Survey Conasfa, uno strumento per capire (anche) le ragioni della carenza di farmacisti

Survey Conasfa, uno strumento per capire (anche) le ragioni della carenza di farmacisti

Roma, 20 giugno – Raccogliere dati sul “benessere organizzativo” percepito dal farmacista, in modo da poter condurre un’analisi oggettiva, non soggettiva o basata su sensazioni, su aspetti fondamentali inerenti la professione del farmacista di comunità. Questo, in sintesi, il “razionale” della survey lanciata da Conasfa nei giorni scorsi (RIFday ne ha già riferito venerdì scorso)
per “fare emergere le idee, le speranze e le necessità dei farmacisti non titolari”, in un momento particolare nella storia della professione, impegnata in un vero e proprio passaggio di fase, e  nel pieno di una congiuntura che sta ormai diventando allarme: assumere farmacisti sta diventando estremamente problematico, in Italia come un po’ in tutto il resto d’Europa.
“In Italia del problema se ne è parlato e se ne continua a parlare” scrive l’Associazione nazionale professionale dei farmacisti non titolari in una nota diffusa alla stampa. “Si sono sviscerate le possibili cause del fenomeno, compreso il malcontento della categoria dei collaboratori. Un vissuto non meritocratico? La percezione di una mancanza di riconoscimenti concreti? E ancora stipendi non adeguati alle nuove mansioni? La pandemia ha oltretutto evidenziato come il farmacista non sia solo più il professionista del farmaco ma il vero e proprio consulente del benessere a 360 gradi, in grado di erogare un’assistenza molto più ampia e specializzata rispetto al passato. Prezioso per l’utenza. Prezioso per l’azienda”.
Per Conasfa, più che dilungarsi su “questioni già affrontate”, è arrivato il momento di “evidenziare le sensazioni, le aspettative, il vissuto del farmacista per avere elementi su cui lavorare per una soluzione proficua della situazione. Perché se è vero che i farmacisti sono la farmacia, è altrettanto vero che proseguendo su questa linea la farmacia territoriale sarà prima o poi destinata a scomparire. Aggiungiamo un altro vertice di osservazione per avere sempre più elementi da poter considerare per la ricerca della migliore soluzione”.

Da qui la decisione, come si legge nel comunicato, di “scendere tra la folla” dei farmacisti: la survey appena lanciata è appunto un modo concreto e diretto di “ascoltare i colleghi” per raccogliere  “dati sul benessere organizzativo percepito dal farmacista, in modo da poter condurre un’analisi oggettiva, non soggettiva o basata su sensazioni, su aspetti fondamentali inerenti la professione del farmacista di comunità. Ci siamo rivolti a chi è al banco già da anni, ai giovani farmacisti freschi di laurea e di lavoro, a chi è in cerca di occupazione. Varie domande per estrapolare le aspettative legate alla professione. Per sapere come pensano potrebbe migliorare la qualità della vita lavorativa e, di conseguenza, la qualità delle prestazioni. In base a quali criteri orientano le loro scelte professionali, e molto altro”.

Conasfa informa che già sono pervenuti molti questionari, ma ribadisce l’invito a “tutti i colleghi interessati a partecipare a questa survey a compilare il questionario raggiungibile a questo link entro il 31 agosto”.
“Questa indagine si propone di fare emergere le idee, le speranze e le necessità dei farmacisti non titolari” spiega la sigla presieduta da Angela Noferi. Non sappiamo se il primo bisogno sarà la serenità dell’ambiente di lavoro prediligendo la tranquillità e un clima più ‘familiare’, un lavoro meno frenetico che punti alla qualità, oppure valori come carriera, inquadramento economico e benefit e ancora, la libertà e il ‘rischio’ della libera professione. Il nostro obbiettivo è però scoprirlo insieme e poi insieme, come nelle corde di Conasfa” conclude il comunicato  “proporre collaborazione, dialogo, confronto e ascolto. Con le associazioni e le sigle di settore. Con tutti i colleghi. Per arginare un fenomeno, la fuga dal settore, su cui tutti si interrogano ma per cui servono tempestive risposte”.

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