Covid, numeri deludenti per gli antivirali, non “spacca” neppure Paxlovid in Dpc

Covid, numeri deludenti per gli antivirali, non “spacca” neppure Paxlovid in Dpc

Roma, 23 giugno –  Si pensava potessero essere un’arma decisiva nel trattamento di pazienti Covid 19 a rischio di progressione verso forme severe di malattia. Ma, in realtà, il ricorso agli antivirali orali contro la malattia da Sars CoV 2 sembra segnare il passo. Anche Paxlovid, l’antivirale Pfizer  a base di nirmatrelvir e ritonavir che, se usato entro cinque giorni dalla comparsa dei primi sintomi, è in grado di evitare otto ricoveri su dieci ed è l’unico a essere ammesso anche alla dispensazione in Dpc in farmacia (grazie al protocollo d’intesa siglato ad aprile tra ministero della Salute e Aifa e sigle della farmacia e della distribuzione dall’altra), stenta non poco a decollare. E l’allargamento della distribuzione alle farmacie territoriali, così come l’estensione della prescrizione ai Mmg, non sembra aver prodotto fin qui esiti  particolarmente significativi: su un un totale di quasi 18 mila trattamenti antivirali prescritti (17.839), quelli ritirati direttamente dai pazienti in farmacia grazie alla distribuzione per conto sono stati soltanto 2.210.come emerge dal 12° Rapporto sul monitoraggio degli antivirali per il Covid-19 di Aifa, aggiornato al 7 giugno scorso.

Più sostenuti i numeri di  Lagevrio (molnupiravir, Merck, MSD Italia), ugualmente  indicato nei pazienti non gravi ma con condizioni tali da esporli a un rischio di progressione verso forme gravi di infezione: lo hanno assunto 29.535 malati, che – sommati a quelli che hanno ricevuto Paxlovid – portano a 47.374 il totale dei malati Covid trattati con i due antivirali.

L’ultima rilevazione resa nota da Aifa, a ogni buon conto, evidenzia un decremento nelle prescrizioni di entrambi i farmaci: rispetto ai sette giorni precedenti,  Paxlovid registra un calo del – 8,5%, mentre Lagevrio scende addirittura  del 16,3%: forse parlare di flop è eccessivo, ma certamente i farmaci antivirali fin qui non hanno davvero mantenuto la promessa di costituire una formidabile arma anti Covid (tanto da indurre il nostro Paese a opzionare  per l’anno in corso 600mila trattamenti: se perdurasse il trend attuale,  non sapremmo davvero cosa farcene).

A livello territoriale, le Regioni che fino al 7 giugno  hanno registrato il maggior numero di pazienti trattati con molnupiravir in termini assoluti sono stati il Lazio (4.246), la Puglia (3.077) e la Toscana (2.421). Per quanto riguarda invece  Paxlovid, in testa alla classifica c’è il Veneto (2.239), seguito dalla Toscana (2.234) e dal Lazio (2.080).

Sono stati infine 10.815 (+8,6% rispetto all’ultimo monitoraggio) i pazienti non ospedalizzati per i quali è stato avviato un trattamento precoce con remdesivir (Veklury) e 92.760 i trattamenti erogati in favore di pazienti ricoverati in ospedale (+0,97%) con necessità di ossigenoterapia.

 

Report n. 12 – dati settimanali 1-7 giugno 2022 (Veklury) e 2-8 giugno 2022 (Lagevrio, Paxlovid)

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