Assemblea Farmindustria, Saccani: “Imprese del farmaco generano benefici per Ssn”

Assemblea Farmindustria, Saccani: “Imprese del farmaco generano benefici per Ssn”

Roma, 8 luglio – A volerne distillare  il senso in una sola parola, bisognerebbe utilizzarne una piuttosto impegnativa, speranza, che come abbiamo imparato ai tempi del catechismo, è una delle tre vRisultato immagine per marcello saccani farmindustriairtù teologali, insieme alla fede e alla carità. Il primo intervento pubblico di Marcello Saccani (nella foto), nuovo presidente di Farmindustria, ha infatti avuto il suo fil rouge in un sentimento di fattiva fiducia per quello che verrà, a condizione che – ovviamente – vengano messe a frutto le lezioni arrivate negli ultimi anni (a partire da quelle durissime impartite da Covid, che è stato in ogni caso un potentissimo driver di cambiamento) e che si lavori con impegno, consapevolezza e visioni condivise.

Per Saccani, del resto, non si può  che nutrire speranza, dopo due anni di pandemia che si sono rovesciati come uno tsunami sul  pharma italiano (ovvero una “macchina” del valore di 34 miliardi di euro di produzione) senza  però travolgerlo e, anzi, finendo per “costringere” le aziende a maturare nuove consapevolezze, elaborare nuove strategie, porsi nuovi obiettivi e guardare a nuovi orizzonti, quasi inverando l’assunto nicciano secondo il quale quel che non uccide fortifica. E, in effetti, pur incassando colpi devastanti, le imprese farmaceutiche che operano in Italia sono ancora saldamente in piedi, più convinte di prima di operare in un mondo dove il loro core business (che è in definitiva la salute, con i suoi annessi e connessi, dall’innovazione alla prevenzione) ha acquistato una centralità se possibile ancora più ampia e importante.

Il nuovo presidente di Farmindustria, nella sua relazione all’Assemblea pubblica tenutasi a Roma all’Auditorium della Conciliazione, a poche decine di metri dal colonnato berniniano di Piazza San Pietro, ha provato (da uomo d’azienda qual è) a raccontare questi concetti anche  facendo ricorso ai numeri. E i numeri parlano di crescita. “Grazie alla nostra industria generiamo benefici diretti e indiretti: un euro investito direttamente in studi clinici genera tre euro di valore per l’Ssn, un euro investito in prevenzione vaccinale genera da 16 a 44 euro di beneficio; un giorno di ospedalizzazione evitata dall’uso appropriato dei farmaci vale circa 1.000 euro” ha affermato Cattani. “Per quanto riguarda i rapporti di filiera, a ogni addetto nelle nostre aziende ne corrisponde un altro nei nostri fornitori e altri due considerando tutto l’indotto. Per l’Italia le imprese del farmaco sono quindi un patrimonio, un generatore di valore su cui investire per attrarre risorse umane altamente qualificate”.

E proprio sulle risorse umane, definite “il fiore all’occhiello dell’industria farmaceutica nel Paese”,  Saccani si è voluto soffermare, sottolineando come l’occupazione negli ultimi cinque anni sia cresciuta in totale del 9%, con un picco del +13% sia dei giovani under 35 sia delle donne.  Gli addetti totali delle aziende del farmaco operanti in Italia sono 67mila (di cui 6.770 impiegati nella ricerca e sviluppo),  la parità di genere non è una formula ma una realtà (il numero delle donne supera il 42% del totale, contro il 29%  dell’industria manifatturiera e raggiunge il 40% anche tra i dirigenti e quadri). Ma “il fiore all’occhiello” ha anche altri petali: i laureati e diplomati rappresentano il 90% degli occupati (contro il 63% della media dell’industria) e le porte delle aziende del farmaco sono aperte ai giovani under 35, che sono aumentati dell’11%, costituiscono l’81% dei nuovi assunti (per l’80% a tempo indeterminato). 

Numeri confortanti arrivano anche sul fronte degli investimenti, dove nel 2021è stata registrata una crescita pari a 3,1 miliardi di euro, 1,7 in R&S e 1,4 in produzione. In particolare, nella R&S l’aumento negli ultimi cinque anni è stato quasi del 15%. La produzione ha fatto segnare un aumento dell’8%, nei primi quattro mesi dell’anno integralmente grazie alla crescita dell’export (+32%). In sostanza, l’Italia del farmaco, anche se con un rallentamento della crescita tra il 2019 e il 2021, si conferma nel 2021 ai vertici per produzione in Ue, con 34,4 miliardi di euro, insieme a Germania e Francia, grazie a un export che ne ha determinato oltre l’85% negli ultimi 5 anni.

Numeri importanti, raggiunti nonostante Covid ma anche grazie alla risposta che è stata data a Covid, e che ha visto l’industria protagonista: in 12 mesi, il pharma è risuscito  a rispondere a una malattia sconosciuta con 13 miliardi di dosi di vaccino prodotte nel mondo – con più di 200 collaborazioni tra aziende e centri di ricerca pubblici – e farmaci efficaci nel bloccare la malattia. “Oggi due terzi della popolazione mondiale ha avuto almeno una dose” ha ricordato Saccani. “E in Italia ha consentito di procedere con un’ottima campagna vaccinale, rafforzando così il nostro ruolo di hub di ricerca e produzione per vaccini e terapie contro il Covid-19”.

Comprensibile, dunque, almeno alla luce di questi elementi, che Saccani abbia individuato nella “speranza” il filo conduttore della sua relazione. Coltivare la speranza, però, non è attività che si possa fare inseguendo le nuvole, ma pretende dedizione, impegno e concretezza e piedi ben saldi sulla terra. Per questo Saccani non ha mancato di ricordare e sottolineare che  l’industria, per virtuosa, innovativa e vincente che sia, resta sempre e comunque un’impresa e, come tale, è fatta di costi e ricavi.  Che diventa difficile far quadrare in situazioni di grave crisi quale l’attuale, dopo che prima la pandemia prima, poi il conflitto russo-ucraino poi e da ultimo le conseguenze economico-politiche seguite a quest’ultimo hanno finito per generare un’ondata inflattiva senza precedenti, in particolare a causa dell’aumento esponenziale dei costi energetici.  Che Cattani – speranzoso ma realista – ha voluto ricordare e sottolineare: per il settore farmaceutico “i costi di energia e logistica hanno avuto un incremento del 350% tra gennaio 2021 e marzo 2022″ ha ricordato il neo-presidente di Farmindustria. “Così come, nell’ordine del 25%, lo hanno avuto nello stesso periodo li costi di principi attivi, eccipienti, filtri e ghiere, prodotti della carta, della plastica e del vetro, macchinari, guanti e camici”. E si tratta, ha detto chiaramente SaccanAumenti di costo che “le imprese non possono trasferire, nemmeno in parte, sui prezzi, che sono amministrati. Questo determina difficoltà rilevanti alle aziende anche perché l’incidenza degli aumenti è molto superiore in Italia rispetto a Francia e Germania. Un gap che ci penalizza in un contesto di competizione globale sempre più affollata di Paesi europei ed extraeuropei”.

Trta gli spettatori (e ascoltatori) interessati della prima di Saccani nel suo nuovo ruolo di leader delle aziende del farmaco italiane, i ministri Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Roberto Speranza (salute) e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Per Giorgetti, “tutto il governo è pienamente consapevole del ruolo dell’industria farmaceutica in Italia e, più in generale in Europa. Un’industria che ha un ruolo fondamentale nell’economia italiana, non solo come settore industriale, ma più in generale come elemento di sicurezza nazionale in termine di salute dei cittadini”. E, fin qui, siamo al riconoscimento di prammatica. Più interessante l’affermazione che, in qualche modo, ha voluto rispondere alle reiterate e fin qui inascoltate richieste dell’industria di una profonda riforma della governance farmaceutica, rispetto alle quale Giorgetti si è lasciato andare a un’apertura, sotto forma di proposta di apertura di una riflessione globale tra le istituzioni e le imprese in Italia “per definire una revisione del sistema di regolamentazione e di finanziamento della domanda pubblica di prodotti farmaceutici e delle norme per la loro commercializzazione e la fissazione dei prezzi, al fine di rendere compatibili tra loro l’attrazione di investimenti con la sostenibilità del sistema sanitario nazionale”.

Una frase gravida di possibili declinazioni e significati  (di fortissimo e diretto interesse per l’intera filiera del farmaco, a partire dalle farmacie, che sulle norme per la commercializzazione e distribuzione dei farmaci hanno molte cose da dire e da chiedere), ma che  – come spesso accade nel criptico linguaggio della politica – può voler dire tutto e niente. Non resta che aspettarla, dunque, la “riflessione” proposta da Giorgetti, sempre che da qui alla fine delle legislatura ci sia davvero la volontà e il tempo di farla.  Solo quando verrà avviata e compreso chi siederà ai tavoli della rfilessione si potrà infatti capire quale sia la reale volontà di mettere finalmente mano a un sistema di regole, che – in ogni caso – sarà davvero molto complicato riuscire a cambiare senza scontentare (eufemismo) qualcuno.

Print Friendly, PDF & Email