Carenze di personale, ora si cercano farmacisti italian speaking all’estero

Carenze di personale, ora si cercano farmacisti italian speaking all’estero

Roma, 24 maggio – Rimandiamo volentieri a un articolo pubblicato ieri da PharmacyScanner, web magazine che ha il suo focus nelle tendenze di mercato, le evoluzioni del consumo e i cambiamenti in atto nella filiera della farmacia, dedicato a un problema che sta acquistando dimensioni sempre più preoccupanti: la carenza di laureati in farmacia, che rende sempre più difficile per molti esercizi di disporre di organici adeguati alle necessità di presidi di salute che hanno visto crescere esponenzialmente le richieste di prestazioni e servizi da parte dei cittadini.

PharmacyScanner racconta appunto di come la ricerca di personale laureato abbia ormai varcato i confini nazionali e si rivolga all’estero, soprattutto in quei Paesi – come l’Albania – dove esiste una diffusa conoscenza della nostra lingua (potenza della televisione!…) e dove dunque esiste la possibilità di reclutare farmacisti assolutamente in grado di lavorare in Italia, soprattutto se laureati in università che hanno da tempo avviato rapporti di partenariato con gli atenei italiani. È il caso, ad esempio, dell’Università Cattolica di Tirana, che propone un Corso di laurea magistrale in farmacia a ciclo unico in collaborazione con l’università degli Studi di Bari, con la possibilità per gli studenti di svolgere un tirocinio professionale di sei mesi ripartito tra Albania e Italia  (in una farmacia aperta al pubblico). La laurea finale viene rilasciata congiuntamente dalle due università e il neo-dottore può svolgere la professione di farmacista non solo in Albania ma anche in Italia e tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.

Sono queste le realtà alle quali guardano con estremo interesse società di recruitmet come Lavorare in Farmacia, partecipata al 71% da Cef, uno dei colossi della distribuzione italiana. Che, ancora una volta, ci ha visto lungo: la srl Lavorare in Farmacia è infatti il braccio operativo della storica cooperativa bresciana nella ricerca di personale per le sue farmacie, siano esse socie o della rete Cef–La Farmacia Italiana, pur non disdegnando di lavorare anche per altri clienti come Boots e Farmacie Italiane.

Per il racconto di come gli operatori della filiera cerchino di far fronte alla carenza di personale rinviamo direttamente all’articolo di PharmacyScanner: non manca, ad esempio, chi come Boots, ha deciso di avviare collaborazioni con alcune università – l’ultima Cosenza – per presentare ai laureandi le opportunità e le condizioni riservate a chi lavora nelle farmacie del gruppo (i risultati, però, non sembrerebbero essere molto confortanti: i candidati arrivano con il contagocce). E c’è chi (Conad, principale player italiano della Gdo) ha in cantiere la realizzazione di un’Academy per la formazione dei suoi farmacisti, così da accrescerne motivazione e interesse. In attesa della messa a terra del progetto, però, anche un colosso come Conad deve fare i conti con la rarefazione del personale:  il gruppo ha infatti  rinviato l’apertura di dieci nuove parafarmacie nelle sue grandi superfici, proprio per l’impossibilità ad assumere la ventina di farmacisti necessari.

PharmacyScanner registra anche fattispecie più “strane”, che – a un primo sguardo – sembrerebbero tali da meritare l’attenzione degli Ordini per verificarne la liceità: sarebbero infatti in crescita  i casi di farmacie indipendenti che arrivano ad assumere anche i laureandi, ai quali – scrive il web magazine – verrebbe poi cambiato il contratto una volta terminati gli studi.

 

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