Ccnl farmacie private, assistenza integrativa, Sinasfa: ‘È bene dire che ce la paghiamo noi’

Ccnl farmacie private, assistenza integrativa, Sinasfa: ‘È bene dire che ce la paghiamo noi’

Visualizza immagine di origineRoma, 22 luglio – Sinasfa, il Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari presieduto da Franco Imperadrice (nella foto), non ha mancato di commentare l’accordo che ha istituito l’assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti delle farmacie private non in prova, assunti a tempo indeterminato con contratto a tempo pieno e a tempo parziale, ricordandone in primo luogo la genesi: l’assistenza integrativa è finanziata tramite un contributo pari a 13 euro mensili per dodici mensilità, non computabile nel Tfr, posto a carico del datore di lavoro a decorrere dal 1° novembre 2021. Con un accordo approvato dall’Assemblea nazionale di Federfarma lo scorso 6 luglio, lo stesso sindacato dei titolari di farmacia e le sigle confederali dei lavoratori hanno poi individuato le modalità di erogazione di versamento dei contributi e di erogazione dell’assistenza sanitaria integrativa, concordando appunto di costituire un fondo di assistenza integrativa per i dipendenti di farmacia privata e di garantire l’erogazione delle relative prestazioni assistenziali tramite Unisalute e il Fondo “Reciproca Sms”

Le prestazioni sanitarie saranno gestite da UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria e potranno essere richieste in modalità rimborso, laddove previsto dalle specifiche garanzie, dal 1° novembre 2021 e in modalità diretta (nelle strutture sanitarie convenzionate con la compagnia) non oltre il decimo giorno lavorativo successivo alla comunicazione delle anagrafiche delle aziende e dei dipendenti e dalla conseguente effettuazione del pagamento.

Sinasfa spiega che l’iscrizione all’ente costituisce adempimento da parte della farmacia degli obblighi previsti dal Ccnl in materia di assistenza sanitaria integrativa, vale a dire che l’eventuale adesione da parte della farmacia a soggetti diversi da quelli individuati a livello nazionale esporrebbe la farmacia alle conseguenze previste dal contratto di lavoro nazionale in caso di inadempimento (erogazione al lavoratore di un Edr di euro 25 lordi per 14 mensilità, oltre il risarcimento di eventuali danni).

L’iscrizione presso l’ente di assistenza sanitaria integrativa individuato dalle parti datoriale e sindacale che stipulano il Ccnl, costituisce adempimento del contratto stesso, così come unicamente a fronte di essa il contributo versato dal datore di lavoro non è computabile nel Tfr, e soprattutto (evidenzia e sottolinea Imperadrice) “è sostitutivo di un equivalente aumento salariale contrattuale ed è considerato parte del trattamento economico complessivo previsto dal Ccnl”.

In altre parole, come tiene molto a chiarire il presidente di Sinasfa, ai farmacisti dipendenti deve essere ben chiaro che “i 13 euro versati al fondo dal titolare, sono sostitutivi di un equivalente aumento salariale e sono da considerarsi parte del trattamento economico  che abbiamo ricevuto nell’ultimo accordo. In pratica i tredici euro che vengono versati nel fondo sono parte dell’aumento di salario concordato, non erogato a noi in busta paga ma versato in questo fondo scelto dai sindacati al tavolo ma che comunque” conclude Imperadrice “ci paghiamo noi”.

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