Vaiolo delle scimmie, Palù (Aifa): “Nessuna epidemia e disponiamo già di in farmaco”

Vaiolo delle scimmie, Palù (Aifa): “Nessuna epidemia e disponiamo già di in farmaco”

Roma, 23 maggio – Al momento non non c’è il rischio di una diffusione epidemica del monkeypox, il vaiolo delle scimmie. Ad affermarlo, invitando a sollevare allarmi eccessivi dopo le decine di casi della malattia registrati nel mondo (tre quelli accertati in Italia), è Giorgio Palù (nella foto), presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, già presidente dell’European Society for Virology nonché professore emerito di Microbiologia e Virologia.

Il vaiolo delle scimmie è noto fin dagli anni ’50 del secolo scorso, ma soltanto in queste ultime settimane ha destato l’attenzione della comunità scientifica internazionale, a causa di una sua diffusione anomala.  Palù, in un’intervista al quotidiano il Giornale, ridimensiona però il pericolo: “L’infezione sull’uomo è molto meno grave di quella delle scimmie” ha affermato il virologo, spiegando che la trasmissione del monkeypoxvirus avviene “attraverso lesioni mucocutanee, droplets respiratorie o contatto con fluidi corporei“. Il periodo di incubazione del vaiolo delle scimmie è solitamente di un paio di settimane.

Per quanto riguarda i sintomi, Palù ha parlato di “rialzo febbrile e sintomi simili influenzali dovuto al passaggio del virus dalle mucose ai linfonodi. Poi compare l’eruzione prima vescicolare (piccole vescicole), poi macule (lesioni piatte), papule (lesioni in rilievo) e croste“. Rare invece per l’uomo le complicazioni polmonari e sistemiche. Per quanto riguarda la protezione per chi fino al 1981 è stato vaccinato per il vaiolo, il virologo non si è sbilanciato:si. “Ha una protezione molto lunga negli anni, anche contro il monkeypoxvirus, come dimostrato dai soggetti africani vaccinati. Non possiamo però dire con certezza, nel caso di specie, quanto possa durare questa protezione perché sono passati 40 anni dalla sospensione della vaccinazione antivaiolosa“. Per Palù “in linea teorica si tratta di una protezione che può durare per tutto il corso della vita“.

Palù conferma che non esistono vaccini ad hoc per il vaiolo delle scimmie, ma è disponibile un farmaco, Tecovirimat, approvato dall’Ema: “Ha una protezione molto efficace e funzione impedendo l’ultima fase della replicazione del virus, ovvero l’uscita dalla cellula” spiega il presidente di Aifa nell’intervista a il Giornale, facendo  una distinzione tra le due varianti presenti del monkeypox, la prima dell’Africa occidentale con una mortalità inferiore all’1%, l’altra dell’Africa centrale dal 5 al 10%.

A differenza di quanto accaduto col Covid, la possibilità che il vaiolo delle scimmie diventi pandemico sono basse per il virologo: “Può anche occasionalmente trasmettersi da uomo a uomo ma anche per la trasmissione da uomo ad uomo c’è sempre bisogno di un contatto molto stretto” spiega l’esperto. “Quindi non c’è il rischio di una diffusione epidemica e tanto meno pandemica“.

Le misure che è fondamentale adottare sono l’isolamento dei casi sospetti e la messa a punto di sistemi diagnostici adeguati, prassi e protocolli che peraltro i sistemi sanitari di tutto il mondo dovranno sempre più sviluppare, in vista del possibile arrivo di nuovi virus con potenziale zoonotico, anche a causa delle profonde alterazioni  del pianeta e di molte sue nicchie ecologiche: “Pensiamo solo alla deforestazione e agli allevamenti massivi di animali di specie diversa” sottolinea al riguardo Palù, ricordando anche che la diffusione di eventuali nuovi virus sarà inevitabilmente favorita dal fenomeno della globalizzazione e della crescita esponenziale di viaggi e contatti tra gli abitanti della Terra.

Nel nostro Paese, in ogni caso, il ministero della Salute ha subito allertato le Regioni e messo in piedi un sistema di monitoraggio dei casi. Un primo caso è stato identificato il 19 maggio presso l’Istituto nazionale delle Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che poi ha confermato altri due casi sospetti, già ricoverati nella struttura. “Il virus si trasmette per contatto diretto o molto stretto però, poi, i focolai tendono molto spesso ad autolimitarsi” ha chiarito Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute in un video pubblicato sul sito del dicastero.

Intanto, informa l’Oms, salgono a 92 i casi confermati di monkeypoxvirus nei 12 stati membri dove la malattia non è endemica. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha registrato anche 28 casi sospetti. I Paesi dove in cui l’Oms ha riscontrato la presenza del vaiolo delle scimmie sono Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Per i casi segnalati finora non sono stati stabiliti collegamenti di viaggio con le aree dove la malattia è endemica.

“Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, i casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini” scrive l’Oms che sottolinea come la situazione sia in evoluzione, prevedendo che “ci saranno più casi di vaiolo delle scimmie identificati man mano che la sorveglianza si espande nei paesi non endemici”.

Le azioni immediate, spiega ancora l’Oms in una nota, “si concentrano sull’informazione di coloro che potrebbero essere più a rischio di infezione con informazioni accurate, al fine di fermare un’ulteriore diffusione. Le attuali prove disponibili suggeriscono che coloro che sono più a rischio sono coloro che hanno avuto uno stretto contatto fisico con qualcuno con il vaiolo delle scimmie, mentre sono sintomatici”.

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