Contrasto al crimine farmaceutico, come ti erudisco il magistrato, corso di Aifa e Ssm

Contrasto al crimine farmaceutico, come ti erudisco il magistrato, corso di Aifa e Ssm

Roma, 23 maggio – Il crimine farmaceutico, alla luce delle sue enormi implicazioni –  in primo luogo sanitarie, ma anche economiche – è sempre più al centro delle attenzioni dei governi, delle forze dell’ordine internazionali e nazionali, delle autorità regolatorie e – da qualche tempo – anche del sistema mediale, un po’ più attento a fenomeni criminali prima a lungo trascurati come il counterfeiting e il commercio illegale di farmaci.

Con l’obiettivo di aumentare la sensibilità e la consapevolezza sul complesso fenomeno, fornendo anche strumenti per conoscerlo e interpretarlo, l’Aifa  ha opportunamente e meritoriamente organizzato, in collaborazione con la Scuola Superiore della Magistratura, il corso di aggiornamento Crimine farmaceutico: normative e strumenti di contrasto, focalizzato sull’analisi degli aspetti normativi e regolatori del settore farmaceutico e sulla valutazione delle casistiche riguardanti gli illeciti nel settore della produzione e della distribuzione dei medicinali, inclusi i casi di violazione delle disposizioni sulla vendita online e di furto e riciclaggio di farmaci.

Il corso si è tenuto a Roma giovedì scorso, 19 maggio, con la partecipazione di circa 90 magistrati. Gli interventi dei relatori sono stati incentrati sia sugli aspetti regolatori più rilevanti relativi ai medicinali per uso umano, che disciplinano la produzione, l’autorizzazione all’immissione in commercio, la distribuzione e l’importazione da Paesi esteri, sia sulle normative che disciplinano categorie specifiche come i medicinali stupefacenti e psicotropi.

È stato inoltre approfondito l’attuale sistema di tracciabilità del farmaco, che consente, attraverso l’apposizione del bollino a lettura ottica, il monitoraggio delle movimentazioni di ogni singola confezione di medicinale in ogni passaggio all’interno della filiera e che costituisce un utile strumento per le investigazioni.

Le normative specifiche del settore farmaceutico sono inoltre state poste a confronto con quelle che regolamentano altre tipologie di prodotti – quali i dispositivi medici, i cosmetici, gli alimenti e gli integratori alimentari – allo scopo di evidenziarne le peculiarità specifiche e le principali differenze. Attraverso la presentazione di casi reali, sono state condivise e analizzate le più frequenti tipologie di illeciti riconducibili al crimine farmaceutico.

L’evento ha rappresentato inoltre un’importante occasione di confronto sullo stato del processo di ratifica da parte italiana della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla falsificazione dei prodotti farmaceutici (Convenzione Medicrime), della quale è stata auspicata la sollecita ratifica e implementazione – in particolare attraverso l’estensione anche alle persone giuridiche del regime di responsabilità per i reati oggetto della Convenzione – a distanza di oltre 10 anni dalla sua sottoscrizione.

Il mercato illegale dei farmaci, favorito dalla pervasività di internet e dalla difficoltà a contrastare “in tempo reale” l’utilizzo indebito del web, è ormai uno dei business d’elezione della criminalità, che nella vendita di farmaci contraffatti e rubati sembra aver trovato una nuova gallina dalle uova d’oro. Un rapporto Ocse del 2020 (anno di riferimento 2018) calcolava in 4,4 miliardi di dollari l’anno il giro d’affari del traffico illegale di farmaci rubati, dirottati e poi venduti su mercati diversi da quelli a cui erano destinati, registrando anche un tasso di crescita drammatico: secondo i dati del Pharmaceutical security Institute (PsI), organizzazione no-profit internazionale che monitora il settore, tra il 2014 e il 2018 (ultimo anno con dati disponibili), il numero delle intercettazioni di farmaci rubati, dirottati o contraffatti passò da 2117 a oltre 4400. E, per dare un’idea “plastica” del fenomeno, basterà richiamare alla memoria una dato che venne condiviso a livello internazionale dalle forze dell’ordine di diversi Paesi circa 10-12 anni fa: i guadagni ricavati da un euro investito in droga, rispetto a quelli ricavabili da un euro investito nel mercato dei medicinali contraffatti, sono 150 volta maggiori. Ogni euro investito nel mondo della droga porta un ricavo di circa 16 euro. Nel mercato illegale dei farmaci, ogni euro investito nei farmaci “produce” circa 2.500 euro di guadagno.

È estremamente positivo, dunque, che contro il crimine farmaceutico vengano mobilitate tutte le energie, le competenze e le risorse disponibili, e in questo senso è davvero encomiabile – e le va riconosciuto – il ruolo della nostra agenzia regolatoria, la prima a mobilitarsi contro il fenomeno e a comprendere la necessità di contrastarlo a livello internazionale, condividendo le conoscenze per combatterlo con più efficacia e su larga scala, coinvolgendo forze dell’ordine, dogane, ministeri e autorità competenti.

Il corso per i magistrati tenutosi giovedì scorso è appunto l’ultima iniziativa in ordine di tempo nella guerra – ancora molto lontana dall’essere vinta – contro il  crimine farmaceutico, che ingrassa vendendo illegalmente farmaci per incrementare la potenza sessuale,  anabolizzanti per gonfiare la muscolatura, medicinali per la bellezza, come il botox e le miscele “magiche” che fanno dimagrire, e varie altre miracle medicines  (molto spesso presentate come prodotti di origine naturale) capaci di guarire taumaturgicamente ogni patologia. Paradigmatica, nei due anni di emergenza pandemica, l’esplosione dell’offerta di prodotti presentati truffaldinamente come rimedi in grado di curare e guarire Covid, offerta che solo in parte è stato possibile arginare e stroncare.

Del resto, contrastare il mercato illegale sul web è impresa davvero difficilissima, anche se non bisogna lasciare niente di intentato per portarla a termine. Ma bisogna anche muoversi in un’altra direzione, che non a caso è quella che indica da anni uno dei maggiori esperti internazionali della materia, il direttore dell’Ufficio per la qualità dei prodotti e il contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa Domenico Di Giorgio  (nella foto): “Il mercato illegale esiste ed è fiorente perché esiste una forte domanda di farmaci acquistabili senza controlli e senza prescrizione” è la premessa di Di Giorgio. “Quindi si tratta anche di fermare la domanda, oltre che l’offerta. Un obiettivo che non si può raggiungere solo con la repressione: occorre anche spiegare alle persone quali enormi rischi si corrano per la salute. Insomma, si tratta di affrontare in modo adeguato anche un problema culturale”.

E su questo terreno, probabilmente, non è ancora stato fatto tutto quello che invece può e deve essere fatto, coinvolgendo tutti gli attori e le agenzie (dalle scuole fino ai professionisti sanitari della prossimità come i mmg e i farmacisti) che possono portare contributi importanti in direzione dello sviluppo di una più robusta consapevolezza in materia di farmaci e sicurezza, partendo da una verità elementare ma che si tende a dimenticare: è vero che grazie ai farmaci si vive, quando – grazie a un percorso in filiere certificate – sono sicuri, ben prescritti, ben dispensati e bene utilizzati.  Ma non è meno vero che di farmaci, soprattutto quelli di provenienza oscura e non garantita, si può morire, e con estrema facilità.

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