelli “cioè a un monitoraggio su eventuali effetti collaterali ancora più attento e stringente rispetto ad altri medicinali. Questo non perché non siano sicuri, ma perché sono stati commercializzati solo di recente (la composizione degli antinfluenzali cambia ogni anno e i vaccini contro il Covid-19 sono entrati in commercio a fine 2020) e dobbiamo raccogliere quante più informazioni possibili sugli eventuali effetti avversi”.

Il presidente dei medici ha poi ricordato che “anche nei riassunti delle caratteristiche di prodotto, approvati dalle autorità regolatorie, dei vaccini registrati, e pubblicati sul sito dell’Aifa, è raccomandata la pronta disponibilità di cure e supervisioni mediche adeguate in caso di reazione anafilattica a seguito della somministrazione”. E “la decisione di sottoporre o meno a vaccinazione la persona, sulla base delle indicazioni riportate nelle caratteristiche del prodotto, non può prescindere dalla valutazione delle condizioni di salute del paziente, da effettuarsi da parte del medico nel momento stesso della vaccinazione, anche per escludere potenziali situazioni patologiche intercorrenti. Non si può quindi non evidenziare  come la mancata osservanza di quanto rappresentato nei riassunti delle sostanze da somministrare dell’Aifa esponga i vaccinatori non medici – sottolinea Anelli  – a inevitabili conseguenze in termini di responsabilità medico-legale, così come previsto dall’articolo 3 del Dl 1 aprile 2021, n. 44, successivamente modificato dalla legge di conversione 28 maggio 2021, n.76″.

Infine, la legge e lo stesso Codice di deontologia medica affidano al medico il consenso informato. “La ratio di tale previsione legislativa”  conclude il presidente Fnomceo “deve ritenersi finalizzata ad attribuire al medico, in quanto unico soggetto deputato all’anamnesi e alla valutazione dello stato di salute del paziente, la trasmissione di una corretta informazione finalizzata alla raccolta del consenso riguardo ai benefici e ai rischi di tale trattamento sanitario, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze di un rifiuto dello stesso”.

Chiaro, insomma, il messaggio che ha voluto far passare Anelli: sui vaccini, che sono atto medico e dunque roba dei medici, non si scherza. Un “warning” rivolto ai pubblici decisori che arriva proprio nel momento in cui è appena arrivato all’esame del Senato il cosiddetto Decreto Riaperture nel testo già approvato a Montecitorio. In quel provvedimento, come è noto, ha trovato spazio, guarda un po’, la “istituzionalizzazione” (se ci si passa il termine) delle norme introdotte in piena emergenza pandemica, con le quali è stata introdotta la figura del farmacista vaccinatore (art. 8 bis), integrando il nuovo servizio nel  contesto  della normativa relativa alla “farmacia dei servizi” (Dlgs 153 del 3 ottobre 2009).

Le nuove misure all’esame finale di Palazzo Madama confermano (insieme alla possibilità di continuare ad assicurare in farmacia prestazioni come l’esecuzione di tamponi diagnostici) “la somministrazione, con oneri a carico degli assistiti, presso le farmacie, da parte di farmacisti opportunamente formati a seguito del superamento di specifico corso abilitante e di successivi aggiornamenti annuali, organizzati dall’Istituto superiore di sanità, di vaccini anti Sars CoV-2 e di vaccini antinfluenzali nei confronti dei soggetti di età non inferiore a diciotto anni”,  attività prevista “previa presentazione di documentazione comprovante la pregressa somministrazione di analoga tipologia di vaccini”.  Che, come abbiamo appena visto, è ciò a cui si la federazione professionale dei medici si oppone a pie’ fermo.  La sensazione è che il passaggio in Senato delle norme con il via libera ai vaccini in farmacia sarà tutt’altro che una passeggiata di salute…

 

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