Elezioni Federfarma 2017, epilogo in tribunale, Racca imputata di diffamazione

Elezioni Federfarma 2017, epilogo in tribunale, Racca imputata di diffamazione

Roma, 19 luglio – Comunque la si voglia leggere, non è una storia edificante,  quella che ha avuto luogo durante le consultazioni sindacali per l’elezione dei vertici nazionali di Federfarma del 2017, quando la cordata capeggiata da Marco Cossolo (nella foto a sinistra) sconfisse il gruppo dirigente uscente del sindacato, guidato da Annarosa Racca (nella foto a destra).

Un articolo del quotidiano La Stampa pubblicato domenica 17 luglio ricostruisce i contorni di una vicenda che, purtroppo, conoscerà il suo epilogo in tribunale, infliggendo in ogni caso (quale che sia il suo esito) un vulnus all’immagine dell’intera categoria dei titolari di farmacia privata.

A distanza di cinque anni dalla denuncia presentata all’epoca da Cossolo, bersaglio su Facebook di una serie di accuse false manifestamente finalizzate a screditarlo agli occhi della comunità professionale di appartenenza, la Procura di Torino ha infatti citato in giudizio la già ricordata Racca, con le accuse di sostituzione di persona e di diffamazione, in concorso con gli allora segretario nazionale Alfonso Misasi e presidente del Sunifar Alfredo Orlandi e altri quattro collaboratori a vario titolo e grado che avrebbero materialmente posto in essere la presunta azione criminosa. Si tratta di Marco Fanini, addetto stampa di Racca, Camilla Morabito, titolare di una società di comunicazione e pubbliche relazioni romana che all’epoca collaborava con Federfarma, di suo figlio Alessandro Galleni e di un loro collaboratore esperto del settore dei new media, Alessandro Selvitella.

Secondo l’ipotesi accusatoria definita al termine di una lunga inchiesta coordinata dal pm Gianfranco Colace, che evidentemente ritiene di aver raccolto elementi sufficienti per rinviare a giudizio gli accusati, essi avrebbero dato vita a un profilo Facebook  dal quale la fantomatica Michela Franceschetti, sedicente farmacista molto ben informata (ma in realtà inesistente), produceva e diffondeva informazioni palesemente finalizzate a danneggiare l’immagine di Cossolo. Una sorta di piccola ma efficiente e molto attiva “macchina del fango” il cui unico scopo – secondo quanto appurato dagli inquirenti, risaliti all’identità di chi aveva registrato il falso account – serviva solo a screditare l’antagonista della Racca.

Nel corso dell’inchiesta, secondo quanto riferisce La Stampa, sono state effettuate perquisizioni e sequestrati personal computer e altri  dispositivi, dai quali sarebbero emersi mail, messaggi e materiali compromettenti che avrebbero consentito di ricostruire i meccanismi di funzionamento della “macchina del fango”, nella quale – in posizioni e con responsabilità diverse – sarebbero coinvolti tutti gli indagati, chi nelle vesti di “ispiratori” delle fake news volte a colpire Cossolo, chi nelle vesti di esecutori materiali e della diffusione dei post a contenuto diffamatorio.

Come già detto, nel prossimo autunno la vicenda finirà, inevitabilmente e tristemente, nelle aule di un tribunale. Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia e consigliere in quota Lega al Comune di Milano, senza dubbio la figura di maggior spessore e prestigio tra gli accusati, interrogata in Procura a chiusura delle indagini, avrebbe negato di essere a conoscenza dell’esistenza di una presunta “macchina del fango”, e di non avere in ogni caso mai chiesto di crearla. “Non sapevo di quel profilo falso, non sono in grado di gestire i social media, fanno tutto i miei collaboratori” avrebbe detto Racca agli inquirenti, secondo quanto riporta La Stampa, chiamandosi così fuori da responsabilità dirette nella vicenda.

Saranno i giudici, sulla scorta delle prove raccolte dagli inquirenti e del loro vaglio in sede processuale, a stabilire la verità dei fatti. Che, qual che sia, sarà comunque una triste verità.

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