Ruberti: “Su Farmacap scelta coraggiosa, tornerà a produrre utili e valore sociale”

Ruberti: “Su Farmacap scelta coraggiosa, tornerà a produrre utili e valore sociale”

Roma, 20 maggio – Ci si attendeva che la decisione della Giunta capitolina di stanziare 22 milioni di euro per risanare e rilanciare Farmacap, l’azienda speciale che gestisce le farmacie comunali della Capitale, sollevasse un vespaio di polemiche: nell’ultimo decennio, le farmacie pubbliche di Roma sono state oggetto di feroci polemiche, tutte incentrate su una situazione economica incontrovertibilmente deficitaria. Un argomento ideale di speculazione politica, per gli amministratori della Capitale degli ultimi anni, molti dei quali tanto abili da sostenere a giorni alterni ora la necessità di intervenire per “salvare” un asset fondamentale per i servizi alla cittadinanza, ora quella opposta di liquidare seduta stante un carrozzone pubblico tanto disastrato da accumulare perdite su perdite e dunque da abbandonare subito e senza rimpianti, cedendolo sul mercato ai privati.

Molto si è discusso, polemizzato, ipotizzato e soprattutto mal pensato, intorno a un’azienda che, a un certo punto, è sembrata essere il tema per un esercitazione di farisaismo, con legioni di amministratori comunali e politici di vario peso, estrazione e posizione a dire di tutto e il suo contrario sui destini di Farmacap e delle sue farmacie a seconda delle circostanze e delle convenienze, ma soprattutto senza mai prendere anche solo mezza decisione concreta per riportare il linea di galleggiamento l’azienda.

Paradigmatico, al riguardo, il cinismo di chi – nella campagna elettorale per il Campidoglio – ha inalberato il vessillo della salvezza di Farmacap. promettendo quotidianamente mari e monti, per poi dimenticarsi della sua esistenza una volta seduto sulla poltrona di sindaco. Del resto, i dieci e più anni di gestione commissariale straordinaria al quale è stata di fatto abbandonata l’azienda, affidata in diverse occasioni a direttori generali con nomina ad interim e come tali depotenziati in partenza sotto il profilo gestionale, sono la prova provata di come – al netto delle dichiarazioni e delle chiacchiere un tanto al chilo – per molti l’unico esito possibile della crisi Farmacap non poteva essere che la liquidazione.

Esito che però, alla luce degli ultimi eventi – di cui il nostro giornale ha riferito nei giorni scorsi qui e qui –  sembra essere stato scongiurato, con viva soddisfazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori Farmacap (350 dipendenti). Eppure, a parte una sortita “scandalizzata” apparsa ieri su un blog ospitato sul sito de L’Espresso (Diritti negati, di Carlo Troilo), non sembra essersi sollevata, almeno finora, l’abituale canizza di chi, magari, considera il salvataggio dello status pubblico delle farmacie comunali una scelta sbagliata e un insano spreco di soldi che potevano essere meglio impiegati per la comunità capitolina.

Risultato immagine per albino roberti gabinetto roma capitaleSui giornali della Capitale hanno così finito per prevalere i commenti degli esponenti di quella parte di maggioranza capitolina che ha perseguito con convinzione l’opzione salvataggio, ottenendo l’approvazione delle delibere che aprono nuovo prospettive per il futuro di Farmacap. A illustrare il valore strategico della scelta è Albino Ruberti (nella foto), capo di gabinetto del sindaco Roberto Gualtieri: “Il sindaco ha fatto una scelta coraggiosa che rilancia l’azienda facendola tornare allo scopo originario: generare utili anziché perdite e soprattutto produrre valore sociale sui territori” spiega Ruberti, aggiungendo che l’attuazione del piano è stata resa possibile grazie a una norma approvata negli anni scorsi dal Parlamento, su proposta del deputato di Leu, Stefano Fassina, a quel tempo anche consigliere capitolino. Il provvedimento ha permesso il salvataggio di aziende pubbliche con i bilanci sospesi da anni ed è stato poi confermato e ampliato dal governo con il Ristori ter: il decreto ha previsto per l’ente locale la possibilità di ricapitalizzare aziende vicine al fallimento ma ritenute strategiche (ed è appunto il caso di Farmacap).

“Il sindaco ha ritenuto opportuno mantenere la proprietà di un’azienda speciale che, con una serie di correttivi, può potenziare e arricchire l’offerta dei servizi socio-sanitari, soprattutto nelle periferie dove ce ne è un gran bisogno” ha chiarito  ancora Ruberti, per il quale i nuovi manager avranno tutta la dovuto, necessaria autonomia per ragionare sulle modalità di gestione, promozione e marketing per migliorare le performance economiche dell’azienda, ma sarà invece “l’amministrazione capitolina a indicare le zone per l’apertura delle undici nuove farmacie. Con la ricapitalizzazione, infine, si azzerano gli oneri finanziari dell’azienda che ammontano a mezzo milione l’anno”. E, conclude Ruberti,  “con una maggiore liquidità si permette all’azienda una migliore politica di acquisto della merce, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo”.

Visualizza immagine di origineSulla stessa lunghezza d’onda i commenti e le valutazioni espresse in una nota congiunta da Valeria Baglio, presidente del Gruppo capitolino del Partito democratico (nella foto), Giulia Tempesta, presidente della Commissione Bilancio e Nella Converti, presidente della Commissione Politiche sociali:  “Una prova di responsabilità che intraprendiamo dopo anni di incertezza e lo facciamo ponendo fine a una situazione già al limite con un piano finanziario da 22 milioni di euro che punta all’azzeramento degli oneri finanziari, a nuove modalità di acquisto dei prodotti, al risanamento di alcune attività non legate alla mission aziendale”.

Il piano “salva Farmacap”, come lo definiscono le tre esponenti dem “vuole assicurare anche una governance solida dell’azienda e garantire i lavoratori, condividendo con loro l’impegno di questa operazione di rilancio”. Dopo il lavoro di approfondimento fatto dalle commissioni “si avvia concretamente il rilancio della più grande rete di farmacie pubbliche d’Europa, creata per fornire servizi al territorio a vantaggio di tutta la città. Un patrimonio pubblico – concludono Baglio, Tempesta e Converti – che la precedente amministrazione aveva messo in liquidazione con perdite ingenti accumulate negli anni e una situazione finanziaria disastrosa”.

 

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