Monkeypox, già una decina di casi in Italia, circolare del ministero spiega come gestirli

Monkeypox, già una decina di casi in Italia, circolare del ministero spiega come gestirli

Roma, 27 maggio – Continuano a crescere i casi di vaiolo delle scimmie, sia nel mondo che in Italia, dove i casi registrati  sono ormai una decina tra Lazio, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna. Per quanto la situazione sia  “decisamente sotto controllo”, come ha tenuto ad assicurare  il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, il ministero ha provveduto a diramare  una circolare per dare indicazioni operative per far fronte alla segnalazione di eventuali altri casi, di tracciamento dei contatti e della gestione dei casi di monkeypox.

Per quanto concerne le indicazioni su come trattare i casi di vaiolo delle scimmie, la circolare spiega che  “la vaccinazione post-esposizione (idealmente entro 4 giorni dall’esposizione) può essere presa in considerazione per contatti a rischio più elevato come gli operatori sanitari, compreso il personale di laboratorio, previa attenta valutazione dei rischi e dei benefici”..

“L’adozione di contromisure di tipo medico farmacologico, inclusi specifici antivirali” si legge ancora nel documento “può essere presa in considerazione nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che possono essere a rischio di scarsi risultati, come le persone immunodepresse”. Inoltre “in specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie”.

La circolare del dicastero spiega quindi che ancora si conosce poco sull’idoneità delle specie animali europee peri-domestiche (mammiferi) a fungere da ospite per il virus del vaiolo delle scimmie. Tuttavia si sospetta che i roditori, e in particolare le specie della famiglia degli Sciuridae (scoiattoli), siano ospiti idonei, più dell’uomo, e “la trasmissione dall’uomo agli animali (da compagnia) è quindi teoricamente possibile”.

“Un tale evento di spill-over potrebbe in ultima analisi portare il virus a stabilirsi nella fauna selvatica europea e la malattia a diventare una zoonosi endemica”, è il monito contenuto nel documento, in linea con l’avvertimento lanciato nei giorni scorsi anche dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ecdc.

La probabilità di trasmissione dell’infezione da monkeypox  “agli operatori sanitari che indossino dispositivi di protezione individuale appropriati (camice monouso, guanti monouso, copriscarpe o stivali monouso, protezione respiratoria tipo Ffp2 e protezione degli occhi con occhiali o visiera) è molto bassa e la malattia ha un impatto stimato basso, il che porta a un rischio complessivo basso”, precisato comunque la circolare. “La trasmissione agli operatori sanitari esposti a pazienti affetti da Mpx è possibile – è la premessa – dato il rischio di trasmissione di altri orthopoxvirus, come il vaiolo. In ambito sanitario, la prevenzione della trasmissione si basa su adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Si ritiene che l’Mpx si trasmetta principalmente attraverso droplet e il contatto diretto con i fluidi corporei o il materiale delle lesioni”. Quindi “il rischio per gli operatori sanitari che hanno contatti ravvicinati non protetti con casi di Mpx (ad esempio contatto con lesioni aperte senza guanti, intubazione o altre procedure mediche invasive) è valutato come moderato, equivalente a quello di un contatto ravvicinato”.

“L’esposizione professionale e l’infezione da orthopoxvirus sono state occasionalmente segnalate tra il personale di laboratorio che maneggiava campioni contenenti il virus” continua sul punto la circolare. “Il rischio di esposizione professionale è stimato basso per il personale di laboratorio formato che segue procedure di biosicurezza adeguate”. Mentre “l’esposizione professionale non protetta in laboratorio, che comporta in particolare lo spandimento di materiale o l’aerosolizzazione con esposizione delle mucose, comporta un’alta probabilità di infezione e un rischio moderato di malattia (a causa della modalità di esposizione diretta alle mucose), pertanto il rischio per il personale di laboratorio esposto è valutato come elevato”.

I poxvirus come il vaiolo delle scimmie “mostrano una straordinaria resistenza all’essiccazione e una maggiore tolleranza alla temperatura e al pH rispetto ad altri virus capsulati” spiega ancora il ministero. “Queste caratteristiche hanno un forte impatto sulla loro persistenza ambientale: i materiali provenienti da pazienti infetti (ad esempio le croste cutanee)”, oppure oggetti contaminati come “ad esempio le lenzuola, rimangono infettivi per lungo tempo”. Fra le raccomandazioni della circolare ci sono anche consigli sulla pulizia e la disinfezione di stanze, superfici e indumenti entrati in contatto con una persona infetta. Operazioni che richiedono alcune cautele.Per esempio, la pulizia della stanza in cui ha soggiornato un caso di vaiolo delle scimmie, “deve essere effettuata senza sollevare molta polvere o provocare la formazione di aerosol con normali prodotti per la pulizia, seguiti da una disinfezione con ipoclorito di sodio allo 0,1% (diluizione 1:50, se si usa candeggina domestica, di solito a una concentrazione iniziale del 5%). Occorre prestare particolare attenzione alle superfici e ai servizi igienici toccati di frequente. Gli indumenti e la biancheria contaminati devono essere raccolti e lavati a cicli di 60°C”, elenca il documento.

Nonostante le caratteristiche citate nella circolare, “i poxvirus sono sensibili ai comuni disinfettanti”, sebbene possano esserlo “meno ai disinfettanti organici rispetto ad altri virus capsulati, a causa del ridotto contenuto di lipidi dell’involucro”. Un’altra raccomandazione è quella di utilizzare “attrezzature monouso per la pulizia (panno, spugna, eccetera)”, e se non sono disponibili “devono essere poste in una soluzione disinfettante efficace contro i virus o in ipoclorito di sodio allo 0,1%. Se non è disponibile nessuna delle due soluzioni, il materiale deve essere eliminato”. Per quanto riguarda invece “garze o altro materiale imbevuto di liquido di lesione o contenente croste provenienti dal caso” di vaiolo delle scimmie, “devono essere preferibilmente gestiti in una struttura sanitaria come rifiuti speciali”.

 

 

Ministero Salute – Aggiornamento su situazione epidemiologica e indicazioni per segnalazione, tracciamento dei contatti e gestione dei casi di vaiolo delle scimmie

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